Il femminismo da social: empowerment o clamoroso autogol? La scomoda verità dietro ai reel motivazionali

Il femminismo si poggia su un vecchio adagio: nel bene o nel male, purché se ne parli. Ma sta davvero giocando a favore delle donne?
Femminismo da social - LeBisbetiche.com
Femminismo da social – LeBisbetiche.com (Credits: Lovable)

Mi sono chiesta a lungo se fosse il caso o meno di scrivere questo pezzo: affrontare certi temi è come ficcare la mano in un vespaio e, anche con le migliori intenzioni, il rischio di pestare i calli a qualcuno è sempre dietro l’angolo.

Sia chiaro: nel privato, sono assai meno diplomatica. In effetti, è mio costume elargire pareri tranchant come coriandoli a Carnevale, però il mio ruolo qui a Le Bisbetiche implica anche un certo grado di responsabilità. Poi, mi sono ricordata che l’intento del sito è proprio questo: esprimere liberamente le proprie opinioni, supportandole con fatti, riflessioni ed evidenze. Oltretutto, siamo nella rubrica Osservatorio: dunque, ecco cos’ho rilevato nelle ultime settimane di scroll selvaggio sulle principali piattaforme.

Partiamo da un assunto: il femminismo 2.0 non è più quello delle piazze gremite di donne, dei reggiseni bruciati al grido di “Women’s Liberation Now!”.

Tra l’altro, il dettaglio dei reggiseni è una conclamata urban legend, ma ci piace immaginare che sia andata così.

Quello delle minigonne sfacciate, dei caschetti irriverenti e degli slogan pro aborto, pro pillola anticoncezionale, divorzio e parità salariale. Quella radicale ma costruttivo, spinto da una potente ondata di consapevolezza.

Femminismo anni '70 - LeBisbetiche.com
Femminismo anni ’70 – LeBisbetiche.com (Credits – Lovable)

Il femminismo contemporaneo si presenta invece come un movimento confuso, caotico, incapace di canalizzare rabbia ed energie verso target che meritino il prezzo della battaglia.

Una specie di grande calderone emotivo dove confluiscono frustrazioni personali, delusioni amorose, incomprensioni e anche la sensazione diffusa ma inespressa di essere sempre un passo indietro rispetto alle aspettative — proprie e altrui.

E così, invece di diventare uno strumento di emancipazione, il femminismo woke si è trasformato un megafono che etichetta qualsiasi inciampo come un caso di studio sul patriarcato. Ed è avviato, ahinoi, verso derive più distruttive che edificanti.

Il femminismo e il concetto di “patriarcato”

Il problema è che questo “patriarcato” da social è un’entità elastica, modellabile, pronta all’uso. Un jolly da sbattere sul tavolo quando il bluff imbarca più acqua del Titanic. Una parola che funziona bene nei reel, nei commenti, nelle faide tra internauti, perché va inevitabilmente a bersaglio su temi caldissimi.

Femminismo in TV - LeBisbetiche.com
Femminismo in TV – LeBisbetiche.com (Credits: Lumina)

Peccato che, nel farlo, finisca per colpire anche chi agisce in buona fede, chi si assume responsabilità reali e costanti verso madri, sorelle e compagne di vita, chi sbaglia come sbagliamo tutti (femministe comprese), senza secondi fini, senza strategie di dominio, senza quell’aura da villain che i social amano cucire addosso a qualsiasi uomo respiri.

Soprattutto se bianco ed etero.

Il femminismo da social

E poi c’è la piaga dei guru motivazionali, quelli che dispensano consigli come ostie alla messa domenicale. Secondo loro, se il partner non risponde entro tre minuti, il red flag alert inizia a lampeggiare. Se non ti legge nel pensiero, se non anticipa ogni tuo bisogno emotivo, allora “non ti merita”.

Una logica binaria, rigida, che non lascia spazio alla complessità dei rapporti veri, costruiti su errori, tentativi, compromessi e giornate storte, dove sono le imperfezioni a renderci più preziosi.

Femminismo da social - LeBisbetiche.com
Femminismo da social – LeBisbetiche.com (Credits: Lovable)

Eppure, è una leva che fa presa, soprattutto a livello inconscio: è semplice, immediata e regala l’illusione di essere sempre dalla parte del giusto. Mettiamolo pure agli atti: questi sedicenti maestri di vita hanno rovinato più relazioni di Temptation Island.

