Da una scrivania piena di scartoffie a un B&B che accoglie ospiti da tutto il mondo: la storia di Luisa e di una struttura che racconta Napoli attraverso emozioni, incontri e legami che durano nel tempo grazie a ZONAPORTO.

Ci sono attività che nascono da un business plan e altre che nascono da un’esigenza più profonda: quella di dare finalmente spazio a sé stessi. È proprio da questo desiderio che, otto anni fa, ha preso forma ZONAPORTO, una realtà ricettiva nel cuore di Napoli che oggi rappresenta molto più di un semplice luogo dove pernottare. A raccontarlo è Luisa Ciotola, anima e volto della struttura, che prima di intraprendere questa avventura aveva trascorso oltre vent’anni dietro una scrivania.
«Lavoravo da ventitré anni nella segreteria di una scuola di formazione professionale e quasi tutta la mia carriera si era svolta tra quattro mura e montagne di documenti», racconta. Un lavoro stabile, necessario, soprattutto dopo l’arrivo dei figli, ma che non riusciva più a contenere quella personalità creativa ed esuberante che chiedeva spazio.
Negli ultimi anni, quella sensazione si era fatta sempre più forte. Sentiva che il tempo era prezioso e desiderava investirlo in qualcosa che le appartenesse davvero. Nel frattempo era arrivata l’occasione di organizzare corsi di cucina napoletana per i turisti insieme a un’amica. Un’esperienza piacevole, divertente e gratificante, ma che ancora non rappresentava la svolta desiderata. La scintilla definitiva arrivò durante una passeggiata nel centro storico di Napoli.
«Era una domenica di marzo del 2018. Io e il mio compagno camminavamo tra i vicoli pieni di turisti e improvvisamente abbiamo iniziato a immaginare qualcosa di nostro». Da quell’idea all’apertura il passo fu sorprendentemente breve. Nel giro di poche settimane trovarono l’appartamento giusto. Luisa ricorda ancora l’emozione del primo ingresso.
Spiega che il suo “occhio da architetto mancato”, come ama definirlo, vide immediatamente ciò che quel luogo sarebbe potuto diventare. Immaginò una grande area comune destinata alle colazioni e, sul fondo, tre camere dedicate alle isole del Golfo di Napoli. Nel maggio del 2018 nacque così ZONAPORTO. L’obiettivo era chiaro: creare un ambiente colorato, accogliente e familiare, in grado di far sentire ogni ospite come a casa propria.
A giudicare dai risultati, l’obiettivo è stato raggiunto. Luisa racconta sorridendo che molti ospiti arrivano a sentirsi così a loro agio da fare colazione in pigiama e persino scalzi, senza preoccuparsi della presenza di altre persone.
Quando una colazione può cambiare un viaggio
Uno degli aspetti che rende speciale ZONAPORTO è proprio il rapporto umano che si crea con gli ospiti. Ogni mattina, durante le colazioni, Luisa è presente e questo favorisce la nascita di una confidenza autentica. Spesso persone provenienti da nazioni diverse si ritrovano a condividere consigli di viaggio, esperienze e persino programmi per la giornata. In alcuni casi, racconta, queste conoscenze si trasformano in vere amicizie.
Naturalmente non tutti hanno la stessa predisposizione. «Bisogna essere anche un po’ psicologi», spiega, sottolineando come sia importante capire quando una persona desidera interagire e quando invece preferisce mantenere le proprie distanze. È una sensibilità che si acquisisce sul campo e che fa parte del mestiere dell’accoglienza.

L’assorbente sul climatizzatore e la famiglia fuggita senza salutare
Dopo anni di attività, gli episodi curiosi non mancano. Alcuni diventano addirittura materiale perfetto per i social. Come quella volta in cui il personale trovò un assorbente attaccato alla lucina del climatizzatore. L’ipotesi era che la luce disturbasse il sonno dell’ospite, anche se bastava semplicemente spegnerla.
Poi ci sono storie decisamente meno divertenti. Luisa ricorda ancora una famiglia abruzzese composta da genitori e due figlie quasi ventenni. Durante il soggiorno non avevano mai richiesto il riassetto delle camere e l’ultimo giorno erano andati via molto presto, senza fare colazione e senza nemmeno salutare.
Quando lo staff entrò nelle stanze, la sorpresa fu tutt’altro che piacevole. Rifiuti ovunque, posacenere pieni lasciati sui letti e, nella stanza delle ragazze, perfino urine ed escrementi di gatto. Gli ospiti avevano portato con sé l’animale senza comunicarlo e, una volta scoperti, avevano chiuso il telefono e bloccato ogni contatto. «È stato sicuramente l’episodio peggiore che ci sia capitato», ammette.
Quelle amicizie che fanno commuovere
Fortunatamente le storie belle superano di gran lunga quelle negative. E tra tutte ce n’è una che ancora oggi emoziona Luisa. Racconta di una coppia di Bergamo che negli anni è diventata molto più di semplici clienti. Durante uno dei soggiorni precedenti, la donna le aveva confidato le difficoltà e le sofferenze vissute nel tentativo di diventare madre.
Un racconto intimo, che aveva scelto di non condividere nemmeno con alcuni familiari. Poi, qualche anno fa, accadde qualcosa di speciale. Il giorno del compleanno di Luisa arrivò una videochiamata. Dall’altra parte dello schermo c’erano proprio loro. Prima ancora di comunicarlo ad altri, decisero di mostrarle in anteprima l’ecografia del loro bambino. «Se ci penso mi commuovo ancora», confessa.

Napoli non si visita, si vive: con ZONAPORTO ancor di più
Parlare con Luisa significa inevitabilmente parlare di Napoli. Il legame con la città è fortissimo, quasi viscerale. Entrando a ZONAPORTO si percepisce immediatamente questa connessione. Ogni dettaglio racconta il territorio e ogni consiglio dato agli ospiti nasce dal desiderio di mostrare una Napoli autentica, lontana dagli stereotipi. «Invito sempre le persone a vivere la città», racconta. Non solo monumenti e luoghi iconici, ma anche quei piccoli momenti quotidiani che spesso sfuggono ai turisti. Una discussione tra una signora e il fruttivendolo, una battuta scambiata in strada, la teatralità spontanea che caratterizza ogni angolo della città.
Per Luisa Napoli è il caos dei vicoli e la pace nascosta dietro un portone, è la luce che si riflette sul mare e l’ombra dei percorsi dell’antica città greca. Ed è proprio questo mix di contrasti che la rende unica. I risultati si vedono. Molti ospiti tornano ogni anno. Alcuni, quando telefonano per prenotare, esordiscono semplicemente dicendo: «Ho bisogno di tornare a Napoli». Altri le ricordano con affetto quelli che ormai chiamano i loro “caffè terapeutici”. Perché, come dice lei stessa, quando Napoli ti entra dentro non te ne liberi più.

Guardare avanti senza smettere di sognare
Nel frattempo il progetto continua a crescere. Lo scorso anno è stata inaugurata una nuova struttura composta da tre appartamenti e, se dovessero presentarsi le condizioni giuste, l’idea di espandersi ulteriormente non viene esclusa. Ma Luisa preferisce non fare programmi troppo lontani. «Qui e ora sono felice della mia vita», afferma.
Una felicità costruita giorno dopo giorno attraverso un lavoro che la rappresenta pienamente. Un’attività che, però, richiede anche sacrifici. La burocrazia è sempre più complessa, gli impegni sono continui e spesso si lavora quando gli altri sono in vacanza. Per fortuna, racconta, il compagno Antonio si occupa principalmente degli aspetti amministrativi, mentre lei e il figlio Simone possono dedicarsi all’accoglienza e alle colazioni.
Secondo Luisa, per fare questo mestiere servono precisione, pazienza, diplomazia, conoscenza delle lingue e una buona capacità di risolvere problemi. Ma soprattutto serve una cosa. Bisogna amare profondamente il proprio territorio. Perché è proprio quell’amore che fa la differenza. Come direbbe lei stessa, con una delle espressioni più tipicamente napoletane: «E che t’ho dico a ffà».
Da sempre credo che le persone facciano la differenza molto più delle strutture, dei numeri o delle strategie di marketing. La storia di Luisa e di ZONAPORTO dimostra come l’accoglienza possa trasformarsi in qualcosa di molto più profondo di una semplice attività imprenditoriale. Realtà come questa rendono il territorio ancora più bello, perché riescono a raccontarne l’anima autentica, creando legami, emozioni e ricordi che restano nel cuore dei viaggiatori molto tempo dopo il ritorno a casa. E forse è proprio questo il vero turismo: far innamorare le persone di un luogo attraverso chi lo vive e lo ama ogni giorno. Se volete seguire Luisa e ZONAPORTO, questi sono i suoi riferimenti social: ZONAPORTO B&B (Facebook), @zonaporto_beb (Instagram) e #ZONAPORTO b&b Napoli (TikTok).



