Oltre la maledizione di Pssica: i meccanismi psicologici della serie Netflix

Nella serie ambientata in Amazzonia, il trauma non è una conseguenza passeggera: diventa il copione già scritto che modella ogni vita.
uomo con passamontagna su barca nel fiume per pssica serie netflix
PSSICA – LeBisbetiche.com (Credits: Pexels)

C’è una parola sconosciuta che mi ha svelato un’Amazzonia inedita: pssica. Che indica, contemporaneamente, una maledizione e un’ossessione.

Nella mini serie Netflix Pssica – I fiumi del destino, questo termine ritorna di continuo. Risalta come voce di sottofondo che marca il corso degli eventi.

Siamo abituati a pensare all’Amazzonia come a un paradiso naturale incontaminato, per questo non ero preparata a ciò che ho visto. Nella serie, il trauma non è una conseguenza passeggera: diventa il copione già scritto che modella ogni vita.

Cos’è la Pssica e come prende forma nella serie Netflix

Quello che ho visto non ha nulla a che fare con l’avventura. L’Amazzonia di Pssica è dominata dai “ratti del fiume”, pirati moderni su moto d’acqua che si muovono con una ferocia che sembra normale, padroni di un fiume che non è di nessuno.

La storia di Janalice, una giovanissima adolescente, è un manuale di come si possa annientare una persona togliendole ogni punto di riferimento. Tutto inizia con quello che oggi chiamiamo revenge porn: un fidanzato che trasforma un momento di intimità in un’arma di umiliazione pubblica. Ma il vero crollo psicologico avviene dopo, in famiglia.

I genitori, invece di proteggerla, diventano i suoi primi carnefici morali. La colpevolizzazione della vittima è estrema: per salvare l’onore, Janalice viene spedita via come un pacco difettoso.

La parola pssica inizia a prendere forma: non è una maledizione che cade dal cielo, è il risultato dell’abbandono di chi dovrebbe amarti. Non è folklore. È il momento in cui interiorizzi la vergogna e pensi di meritare ciò che ti accade.

Il padre per non affrontare il fallimento del suo ruolo di educatore e protettore, trasforma la figlia nel peccato da nascondere. Quindi finisce per punire chi soffre per non dover guardare dentro la propria ipocrisia. Ma non sarebbe stato più semplice accettare che a quell’età si è incoscienti? Non sarebbe stato più facile e naturale parlare a quella figlia, chiederle come si sente, e cercare di aiutarla, starle vicino? È questo il ruolo del padre, del genitore. Tutti possono sbagliare, ma punire un errore con un altro errore genera solo problemi e traumi, rotture spesso insanabili.

palafitte su fiume brasile
Le palafitte in Brasile – LeBisbetiche.com (Credits: Pexels)

Il ruolo del trauma familiare e la tratta delle giovanissime

Quando Janalice arriva dalla zia trova un altro predatore e poi finisce nella rete della tratta delle schiave. Psicologicamente dovrebbe essere annientata da un sistema che usa il corpo delle donne come merce di scambio, ma lei non si arrende. Rapita perché bionda e con gli occhi azzurri, diventa un trofeo ceduto prima al sindaco della città e poi venduto all’asta nella Guyana Francese. Purtroppo sarebbe impossibile spiegare a cosa è sottoposta la piccola, ma lascio immaginare.

In tutto questo, si snodano altre trame secondarie, tutte attraversate dalla pssica.

Nell’ inferno della povera ragazzina si inserisce Preá, uno dei pirati del fiume. Per lui è amore a prima vista e decide di salvarla. Ma il suo è un classico complesso del salvatore. In una vita caratterizzata dal crimine, Janalice non è una persona per lui, ma un’occasione di redenzione. Il suo amore è un bisogno egoistico: deve salvarla per sentirsi un uomo migliore.

Preá vuole salvarsi attraverso Janalice, trasformandola nel suo progetto morale. Un amore che nasce dal bisogno non è amore, è dipendenza travestita da sacrificio.

Nessuna giustizia, solo vendetta

Parallelamente seguiamo Mariangel, una ex guerrigliera colombiana che cerca i pirati per vendicare l’uccisione del marito e del figlio. La sua pssica non è giustizia, è pura vendetta. La rabbia diventa il modo più rapido per farsi scudo dal dolore e non mostrarsi vulnerabile.

Il destino di queste tre solitudini si intreccia lungo il fiume, che osserva, trascina e inghiotte tutto.

Alla fine, sia Preà che Mariangel accorreranno per motivi diversi a salvare la giovane Janalice, e in maniera separata. Quando finalmente la ragazza è salva, per il ragazzo arriva la dura realtà: lei non lo vuole, l’amore esiste solo nella sua testa, non sarà mai sua moglie. Ma può questo atto di carità, questo salvataggio, assolvere da una vita di peccati?

 

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Pssica – I fiumi del destino: spiegazione del finale (SPOILER)

Preà viene ucciso, proprio lì, e l’ultima cosa che vedranno i suoi occhi sarà la sua amata. Che scappa, pur non conoscendola, con Mariangel.

Libera di tornare a casa, senza sapere che nel frattempo il padre, divorato dai sensi di colpa, si è suicidato. Altro colpo di scena: Janalice arriva davanti casa sua, ma decide di andarsene con la sua salvatrice. Il perché è un’ipotesi. Perché Janalice decide di non varcare quella soglia? Forse perché tornare a casa significherebbe accettare di essere ancora quel “pacco difettoso” spedito via dai genitori.

La ragazza capisce che il perdono non è un obbligo morale, specialmente verso chi ha preferito il giudizio della comunità alla vita di una figlia. Non si deve tornare dove si è stati traditi solo perché si tratta della “famiglia”.

Forse la pssica si spezza proprio lì. Nel momento in cui scegli di non identificarti più con la colpa che ti hanno cucito addosso. Scegliere di andarsene con Mariangel, una donna che ha ucciso per lei, è l’ inizio della sua libertà: meglio l’incerto con una sconosciuta che il certo con chi l’ha già tradita una volta.

Quante delle nostre maledizioni sono davvero destino, e quante sono solo colpe che qualcuno ci ha insegnato a portare sulle spalle?

Nunzia G.
Nunzia G.
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