La serie TV Scarpetta ha diviso il pubblico mondiale: la recensione bisbetica e le anticipazioni sulla seconda stagione della fiction di Amazon Prime Video.
Scarpetta – LeBisbetiche (Credits: Prime Video)
Oggi analizzeremo uno dei personaggi letterari più appassionanti delle ultime decadi: Kay Scarpetta, la regina del thriller investigativo contemporaneo. Nata dalla penna della prolifica Patricia Cornwell, Kay Scarpetta vede la luce nel lontano 1990 con il romanzo Postmortem, e sarà la protagonista dei 29 volumi successivi che compongono la saga.
Cornwell riesce a tratteggiare i contorni di un personaggio complesso e multisfaccettato: Kay è un medico legale facoltoso e affermato, dotato di spiccato fiuto investigativo e di grande umanità. Vanta una carriera invidiabile, costruita tassello dopo tassello, sfidando le convenzioni e i pregiudizi degli ambienti tipicamente maschili. Ha alle spalle trascorsi impegnativi ed emotivamente ingombranti, e anche il suo futuro promette fuoco e fiamme, in senso figurato e letterale.
Per restare in tema, quando ho scoperto che Amazon Prime Video aveva acquisito i diritti della saga – per di più affidando il ruolo alla scafatissima ma fin troppo autoreferenziale Nicole Kidman – ero già pronta a sputare un ruggito di draconiana memoria.
E invece… sorprendentemente, trovo che l’adattamento di Prime Video (seppur lungi dall’essere un capolavoro) sia un prodotto fruibile sia dagli aficionados che dai neofiti del ciclo narrativo di Kay Scarpetta. Ecco perché.
Scarpetta, Simon Baker e Nicole Kidman – LeBisbetiche.com (Credits: Prime Video)
Scarpetta: la trama in pillole
La nostra protagonista è una brillante coroner di Richmond che affronta ogni caso con pragmatismo e lucidità, trascinando con sé il lettore fino al tavolo delle autopsie. Ogni traccia rivela qualcosa della vittima e del suo aggressore, e Kay riesce a districarsi anche nei casi più fumosi grazie al suo intuito e al supporto di una rete di amici e collaboratori di prim’ordine. A partire da Pete Marino, burbero ma sagace detective della Omicidi, da sempre invaghito (a senso unico) di Kay.
Poi troviamo Benton Wesley, un enigmatico, seducente e controllatissimo profiler dell’FBI di cui Scarpetta si innamorerà profondamente, salvo covare costantemente l’impressione di averne solo inciso la superficie.
Infine, c’è lo splendido personaggio di Lucy Farinelli, nipote di Kay e genio dell’informatica. Nata in un contesto problematico, figlia di una scrittrice sbalestrata e platonicamente infatuata dell’affermata zia, Lucy si evolverà di capitolo in capitolo, fino a diventare una delle figure più interessanti e imprevedibili della saga.
Non era certamente un’impresa semplice, quella di far coesistere sullo schermo quattro cardini narrativi di tale portata, sviluppando in parallelo casi vecchi e nuovi con l’ausilio di ricorrenti salti temporali, eppure Amazon Prime ci ha provato. La fiction si compone di 8 puntate, ognuna delle quali approfondisce il POV di uno dei personaggi, ad eccezione della prima e dell’ultima, che hanno l’obiettivo di aprire e chiudere il cerchio.
La recensione di Scarpetta
Con queste premesse, proviamo ad analizzare l’ultimo fenomeno fast-streaming: ovviamente, la mia è una recensione senza pretese, e conterrà valutazioni strettamente personali. La regia, purtroppo, è uno dei principali tasti dolenti. Piatta, poco incisiva.
La camera scivola dal presente al passato in modo fluido, ma regala allo spettatore l’impressione di essere intrappolato in una replica di CSI. Nessun cliffhanger apprezzabile, plot twist deboli e ampiamente citofonati, e neppure il finale aperto riesce ad agganciare la curiosità del pubblico, a fomentare l’appetito per la seconda stagione.
È interessante, invece, la scelta di creare un ponte temporale intessuto di casi vecchi e nuovi: un escamotage che strizza l’occhio sia agli estimatori che agli spettatori di nuova generazione, e che funziona. Non c’è linearità, rispetto ai libri di Patricia Cornwell, ma forse questo è il fattore che più – tra tutti – regala una parvenza di dinamismo.
