The Hunting Wives: macché disperate, ora le casalinghe imbracciano il fucile e si danno alla pazza gioia

La recensione (ovviamente bisbetica) su una delle serie TV più pruriginose degli ultimi mesi: The Hunting Wives. Dimenticate le torte e i grembiuli, le mogli texane hanno il colpo in canna.
The Hunting Wives - lebisbetiche.com
The Hunting Wives – lebisbetiche.com (Credits: official trailer YouTube)

Come ogni Millennial che si rispetti, anche la sottoscritta ha subito il fascino dell’iconica saga Desperate Housewives. Lanciata nell’ormai remoto 2004, la serie televisiva ideata da Marc Cherry aveva tutti gli ingredienti per catalizzare l’attenzione di un pubblico femminile eterogeneo, vuoi per la vastità dei temi trattati, vuoi per la caratterizzazione magistrale dei personaggi principali, che incarnavano archetipi femminili distinti e distintivi.

Ambientata nel quartiere fittizio di Wisteria Lane, una sorta di bomboniera suburbana dai prati curatissimi e le aiuole fiorite, Desperate Housewives seguiva le vicende della vivace combriccola composta da Susan Mayer, Lynette Scavo, Bree Van De Kamp, Gabrielle Solis ed Edie Britt, con un occhio di riguardo al crimine irrisolto della porta accanto. Una formula vincente: un mistero da dipanare, cinque donne dalle vite e ambizioni totalmente differenti, alle prese con una platea maschile onnipresente ma esclusivamente di contorno.

L’ho amata, lo ammetto, anche se la freschezza delle prime stagioni è andata via via scemando nelle successive, fino a sfociare in un canovaccio narrativo tiepido e ormai abusato, in cui ogni protagonista aveva sviscerato le sue ombre e imboccato la via della redenzione. Un repulisti moraleggiante che ho apprezzato solo in alcuni personaggi (una su tutti Gabrielle) e meno in altri (il buonismo di Susan, ad esempio, ha raggiunto livelli stucchevoli), e che ha sottratto mordente a uno dei guilty pleasures più spassosi degli ultimi decenni.

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The Hunting Wives – lebisbetiche.com (Credits: official trailer YouTube)

Ma oggi siamo nel 2026 e, anche se ne ho affrontato la visione mesi addietro, è giunto il momento di regalare alle casalinghe una doverosa (e squisitamente macchiettistica) rivincita: oggi parleremo infatti della serie The Hunting Wives, tradotta infelicemente in italiano come Nido di vipere.

Sì, perché qui le sposine non si limitano a soffiare e mordere: in Texas imbracciano il Winchester e folleggiano nei locali country fino alle prime luci dell’alba, sorseggiando drink incendiari e flirtando anche con i pali della luce. L’omicidio? Può solo accompagnare.

The Hunting Wives, gli angeli (mancati) del focolare

A differenza della sonnacchiosa provincetta di Fairview, ambientazione della sua antenata politically correct, la serie di The Hunting Wives prende vita nel Texas orientale, terra di country club, soldi vecchi, segreti nuovi e un’ipocrisia così densa che potresti spalmarla sul pane. Qui seguiamo Sophie O’Neill, ex giornalista in cerca di una vita più semplice che — ironia della sorte — finisce nel posto meno semplice del mondo: una comunità iper-competitiva dove le donne dell’alta società passano più tempo a bere e cacciare cinghiali che a occuparsi del focolare. Senza mai perdere una funzione domenicale nella lussuosa parrocchia next door, s’intende.

Sophie viene risucchiata dal magnetismo tossico della conturbante Margo Banks, la regina indiscussa del circolo delle “Hunting Wives”: un gruppo di mogli annoiate che alterna sessioni al poligono a serate alcoliche nei bar più malfamati della zona. Ma quello che inizia come un gioco di seduzione sociale — un mix di fascino, potere e adrenalina — si trasforma ben presto in una spirale di gelosie, manipolazioni e scelte sempre più avventate e discutibili.

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The Hunting Wives – lebisbetiche.com (Credits: official trailer YouTube)

Finché una notte, durante uno dei loro party goderecci, un’adolescente del posto viene ritrovata morta nei boschi. Da lì, la vita di Sophie implode: sospetti, bugie, tradimenti… e un crescendo di paranoia che la trascina sempre più nella viscosa rete di Margo. In aggiunta, è arduo decretare se Sophie sia vittima, carnefice, complice o semplicemente incapace di sottrarsi all’influenza della sua nuova cerchia… ma anche ai richiami del suo passato turbolento. Tanto più che Sophie, lo si scoprirà puntata dopo puntata, è reduce da un evento traumatico e molto doloroso, in grado di condizionare sia i suoi rapporti che il suo presente e futuro.

Il bonus? Intrighi a non finire, intrallazzi a ogni civico e amplessi a profusione, a casaccio, a gogò. Viene da pensare che, di fronte ad alcuni buchi nella trama, gli sceneggiatori abbiano optato per un jolly vecchio come il mondo. No, non un plot twist… piuttosto, hanno cercato di tappare le falle con una generosa carrellata di zone erogene, convinti che possano distrarre da qualsiasi crepa narrativa.

E, sorprendentemente, a tratti ci riescono pure.

The Hunting Wives, promosso o bocciato?

Se Desperate Housewives era edulcorato, bon ton, persino perbenista, The Hunting Wives non avanza alcuna pretesa di superiorità morale. È un prodotto televisivo che strilla prepotentemente “Guardami!”, che mira a stuzzicare le fantasie delle spettatrici, regalando loro un’evasione dalla solita routine di incombenze, faccende domestiche, bollette da pagare e talenti tenorili in erba.

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The Hunting Wives – lebisbetiche.com (Credits: official trailer YouTube)

È volgare? . Eccessivo e caricaturale? Anche. Intrattiene? Hai voglia. Il format di Netflix non promette particolari introspezioni, né riflessioni sul clima politico del Texas, storicamente legato al mondo conservatore. Tutte le vicende delle protagoniste, però, convergono nella medesima foce: ognuna delle donne rappresentate non è mai — mai — solamente una moglie o una madre, oppure una fidanzata trofeo. Ciascuna di esse lotta per essere vista, per essere compresa e accettata, per guarire ferite vecchie ma non ancora cauterizzate.

L’estetica della serie è pregevole, meno patinata e a tratti più sporca di Desperate Housewives, ma forse proprio per questo riesce a immergere lo spettatore nel ruspante Texas orientale. La fotografia sta nel mazzo: non Iñárritu, ma neppure i set saponati di Beautiful. Anche il reparto costumi non spicca né delude: è un trionfo di kitsch aspirazionale, rigorosamente griffato ma invariabilmente too much. I dialoghi? Torniamo a quanto sopra: diciamo che le interazioni più suggestive non sono di certo quelle verbali.

In ultima analisi, The Hunting Wives non cerca profondità: punta al caos, al desiderio inespresso (ne abbiamo parlato anche qui) e al disastro annunciato. Non è raffinata, non è profonda e nemmeno particolarmente arguta… ma è perfetta così. Quindi promossa, con tutte le sue innegabili pecche, e ben venga la seconda stagione (a breve la premiere, e la terza è già in fase di sviluppo): non tutte le serie devono salvarci l’anima… alcune servono solo a ricordarci quanto sia facile perderla.

E se la curiosità vi ha punto nel vivo, la serie è disponibile proprio qui.

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