Dark Romance mania: perché Il figlio del male di Alexandra Art Club manda in tilt il BookTok?

Immersione nel Dark Romance: la recensione bisbetica e l’analisi semi-psicologica di un successo editoriale inverosimile, tra cliché tossici e la romanticizzazione della follia.
libro titolo il figlio del male sfondo nero e candele rosse per dark romance
Dark Romance, Il libro Il Figlio del male – LeBisbetiche.com (Immagine generata con IA)

Qualche giorno fa, scorrendo la libreria di Kindle per scegliere cosa leggere, sono stata colta da un attacco di masochismo intellettuale, e ho fatto click su un titolo che mi stuzzicava. Prezzo: pochi euro. Danno psicologico indotto: incalcolabile.

Facciamo una premessa di onestà intellettuale: non sono esattamente un’adolescente. Ma sono un’avida ed eclettica lettrice. Insomma, mi piace spaziare tra i generi, e anche se amo i thriller non disdegno i romanzi. Beh, pensavo che con la trilogia di Cinquanta sfumature avessimo toccato il fondo della dinamica “bello e dannato”, ma qui ho scoperto che si è iniziato a scavare. Spinta dalla curiosità per il genere Dark Romance che fa impazzire i giovani su TikTok, ho deciso di immergermi nelle pagine de Il figlio del male di Alexandra Art Club.

Il risultato? Sono rimasta basita, a tratti incredula. Pagina dopo pagina. Ma subito dopo mi sono posta una domanda: com’è possibile che la violenza e il controllo tossico siano diventati il nuovo standard del romanticismo Young Adult?

Dark Romance, ovvero il fascino del sociopatico da manuale

Non voglio addentrarmi molto nella trama, anche perché c’è poco da dire. Il protagonista del libro, Kyan, incarna perfettamente il cliché del genere. È un sociopatico da manuale, appunto. Qui non si tratta di problemi di gestione della rabbia, che pure sarebbero preoccupanti. Qui ci troviamo davanti un ragazzo pluriomicida che pratica lo stalking come se fosse un hobby, viola il domicilio di lei nottetempo (riuscendo anche ad eludere la di lei scorta apparendo in camera non si sa come) e minaccia di morte chiunque le rivolga la parola. E non sono minacce vane, lo fa davvero.

Nel mondo reale, un soggetto del genere riceverebbe un TSO immediato o quantomeno la visita guidata di una gazzella dei Carabinieri. Nel Dark Romance, diventa invece un “enigma affascinante con l’anima tormentata” da salvare. Sindrome da crocerossina? Mah, direi più sindrome di Stoccolma.

La dinamica cardine di questi libri è sempre la stessa: lui fa qualcosa di orribile (la minaccia con un coltello, le vieta di uscire di casa, addirittura, ne Il figlio del male consuma violenze e abusi ripetuti ai danni della protagonista Ambriel). E lei, che tra parentesi è una studentessa che sta scrivendo una tesi sul tizio che dapprima è in carcere ma poi grazie ai soldi dei genitori viene liberato, prima si arrabbia per qualche capitolo, e poi ne rimane affascinata perché “il tocco di lui risvegliava una parte selvaggia della sua anima”. Ok, il selvaggio ci piace, il bel tenebroso, fino a una certa età anche, ma qui siamo oltre.

Ragazze, parliamoci chiaro: se un uomo vi mette un localizzatore nell’auto, non vi sta dicendo “Sei mia, non posso vivere senza di te”. Vi sta dicendo che ha bisogno di un braccialetto elettronico e di un’ordinanza di restrizione. Punto. Confondere il controllo ossessivo con l’attaccamento, l’amore o la passione significa confondere un thriller psicologico con una storia d’amore. Purtroppo nella vita reale, quel tipo di dinamica non finisce con i fiori, ma con una seduta di psicoterapia.

Ragazza con maglietta con teschio per recensione romanzo Il figlio del male Alexandra Art Club
Dark Romance, giovane lettrice – LeBisbetiche.com (Credits: Pixabay)

Dal brivido del Thriller al delirio del Dark Romance: dov’è il confine?

So già cosa state pensando: “Vabbè, ma tu sei un’amante dei thriller, allora ti piacciono i serial killer?”. No, non funziona così. C’è una differenza abissale.

Nel thriller c’è tutta la struttura della ricerca dell’assassino, c’è la criminologia, lo studio dei profili, l’indagine che cerca di fare luce sul buio. C’è un senso. Nel Dark Romance, invece, cosa c’è di psicologico a parte la pura follia dei protagonisti? Cosa c’è di bello? Non c’è un mistero da svelare per fare giustizia; c’è solo un abuso sistematico travestito da corteggiamento, dove la follia viene romanticizzata e l’incolumità della vittima diventa il prezzo da pagare per il “lieto fine”.

L’intera trama oscilla tra l’assurdo e il pericoloso. Eppure, “Il figlio del male” fluttua alto nelle classifiche. Perché piace una narrazione dove i confini del consenso vengono costantemente calpestati?

Dark Romance - lebisbetiche.com
Dark Romance – LeBisbetiche.com (Credits: Unsplash)

La risposta – psicologica se vogliamo – sta nella catarsi della finzione. Le lettrici sanno benissimo che nella realtà Kyan sarebbe un incubo da cui fuggire a gambe levate. Ma sulla carta, il Dark Romance è un po’ come la casa dei fantasmi nei Luna Park: permette di esplorare la paura del predatore e il mito ancestrale (e disfunzionale) del “io lo cambierò con il mio amore”, il tutto rimanendo al sicuro sotto le coperte. C’è però un limite sottile tra il fantasy letterario e la normalizzazione di dinamiche manipolatorie. E nelle menti giovani ho paura che non sempre venga ravvisato.

✒️ Il verdetto bisbetico

Il figlio del male di Alexandra Art Club è un romanzo francamente inverosimile, a tratti grottesco se letto con gli occhi di un adulto o di un non appassionato del genere. Ha però il grande merito di intrattenere e far discutere una community enorme, ma va preso per quello che è: una favola nera totalmente scollegata dalla realtà. Prometto che mi documenterò e leggerò qualche altra opera simile, pronta a cambiare idea se dovesse piacermi.

Godetevi pure il brivido cartaceo, ma ricordatevi che nella vita vera l’amore non lascia i lividi e non ha bisogno di pedinamenti.

Voto (personalissimo, lo ricordo): 1 stella (solo perché lo schermo del Kindle fa una bella luce di notte). Ma pronta a ricredermi.

Nunzia G.
Nunzia G.
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