Il Montenegro è una meta per certi versi ancora inesplorata, ma non per questo priva di sorprese. Ecco alcune sfaccettature di questo paese

Nell’itinerario dei viaggiatori comuni il Montenegro non è quasi mai contemplato. Se sei tra i pochi che scelgono di tentare quest’avventura probabilmente ti sentirai dire: “Ma cosa vai a fare lì?”, “Dove si trova il Montenegro?”. Beh, il secondo quesito per certi versi può anche essere giustificato visto che il Montenegro nasce ufficialmente nel 2006, anno in cui i cittadini hanno votato per la separazione dalla Serbia.
Da allora è un paese indipendente con una propria capitale, ovvero Podgorica, una ridente città di circa 185.000 abitanti. Da qui nel marzo del 2023 è iniziato il mio viaggio in Montenegro. Ad onor del vero non ho visto troppo altro al di fuori, ma avendo a disposizione quattro giorni il bilancio di ciò che sono riuscito a scrutare è di gran lunga positivo.
A rendere ancor più particolare la mia spedizione in terra balcanica è stato il mio amico Alex, che ha “accettato” la sfida di accompagnarmi in un luogo in cui pochi sarebbero venuti di primo impatto. Per noi invece è stata un’esperienza sensazionale. Dunque basta giri di parole. Zaino in spalla e si parte. Se siete soli non vi preoccupate, questa è la volta buona per un viaggio in solitaria.
L’impatto con il Montenegro
La partenza da Roma Fiumicino è di gran lunga più comoda di tante traversate in treno in giro per l’Italia. Il tempo di percorrenza è di poco meno di un’ora e mezza e già questo aiuta a rendere la partenza meno stressante. Una volta atterrati a Podgorica la prima cosa che balza all’occhio è sicuramente la grandezza dell’aeroporto.
Di fatto ha le proporzioni di una stazione di una città medio-grande d’Italia. Tutto è portata di mano e i gate sono in totale otto. Seppur non faccia parte ancora dell’UE (l’obiettivo è entrare entro il 2028) basta la Carta d’Identità valida per l’espatrio. Chi ha il Passaporto si vedrà apporre un timbro, tramite cui le autorità locali certificano l’ingresso e l’uscita dal paese.

Per arrivare in centro il modo più comodo è senz’altro il taxi. O meglio era quello più adatto alle nostre esigenze visto che con il roaming a pagamento non avevamo la possibilità di poter appurare la presenza di mezzi pubblici. Eravamo partiti senza pensieri e quindi non avevamo verificato preventivamente.
Poter utilizzare lo smartphone solo nella casetta in cui alloggiavamo e nei luoghi che disponevano del Wi-Fi ha dato quel tocco di genuinità alla vacanza. Innegabilmente ci ha creato anche alcune difficoltà, che abbiamo però dribblato con un mix di esperienza ed improvvisazione.
La vita lenta di Podgorica
Appena si inizia ad assaporare l’atmosfera di Podgorica si nota immediatamente un ritmo cadenzato e una serenità difficilissima da trovare in una Capitale. La gente del posto si è rivelata fin da subito accogliente e particolarmente cordiale con gli italiani, il che non è affatto scontato.
Passando alle attrattive, la Torre dell’Orologio è un po’ il simbolo della città più rinomata del Montenegro. Trattasi di un monumento ottomano eretto nel 1667. Partendo a piedi da questo punto si giunge in pochissimo in centro dove spicca il Ponte del Millennio, costruzione avveniristica che domina il Moraca, il fiume che scorre tra le vie cittadine.

D’altronde a Podgorica è facile imbattersi in complessi e opere moderne visto che come tante altre località balcaniche è reduce dalla guerra dei Balcani avvenuta negli anni ’90. La storia è una parte fondamentale dell’ex Titograd, visto che in centro è presente la celebre Piazza dell’Indipendeza, che è stata ribattezzata con questa denominazione in seguito al Referendum del 2006.
Dunque per un vorace di viaggi come il sottoscritto poteva anche bastare un giorno per contemplare tutto ciò, ma sarebbe riduttivo archiviare in questo modo un posto che offre tanto altro. Il divertimento non manca ed è concentrato quasi esclusivamente a Njegoševa ulica. Una strada ricca di club e locali dove è possibile ballare e ascoltare musica.
Attenzione però. Il genere più gettonato è quello locale. La musica balcanica è per cuori forti e non vi nego che la terza sera eravamo decisamente stufi di questo sound tutt’altro che orecchiabile. Decisamente più interessanti i ristoranti tipici, che propongono carne in tutte le salse a prezzi più che accessibili. I Cevapi, piccole salsicce di carne trita di manzo sono un cult da assaporare in ogni modo. Fatevelo dire da chi lo ha fatto per tre sere consecutive. La Baklava come dessert e un bicchierino di Rakija, forte liquore del posto, sono gli ideali per concludere una bella cena made in Montenegro.
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La natura delle cascate del Niagara
Con quattro giorni a disposizione era doveroso provare a vedere altri luoghi particolari situati nei pressi di Podgorica. Tra questi spiccano le Cascate del Niagara. No, non c’è nessun errore e non ci siamo spostati negli USA. Anche i montenegrini volevano avere le loro cascate “cool”. La somiglianza con quelle americane ha portato alla scelta del nome.
Non vi posso nascondere che un certo effetto me lo hanno provocato. Inoltre la zona dove scorrono è immersa nel verde con lo sfondo dei monti in lontananza. Per gli amanti delle passeggiate naturalistiche è un vero e proprio toccasana. Se poi ci aggiungete anche qui una piccola tappa nell’unico ristorante presente, allora il tutto assume una connotazione ancora più rilassante.

E qui vi svelo anche un aneddoto curioso e perché no simpatico. Come anticipato all’inizio dell’articolo, in Montenegro non è disponibile il roaming gratuito e ciò ha reso il nostro viaggio di ritorno in città una vera e propria avventura. All’andata infatti avevamo colmato la distanza in taxi. Dal centro di Podgorica sono circa 10 minuti. Al ritorno, con il sole che stava per tramontare e il ristorante (fonte di Wi-Fi) in chiusura eravamo letteralmente “rimasti a piedi”, visto che non c’erano nemmeno dei mezzi pubblici.
I tentativi di autostop delle poche auto che passavano in un quel lembo di terra isolato non andarono a buon fine. Quando ormai avevamo perso ogni speranza ci imbattemmo in un ragazzo albanese che decise di aiutarci pur non parlando né una parola di inglese né una di italiano.
Ci riportò verso il ristorante, dove il proprietario stava andando via. Gli chiese di darci un passaggio e così in pochi minuti e dopo una chiacchierata con questa persona ci ritrovammo di nuovo a Podgorica. Durante il tragitto ci confessò le difficoltà della gente del posto, alle prese con stipendi bassi e non in grado di rispondere alle esigenze della famiglia. Viaggiare significa anche questo, ovvero confrontarsi con la realtà che vivono i locali per capire quali sono le loro problematiche e quali invece sono i loro punti di forza. Tra i tanti meritano di essere annoverate la disponibilità e la gentilezza.
Per ora ci fermiamo qui, ma il Montenegro ha tanto altro da offrire a partire da Budva fino ad arrivare al Lago di Scutari al confine con l’Albania. Noi invece vi aspettiamo al prossimo gate con una nuova destinazione fuori dalle rotte comuni.
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