Scarpetta, Adriana DeBose – LeBisbetiche.com (Credits: Prime Video)
Le locations, manco a dirlo, sono azzeccatissime. L’atmosfera è cupa, gli uffici del coroner asettici e quelli dell’FBI formali e industriosi. Le scene del crimine sono sufficientemente lugubri e deprimenti, esprimono pienamente il degrado che abita le menti degli assassini.
L’unico appunto riguarda la casa di Kay e Benton Wesley: nei libri, la protagonista è una maniaca della sicurezza e del controllo, una caratteristica che si è acuita negli anni proprio a causa del suo lavoro e dei rischi che ha corso in prima persona. Il villone coloniale della coppia, invece, appare molto esposto e accessibile, ma lascio il beneficio del dubbio: potrebbe essere cinto da un fossato pieno di coccodrilli, chi lo sa.
Dialoghi: sceneggiatori miei, siete rimandati a settembre. Sebbene alcuni passaggi riescano a cogliere la complessità dei personaggi e il loro background, l’effetto generale ricorda un casting di Gabriele Muccino. Tutto troppo strillato, esasperato, sbattuto in faccia. Caricaturale.
Questione soundtrack: qui, gli showrunner hanno fatto centro. Anche se avrei inserito qualche pezzo industrial per appesantire maggiormente il mood generale, il sottofondo di Scorpions, Nancy Sinatra, The Animals, ABBA e Lou Reed spicca gloriosamente come il cacio sui maccheroni.
Lady Gaga con Abracadabra chiude l’ultima puntata: l’unico guizzo degno di nota in un finale che lascia, tutto sommato, tiepidi.
Scarpetta: la scelta del cast adulto
L’algida Nicole Kidman è bellissima, nonostante le punturine di troppo, ed è indubbiamente una signora che sa stare di fronte alla telecamera. Il dubbio che assillava i lettori più incalliti, però, verteva proprio sulla sua immagine ormai inflazionata: sarebbe stata in grado di decostruire Nicole per lasciare emergere Kay?
Io ho sciolto il dubbio alla terza puntata: non vedevo più la Kidman, ma una versione di Kay sorprendentemente fedele. Fragile ma determinata, femminile ma non stucchevole e, soprattutto, imperfetta. La sfaccettatura sanguinaria mi mancava ma, tutto sommato, quella sottile vena gore mi ha deliziata. Ha ampiamente superato le mie aspettative: brava Kidman, voto 9.
Diciamocelo, però: quanti, come me, si sono immaginati Kay con le medesime, identiche, precise sembianze di Patricia Cornwell?
Scarpetta, Nicole Kidman e Bobby Cannavale – LeBisbetiche.com (Credits: Prime Video)
Bobby Cannavale che interpreta Pete Marino: il classico pasticcio che si trasforma in un colpo da maestro. Leggendo i libri della Cornwell, Marino te lo immagini sovrappeso, sudaticcio, trasandato e circondato da una nube di pessimismo e nicotina. Ma invece di proporci un personaggio-cliché, il casting director ci presenta un bell’uomo di mezz’età competente e leale, il braccio destro nella Polizia che ogni coroner vorrebbe avere.
Anziché rimpiangere lo stropicciato impermeabile verde in cui lo immaginavo, ho imparato ad accettarlo in completi sportivi e casual che ben rispecchiano la sua indole pratica, da segugio. Peccato non avergli dato più spazio — se non si era capito, adoro Marino — ma non poniamo limiti alla provvidenza. Voto 8.
L’eclettica Jamie Lee Curtis (che, come Cornwell e Kidman, figura tra i produttori esecutivi) mette in scena una Dorothy Farinelli irritante, chiassosa e farsesca, molto distante dal personaggio della saga. Calca i toni, strilla, ancheggia, gira vestita come una truzza anni ‘90.
Se non gesticola, le si inceppa il sistema operativo, alla stregua di qualsiasi casalinga cinematografica del Sud Italia. Mi sono piaciuti gli sprazzi di autoconsapevolezza e i cenni ai suoi tormenti interiori, e devo ammettere che mi ha divertita… però, banalizzarla in modo macchiettistico l’ho trovato un pelo forzato. Vedremo il seguito: voto 5.