Nel frattempo, slogan storici come “My Body, My Choice” vengono riciclati come proiettili retorici, anche in contesti dove i diritti riproduttivi sono già garantiti da decenni. Che va benissimo, per carità, ma si abbia almeno l’onestà intellettuale di ammettere che spesso si tratta di battaglie politiche travestite da missioni etiche.

E mentre si combattono guerre ideologiche sui social, si dimentica che l’ordinamento — seppur con tutte le sue falle — tutela già le donne in materia di affidi, alimenti, separazioni. Non è perfetto ed è certamente migliorabile, ma esiste. E, di certo, avvelenare i pozzi non regalerà diritti aggiuntivi a nessuno.

Femminismo e diritti - LeBisbetiche.com
Femminismo e diritti – LeBisbetiche.com (Credits: Lumina)

DISCLAIMER: in merito ai medici obiettori di coscienza, ci sarebbero infiniti capitoli da aprire. Il fatto che — pur essendo dipendenti pubblici — si rifiutino di eseguire i trattamenti clinici garantiti dalla Legge 194/1978  è il classico cortocircuito all’italiana. Personalmente, mi auspico che vengano relegati nel settore privato, così da non procurare difficoltà o impedimenti alle donne che, per qualsivoglia ragione, desiderano porre fine alla loro gravidanza. Ma questo è un altro discorso, e se ci allunghiamo oltre non la finiamo più.

Il femminismo e la violenza di genere

E poi c’è il tema più scivoloso di tutti: il femminicidio. Una parola che negli anni ha assunto un peso enorme, lapidario. Un termine che fa contorcere budella ed esplodere fegati, soprattutto dopo i recenti exploit di Roberto Vannacci. Eppure, è necessario mantenere un approccio lucido e pragmatico.

A partire da questo: il movente di un delitto non si stabilisce durante un talk-show serale su Rete 4. Identificarlo oltre ogni ragionevole dubbio è un lavoro complesso, un iter tecnico che richiede rigore, prove e contesto. E invece, ci ritroviamo a intavolare ricorrenti processi alle intenzioni. A puntare il dito contro la mascolinità tossica.

Femminismo e patriarcato - LeBisbetiche.com
Femminismo e patriarcato – LeBisbetiche.com

Pensateci: per ogni vittima, una nuova sferetta rotola nel pallottoliere statistico spiattellato nei TG.

E a rendere ancora più grottesco il quadro, c’è anche una magistratura che, tra correnti interne e interpretazioni arbitrarie — spesso politicizzate — raramente offre quella solidità che permetterebbe di affrontare seriamente la violenza di genere.

Mentre il populino si accapiglia — più sui social che nei bar di paese — nessuno sembra far caso all’elefante nella stanza: perché esistono omicidi di serie A e omicidi di serie B? Perché non si lavora invece sulla certezza della pena? Perché le perizie psichiatriche vengono elargite con una leggerezza che definire generosa è un eufemismo? E perché, anche a diagnosi conclamata, coniugi e familiari sono lasciati a sé stessi, in balìa delle Parche?

Nel bene o nel male, purché se ne parli

Domande che restano sospese, mentre il dibattito si incaglia nella solita, ormai abusatissima, guerra tra sessi: uomini che si sentono sotto scacco, perennemente inadeguati e paralizzati dal timore di sbagliare, come lepri abbagliate dai fari di un’auto.

Donne che promuovono una versione iper‑performativa e granitica di sé, più altezzose di Miranda Priestly e definitive come una cartella esattoriale. Risolute ed energiche, sempre pronte a ribollire come una moka caricata a cianuro… ma solo finché non devono trasportare le casse di acqua al quarto piano, e senza ascensore.

Femminismo woke - LeBisbetiche.com
Femminismo woke – LeBisbetiche.com (Credits: Lumina)

E così, mentre il femminismo delle origini si spaccava la schiena per cambiare leggi, diritti e costrutti sociali, quello dei social sembra più interessato a vessare il partner, a correggere comportamenti con la severità della signorina Rottermeier e a trasformare la vita privata in un carosello ideologico. E se frutta like o persino shitstorm, tanto meglio.

Ci serviva davvero, questo testosteronico e anacronistico girl power? Forse no, e lo dimostra anche il recente boom delle Tradwives, ma se non altro ingrassa i mercanti di empowerment… quelli che monetizzano a ogni scroll mentre ci vendono l’emancipazione a pacchetti.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *