L’Inter continua a soccombere in Europa: la Serie A non basta più per nascondere i limiti in Champions

Il rendimento europeo dell’Inter è sempre più preoccupante e ormai non può essere più giustificato con il dominio in campionato
Cristian Chivu, allenatore Inter - LeBisbetiche.com
Cristian Chivu, allenatore Inter – LeBisbetiche.com (Credits: Wikimedia Commons)

L’ultimo turno di Champions League ha certificato ulteriormente le difficoltà dell’Inter in campo internazionale. La sconfitta contro il Club Brugge a San Siro è solo l’ultimo episodio in ordine di tempo. La crisi ha radici profonde e deve essere necessariamente affrontata onde evitare di dover ridimensionare le proprie ambizioni.

La classifica langue e finora la formazione di Chivu non ha ancora conquistato punti nella fase a campionato della Champions League 2026/2027. Il margine per rientrare tra le prime 24 ed approdare ai play-off è ancora ampio, a patto che già dalla prossima partita contro lo Shakhtar Donetsk in programma il 21:00 ottobre a San Siro si inverta la rotta.

Resta però da capire il perché di questo rendimento non all’altezza del blasone di una squadra che in Italia ha dominato il campionato lo scorso anno e che quest’anno sta dimostrando di essere ancora la squadra da battere.

Le debacle contro le “piccole d’Europa”

Tralasciando la Serie A appena iniziata, l’Inter ha vinto tre degli ultimi sei campionati e in altre due occasioni è arrivata seconda ad un solo punto di distanza dalle squadre vincitrici. Un dato impreziosito tuttavia dalle tre Coppe Italia e dalle tre Supercoppe Italiane conquistato nel medesimo lasso di tempo.

Un dominio che non ha trovato corrispondenza con il rendimento in Champions League, anche se vanno fatte delle importanti considerazioni. Nel 2023 e nel 2025 l’Inter è arrivata in finale uscendo sconfitta contro due colossi del calcio europeo come Manchester City e Paris Saint Germain.

Stadio San Siro - LeBisbetiche.com
Stadio San Siro – LeBisbetiche.com (Credits: Wikimedia Commons)

Nella passata stagione, al netto di una prima fase condotta discretamente con la qualificazione agli spareggi, è poi arrivata una cocente eliminazione per mano del Bodo Glimt. I norvegesi hanno battuto i nerazzurri sia all’andata che al ritorno alimentando una serie di interrogativi più che leciti.

Perdere contro squadre oggettivamente più attrezzate facendo anche bella figura come nella finale persa contro i Citizens è più che accettabile, ma doversi arrendere a delle formazioni di campionati minori non può essere ammissibile se ti chiami Inter. Lo stesso Club Brugge non è una squadra di prima fascia e in Italia ha vinto di rado. Dunque qual è il problema della Benamata oltre i confini nazionali?

I potenziali problemi di natura tattica

Una delle possibili spiegazioni è relativa all’impostazione della squadra. La difesa a tre non ha quasi mai pagato nella massima competizione europea, almeno in epoca recente. Solo il Chelsea di Tuchel nel 2021 ha trionfato facendo affidamento in maniera costante su questo modulo. E ciò non è di certo un caso.

Ormai quasi tutti i top club si avvalgono di un’impostazione basata su quattro difensori così da avere maggiori possibilità offensive. Difendere a tre significa perdere un giocatore a centrocampo o in attacco, fermo restando che l’interpretazione di un modulo resta comunque relativa.

Probabilmente però uno dei punti cardine della disamina è quello relativa alla differenza di ritmo tra Italia ed Europa. In campo internazionale anche compagini minori corrono nettamente di più e hanno una natura decisamente più offensiva. L’Inter abituata invece ad interfacciarsi con i ritmi lenti e i tatticismi sfrenati del nostro campionato, non viene quasi mai attaccata in maniera sfrontata e i difensori hanno il tempo di trovare le giuste contromisure per limitare gli avversari. Sicuramente questo è un tema che riguarda tutte le nostre formazioni impegnate nelle coppe, ma per l’Inter è di gran lunga più accentuato.

Tifosi Inter - LeBisbetiche.com
Tifosi Inter – LeBisbetiche.com (Credits: Wikimedia Commons)

Il 3-5-2 di Chivu già utilizzato da Conte prima e da Inzaghi poi, chiaramente si basa sulla forza degli esterni che devono essere in grado di attaccare e difendere contemporaneamente. Diouf e Dimarco non sono di certo i primi arrivati, anzi soprattutto il secondo in Serie A ha spesso fatto la differenza.

La realtà è che in Premier League, in Liga e in Bundeliga giocano dei calciatori che puntano l’uomo e nella maggior parte dei casi lo superano. Ciò può fare andare in affanno i giocatori di fascia nerazzurri, che per badare alle sgroppate offensive dei vari Yamal, Olise e Saka per citarne alcuni devono rinunciare o quanto meno centellinare le proprie sortite offensive. Il Bodo Glimt e il Club Brugge non hanno questo potenziale, ma hanno messo seriamente in difficoltà l’Inter con i propri velocisti.

I tifosi interisti si aspettano un’inversione di tendenza netta visto il potenziale a disposizione. L’ambizione non può essere quella di doversi accontentare di passare il primo turno a fatica, bensì quella di poter provare a sognare. Non importa se poi la gloria non arriva. Arrivare in finale o semifinale è comunque di gran lunga più dignitoso rispetto a quanto sta accadendo ultimamente.

Antonio Pilato
Antonio Pilato
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