L’analisi bisbetica sul periodo estivo e sulle sfaccettature negative che non tutti hanno il coraggio di ammettere

L’estate è iniziata per la gioia di tanti, ma non di tutti. La stagione calda è da sempre divisiva e lascia in dote diversi spunti di riflessione. In questa sede però andremo a focalizzarci su quelli “negativi”, perché da indomabili bisbetici non possiamo sempre essere d’accordo con il pensiero comune.
Eugenio Montale, non di certo il primo che capita, a quanto pare non la vedeva di buon occhio. Secondo le reinterpretazioni critiche delle sue opere, l’estate veniva definita come un periodo in cui tutto si fermava in maniera forzata sia per l’uomo che per la natura. Una sorta di routine priva di un senso puramente logico.
Chiaramente non è questa la sede per analizzare nel dettaglio il pensiero di uno degli interpreti più illustri del ‘900 italiano. Al contempo però da questo spunto possiamo ricostruire il nostro pensiero sull’estate, che purtroppo o per fortuna ci accompagnerà per i prossimi tre mesi.
L’estate e le limitazioni del clima arido
Indubbiamente la prima componente per niente a favore di questa stagione è il caldo eccessivo. Soprattutto con l’avanzare dei cambiamenti climatici (che esistono al contrario di quanto ci viene propinato dai potenti del mondo), sta diventando sempre più invivibile. Se non si ha la possibilità di stare al mare o in montagna può essere davvero una condizione costringente.
In città di fatto uscire durante la fase giornaliera è un’impresa per cuori forti. Per bambini e anziani è anche sconsigliato nei momenti di punta. Problema che in autunno, in inverno o in primavera non si pone affatto. Quindi già questo è un aspetto avverso che va assolutamente rimarcato.
Se poi non si hanno a disposizione dei condizionatori, anche stare in casa diventa poco piacevole. Il ventilatore può essere un palliativo che può aiutare per qualche ora, ma ad un certo punto il caldo torna a presentare il conto, che può essere piuttosto elevato in termini di temperature.
Quindi, fatte queste considerazioni oggettive, di certo non si può dire che l’estate sia tutta rose e fiori. Poi, ognuno è libero di pensare ciò che crede, però sarebbe curioso vedere come si muovono gli “amanti dell’estate” nelle giornate in cui il termometro supera i 35° e sfiora i 40°. Un clima che favorisce la proliferazione degli insetti, che oltre ad essere disgustosi possono essere anche piuttosto pericolosi.

Le aspettative sociali che alimenta l’estate
L’altro aspetto meritevole di un’analisi critica è la smania sociale che si eleva in estate. In quei tre mesi (ma anche un po’ prima) bisogna sempre stare sulla cresta dell’onda e non solo in senso fisico. Le uscite serali alle volte sembrano quasi forzate, le vacanze ad agosto sono diventate quasi un rituale da non poter trasgredire e se si rimane in città nelle settimane a ridosso di Ferragosto si viene catalogati come degli sfigati.
Il tutto poi al passo coi tempi deve essere certificato con tanto di post e stories sui social network, un po’ come per dire: “Io me la sto godendo alla grande l’estate”, ma poi effettivamente chissà se è sempre così. La sensazione in più di qualche circostanza è che in estate bisogna sfogarsi prima delle “tenebre” invernali.

Un ragionamento inconscio e che non poggia nemmeno su delle basi solide. In Italia infatti l’inverno non è rigido come nei paesi dell’est Europa o della Scandinavia. Per fortuna, in linea di massima le precipitazioni non sono all’ordine del giorno e nel centro-sud soprattutto può capitare che anche a dicembre e a gennaio le giornate siano soleggiate e con temperature quasi primaverili.
E dunque, pensare di dover “vivere” principalmente in estate è solo una convinzione nazional-popolare, ormai troppo diffusa per essere sradicata nel breve periodo. Ma in una società in cui l’apparenza domina sull’essenza, pensare di poter scardinare questo meccanismo, forse è solo una mera utopia.



