Un amore proibito, una comunità Amish e un mistero che mescola le carte: sono partita con qualche pregiudizio, ma alla fine la storia di Beth e Rush mi ha conquistata.

Confesso: sono partita con un bel filino di pregiudizio quando ho scelto di leggere questo libro. Il dark romance in genere non mi fa impazzire. Trovo abbastanza assurdo il solito cliché usato, quello del ragazzo bello, tormentato e il più delle volte pure violento, da cui nella realtà bisognerebbe scappare a gambe levate. E la protagonista che invece puntualmente gli cade tra le braccia senza un motivo logico.
Stavolta, però, qualcosa mi ha fatto cambiare idea: la trama di White Dragonfly mi è sembrata diversa dal solito e la curiosità ha vinto. Speravo proprio di scoprire qualcosa in più sul mondo degli Amish.
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La trama di White Dragonfly: tra Dark Romance, mistero e tradizioni Amish
Il romanzo racconta la storia di Beth, una ragazza cresciuta in una rigidissima comunità, quella degli Amish appunto, e Rush Baker (aka Lake Devil), una star dei social tanto affascinante quanto incasinata. La trama di White Dragonfly si sviluppa attorno al Rumspringa, il famoso anno di prova in cui i giovani Amish possono uscire nel mondo “esterno” per decidere se battezzarsi o andarsene per sempre.
La scelta narrativa della scrittrice L.F. Koraline funziona alla grande. I capitoli si alternano continuamente tra il punto di vista in prima persona di lui e quello di lei. Questa alternanza rende il libro super carino, scorrevole e dinamico, perfetto per non annoiarsi mai. Ed è un modo di scrivere che mi piace molto, quando lo incontro nei libri. Anche i personaggi sono ben caratterizzati, il che non è scontato.
In linea di massima la storia mi è piaciuta, ma dal punto di vista culturale si poteva fare molto di più. L’autrice si è concentrata tantissimo nel sottolineare continuamente il “candore” e la verginità (sia fisica che mentale) di Beth, quando avrebbe potuto approfondire dettagli molto più affascinanti della vita comunitaria anziché limitarsi a quello che serve per far avanzare la trama di White Dragonfly.
Mi ha colpita moltissimo, ad esempio, il dettaglio della bambola: nel libro si racconta che i bambini non possono avere bambole con viso e capelli. Ed è tutto vero, ovviamente ho controllato.
In alcune comunità Amish, infatti, le bambole tradizionali sono prive di tratti del viso e spesso anche di capelli, in linea con l’idea di evitare la vanità e l’individualismo e di ricordare che “siamo tutti uguali agli occhi di Dio”. Con tutto il rispetto per le credenze altrui, che tristezza! Una bambola senza volto per evitare che un bambino diventi vanitoso. Però, a pensarci bene, la cosa fa anche riflettere.
È più triste questo o il fatto che oggi bambine di dieci anni siano sui social truccate e vestite come se fossero ventenni? Sincera? Meglio le bambole senza volto che le bambine-bambole.
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Realtà o finzione?
ATTENZIONE SPOILER. Nel romanzo, quando Beth decide di non sposare l’uomo imposto dalla famiglia e sceglie di andarsene, i membri cercano di costringerla, arrivando a tenerla prigioniera per “esorcizzare il diavolo”. Qui la realtà si scontra nettamente con le esigenze della narrazione.
È qui che, almeno secondo le informazioni che ho trovato, la storia sembra prendere una direzione decisamente più estrema, funzionale a creare l’ansia e l’hype tipici del dark romance. In realtà, chi decide di lasciare la comunità durante o al termine del Rumspringa, prima del battesimo, in generale non è soggetto allo shunning, previsto invece per chi ha già fatto il proprio ingresso formale nella chiesa. Non c’è quindi quel tipo di ripudio sociale descritto nel romanzo.
Tuttavia, tra chi se ne va e la famiglia che resta può crearsi una barriera invisibile fatta di enormi differenze culturali. I rapporti familiari possono continuare, ma le due vite possono diventare molto difficili da conciliare: tecnologia, abiti, abitudini e modo di intendere la vita finiscono per creare una distanza concreta.
Non puoi certo mandare un messaggio su WhatsApp a tua madre, perché in molte di queste comunità la tecnologia non fa parte della vita quotidiana. Se vai a cena da loro, potresti trovarti davanti a regole e abitudini completamente diverse dalle tue. E raccontare la tua nuova vita fuori può essere complicato, perché quel mondo rappresenta valori e comportamenti molto lontani da quelli con cui sei cresciuto.
Insomma, la vera difficoltà può essere la distanza che si crea tra chi lascia la comunità e la famiglia che resta. I rapporti possono continuare, ma diventano inevitabilmente più complicati quando chi se ne va sceglie uno stile di vita completamente diverso da quello della propria famiglia.
Il vero e proprio shunning, cioè l’evitamento sociale previsto dalle regole della comunità, riguarda invece chi ha già ricevuto il battesimo e successivamente viola le norme religiose.
Voglio fare però una precisazione: esistono diverse comunità Amish e le regole non sono uguali per tutte. Alcune sono più chiuse e restrittive, altre leggermente più elastiche e, per esempio, possono permettere l’uso del telefono in determinate circostanze.

✒️ Il verdetto bisbetico su White Dragonfly
Un libro che si divora, soprattutto perché vuoi arrivare alla soluzione del mistero che lega le storie di Beth e Rush.
Questa è stata una bella sorpresa, quell’elemento anomalo che ha reso il libro diverso dal solito.
Nel complesso, una storia capace di intrattenere e incuriosire grazie a una struttura narrativa fresca, peccato per l’ossessione sul “candore purissimo” della protagonista e per qualche esagerazione drammatica di troppo. A bilanciare, però, c’è anche una buona dose di scene spicy, alcune piuttosto esplicite, e un linguaggio senza troppi giri di parole. D’altra parte, parliamo pur sempre di un Dark Romance. (E se ti piace il genere, ne ho parlato anche qui).
Voto: 4 stelle su 5. Una lettura godibile che convince molto per il ritmo e per la storia originale, un po’ meno per l’approfondimento sul mondo Amish, che avrei gradito.
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