Scarpetta, Jamie Lee Curtis – LeBisbetiche.com (Credits: Prime Video)
Lucy Farinelli è affidata ad Ariana DeBose, che ha fatto un lavoro splendido. Però mi dovranno spiegare perché, in nome dell’inclusività, hanno fatto ricadere la scelta su un’attrice afroamericana. Lucy ha capelli corvini, occhi verdi, lineamenti sottili e un fisico slanciato, e su questo non si discute.
È paragonabile al casting di Margot Robbie nel ruolo di Cathy, quando in realtà te la immagini come una Asia Argento più talentuosa. Ariana, però, recupera alla grande lo scollamento visivo con il suo carisma e una forte presenza scenica, restituendoci una Lucy meno robotica e più accessibile. Voto 7.
Benton Wesley interpretato da Simon Baker: mi viene da piangere. Quando ho scoperto l’identità dell’attore che ne avrebbe vestito i panni, ho gongolato come ai Mondiali del 2006. Avrei scelto io stessa Baker, o al limite Aaron Eckhart: esteticamente perfetto per il ruolo (unica pecca, la statura non proprio imponente) e fascino da vendere.
Purtroppo, però, il Benton della serie è una figura dimessa, che subisce passivamente gli estri della cognata, della nipote acquisita e della consorte. Nonostante gli screzi con Marino, trova in lui un alleato altrettanto silenzioso e rassegnato in quella grande casa condivisa e dominata dall’energia femminile. Ma il “vero” Bentley è volitivo, indipendente, più smart dell’intera Silicon Valley e in grado di solcare mari in burrasca senza incrinare la messa in piega. Sorry not sorry: voto 3.
La scarpetta, stavolta, l’ha persa la produzione
Affrontare la trasposizione dei romanzi di Patricia Cornwell (di cui ho amato il cameo nella prima puntata) non deve essere stato un compito semplice, e di questo bisogna tenere conto.
Ma proprio perché la missione era impegnativa, si poteva calibrare un po’ di più il progetto, scardinando finalmente la logica del fast entertainment che governa da anni le piattaforme di streaming.
Così com’è, Scarpetta si presenta come un prodottino cinematografico senza infamia né lode. Nonostante attinga a piene mani (e questa è un’aggravante) da un ricchissimo canovaccio narrativo, non decolla, né aggiunge qualcosa di nuovo.
Scarpetta, il cameo di Patricia Cornwell – LeBisbetiche.com (Credits: Prime Video)
La bravura del cast è senz’altro un elemento di pregio, ma non basta a tenere incollato lo spettatore. Mi ricorda gli sforzi eroici di Kate Winslet nella pellicola Lee: la materia prima diventa un galleggiante, non il propulsore che fa schizzare il blockbuster alle stelle. Lo stesso vale per Scarpetta: senza gli attori, la fiction sarebbe assimilabile a molte altre, e perfettamente dimenticabile.
Apprezzo però lo sforzo congiunto, il desiderio di portare alla luce una delle saghe letterarie più avvincenti degli ultimi trent’anni: non resta che puntare tutto sulle stagioni successive. Perché sì – SPOILER – certo che ci saranno. Voto? 6½, ma sulla fiducia.
La seconda stagione di Scarpetta
Ma veniamo a noi: cosa sappiamo in merito alla seconda stagione della fiction?
Al momento, le certezze sono queste: la produzione della S2 è iniziata a marzo 2026, e sta costruendo una timeline che si aggancerà direttamente al cliffhanger che conclude la S1. Non mancheranno i salti temporali nel passato di Kay, che si ricongiungeranno a loro volta alle vicende in sospeso del cast in versione giovane.
La showrunner Liz Sarnoff ha confermato che la S2 adatterà i bestseller cornwelliani Insolito e crudele e La fabbrica dei corpi, proiettando la serie in un mood più crepuscolare, enigmatico e sinistro, ma non ha annunciato data esatta del release. Si stima però che la messa in onda della S2 non avverrà prima della primavera 2027, e che il cast preesistente verrà affiancato da nuovi volti, che apporteranno un sostanziale contributo all’evoluzione della storia.
Tra di essi, spiccano anche David Arquette, Jodi Balfour, William Zabka, Stella Baker, Kim Dickens, Troy Garity, Jerod Haynes, Killer Mike e Holland Taylor.
Non resta quindi che munirsi di pazienza e belle speranze… anche noi non vediamo l’ora di riabilitare quella che poteva essere — ma ancora non è stata — la mano vincente di Blumhouse e Amazon. O, perché no, anche di stroncarla!
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