Il parto con gli occhi di un padre: un lungo viaggio verso la vita

L’uomo durante la gravidanza è spesso bistrattato, ma il parto è un’esperienza mistica ed indelebile anche per lui. Ecco il nostro racconto bisbetico di un giovane padre che ha assistito alla nascita del figlio
Padre che ha assistito al parto - LeBisbetiche.com
Uomo dopo aver assistito al parto – LeBisbetiche.com (Credits: Pexels)

Una nuova vita porta sempre un’ondata di gioia infinita in una famiglia. Si tratta di un momento in cui tutto si ferma per lasciare spazio alle emozioni più intense e per certi versi più recondite.

Nell’immaginario comune i primi protagonisti di questo miracolo sono la madre e il nascituro. I padri sono sempre relegati ad un ruolo marginale. In un precedente articolo vi avevamo parlato proprio di questo aspetto, che resta profondamente ingiusto oltre che desueto.

Ormai gli uomini sono parte integrante di questo universo fatto di coccole, carezze e perché no pianti, come quelli che vi sveleremo quest’oggi. Attraverso gli occhi di un personaggio di fantasia vi riporteremo una storia più vera ed intesa che mai, in cui il protagonista ha assistito al parto della sua compagna.

Il racconto romanzato di un parto visto da un padre

C’era una volta Albert, un ragazzo tra i 30 e i 40 anni che dopo aver visto numerosi luoghi in giro per l’Italia e per il mondo ha deciso di fermarsi un attimo per intraprendere un viaggio differente dagli altri. Insieme alla sua compagna Vivien, anch’essa grande viaggiatrice, ha coronato il sogno di allargare la propria famiglia, di cui faceva già parte la cagnolina Nala.

E pensare che Albert per anni ha pensato di non poter avere figli. Una convinzione che aveva da quando un ex compagno di classe ai tempi delle superiori gli aveva profetizzato ciò con uno di quegli stupidi giochi con le monetine. Ma l’amore con Vivien è sempre stato troppo forte e dal desiderio di avere un bambino al momento in cui la gravidanza è divenuta ufficiale non è passato poi troppo tempo.

Una volta appurata la presenza della piccola entità in una fredda e uggiosa mattinata d’inverno, la coppia si è lasciata andare alla dolce attesa e dopo aver scoperto di aspettare un maschietto ha deciso fin da subito di chiamarlo Victor. Il parto era previsto tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre e Vivien avrebbe dovuto fare i conti con l’ultima fase della gestazione in concomitanza del periodo estivo.

Padre tiene figlio tra le braccia - LeBisbetiche.com
Padre tiene figlio tra le braccia – LeBisbetiche.com (Credits: Unsplash)

Le temperature ancora più roventi e la distanza dovuta al lavoro stagionale di Albert potevano rendere tutto ancora più complicato. Alla fine la coppia grazie alla propria unione e ad uno spirito organizzativo da far invidia anche ad uno svizzero, è riuscita ad arrivare indenne al momento tanto sognato.

Vivien iniziava ad avere le prime contrazioni e Albert aveva l’ingrato compito di starle vicino e di dover sopire la sua tensione. Secondo il più classico ed ancestrale dei cliché non era di certo lui ad aver bisogno di essere rassicurato. E quindi un po’ come la prima volta su un aereo, il povero Albert non poteva fare altro che decollare con tutte le sue paure. Prima o poi sarebbero svanite. O almeno così sperava.

La sala parto d’altronde è un po’ come un velivolo. Poche persone, assenza o quasi di comunicazione con l’esterno e tante ore fermi nel medesimo posto. La differenza è che quando si viaggia si conosce prima il tempo di percorrenza, in questo caso è variabile e alle volte può essere lungo quanto una tratta verso l’Australia.

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Piedini neonato - LeBisbetiche.com
Piedini neonato – LeBisbetiche.com (Credits: Unsplash)

A Vivien ed Albert è andata decisamente meglio visto che alla fine il loro “volo” è atterrato dopo circa 7-8 ore. Per i comandanti e gli assistenti di volo che nel frangente in questione erano i medici e le ostetriche sono state anche poche. Per loro sembravano infinite, non perché passavano lentamente, ma semplicemente perché Vivien era stremata ed Albert ad un certo punto non aveva più nessuna idea su come spronarla ulteriormente.

Il display su cui erano segnati i movimenti di Victor e le contrazioni di Vivien evocavano ad Albert le cartine geografiche che si trovano sugli schermi dei sedili dei voli internazionali. Ogni variazione dei valori sembrava un po’ come lo spostamento idealistico in un paese differente, uno di quelli di passaggio prima di giungere alla meta.

Le prime spinte avevano più le sembianze di un atto cinematografico che di un qualcosa di efficace. Eppure bisognava passare anche da quelle per poi arrivare alla nascita. Più si andava avanti e più qualcosa effettivamente stava mutando. Albert iniziava ad intravedere la testa, che per ovvi motivi di natura fisica, risaliva su dopo la spinta.

Una visione che sembrava quasi una speranza da dover tramandare immediatamente a Vivien. “Ho visto la testa, ho visto la testa” – esclamava il ragazzo. Le ostetriche dal canto loro cavalcavano l’onda dell’entusiasmo di Albert affermando che il parto era vicino alla conclusione.

Naturalmente era vero e nel giro di poco iniziarono a procurarsi tutto l’occorrente per pulire Victor e prepararlo per il primo incontro ufficiale con i suoi genitori. L’ormai celebre testa era per metà fuori, bisognava solo estrarla insieme al resto del corpo e finalmente l’atterraggio si sarebbe compiuto.

E quelli per Albert furono davvero gli attimi più interminabili del parto. Victor doveva avere il primo assaggio del tessuto di mamma Vivien e poi sarebbe stato pronto per venire al mondo. E in un attimo con un movimento repentino l’ostetrica fece apparire Victor, regalando ad Albert e Vivien un biglietto di viaggio di sola andata per la vita, accolto da entrambi con un dolce pianto di felicità.

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Antonio Pilato
Antonio Pilato
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