Manipolazione, punizioni, decessi anomali e divorzi in massa: il culto di Gwen Shamblin Lara continua a fare danni… anche dopo la sua morte

Classe 1955, Gwen Shamblin Lara sboccia agli occhi dell’opinione pubblica di Memphis in qualità di guru del dimagrimento drastico, ma molto presto capisce che la dieta, da sola, non basta: per diventare qualcuno occorre un’idea più ambiziosa. E così, trasforma la perdita di peso in un sacramento. Converte i sensi di colpa e l’inadeguatezza in leve potentissime. Nel 1986 lancia infatti il Weigh Down Workshop, un programma che promette la salvezza eterna attraverso la fame “controllata” e l’amore per Dio. Niente calorie, niente esercizi sfiancanti, e certamente niente scuse: se ingrassi, non è il metabolismo lento, è mancanza di fede. Gwen spiega il suo personale metodo: «Ingerisco bocconi così piccoli che non rischio di prendere peso, e non mangio mai oltre la sazietà».
Il format esplode. In quindici anni entra a gamba tesa in 30.000 chiese, Gwen vende milioni di copie del suo libro e costruisce un impero che lei definisce “Ministero”, ma che profuma molto di business: BMW, Mercedes, una mega villa da 2,3 milioni di dollari… ed è solo l’inizio.
Here’s everything you need to know about the real Gwen Shamblin Lara, played by icon Jennifer Grey in @lifetimetv‘s #GwenShamblin: #StarvingForSalvation. https://t.co/OYcVuvxcEV pic.twitter.com/hrNPuTsWyI
— Decider (@decider) February 5, 2023
Nel 1999 fonda a Franklin, in Tennessee, la Remnant Fellowship Church, la sua chiesa personale, dove la dottrina è semplice: un’insalata al giorno toglie il Diavolo di torno. Giusto un paio di foglie, ovviamente. Ma per gli alcolici, un occhio lo chiude eccome. Pure tutti e due.
«Accusarmi di essere falsa è un’espressione forte, perché è Dio stesso a chiedermi di essere così», sostiene. Eppure. respinge il concetto di Trinità, esige donazioni, predica obbedienza assoluta. Le accuse a suo carico, però, si accumulano: controllo, manipolazione mentale ed emotiva, punizioni corporali… fino al terribile caso del piccolo Josef Smith, morto dopo abusi atroci a soli 8 anni. Gwen difende i genitori, paga profumatamente gli avvocati, sostiene che si tratti di un caso di accanimento giudiziario e mediatico.
Intanto, anche la sua immagine si trasforma: capelli sempre più alti e cotonati, croccanti sotto strati di lacca, silhouette di anno in anno più scheletrica, estetica evanescente da televangelista post-apocalittica. Un’attempata Bratz dell’Apocalisse che predica la ricerca della salvezza spirituale, mentre al contempo costruisce un culto deleterio.
Manco a dirlo, gli accoliti della Remnant Fellowship Church sono prevalentemente donne, galvanizzate dalla prospettiva di ritrovare potere, controllo e sex appeal. Questa schiera di fedelissime, secondo numerose testimonianze, piegano le rispettive famiglie ai diktat di Gwen, arrivando ad emularne le mosse anche nella vita privata. Quando la carismatica leader decide di lasciare lo storico marito David Shamblin, includendo la separazione negli sgarri permessi dal culto, si verifica infatti un boom di divorzi.

La fine beffarda di Gwen Shamblin Lara
Nel 2021, però, il suo jet privato precipita – ironia della sorte – nel Percy Priest Lake (letteralmente, Lago del Sarcedote Percy), in Tennessee. Muore insieme al nuovo marito, l’attore Joe Lara, e ad altri 5 membri della chiesa. Il NTSB ipotizza un malore o una défaillance da parte del pilota. Gwen lascia una grossa fetta del suo patrimonio in eredità ai figli Michael ed Elizabeth, mentre alla Remnant sostanziose donazioni e 17 ettari di terreno per costruire nuove strutture ed ampliare il culto, per un valore totale di 40 milioni di dollari.
Il resto lo fa la cultura pop: docu-serie, film, testimonianze. Un’eredità intellettuale che oggi persino suo figlio, Michael “Black”, definisce “una setta”. L’uomo, i cui figli frequentano tutt’ora la Remnant Fellowship Church, vive in una casa con le pareti completamente dipinte di nero, in controtendenza con la fissazione di Gwen per il colore bianco. Lui stesso faceva parte della Chiesa dall’età di 19 anni, salvo poi distaccarsene precipitosamente nel 2021 dopo l’incidente mortale della madre, subendo però stalking e attività di controllo da parte del nuovo management.
«Cominciavo a vedere Gwen come una persona narcisista» – racconta Michael nel documentario Inside America’s anorexic cult – «che voleva avere tutto sotto controllo. Nel frattempo, subivo continue pressioni dai vertici, e dentro di me cominciava ad affacciarsi un lato oscuro. Per me, era l’immagine di qualcuno stanco di essere maltrattato, abusato da una religione finta e soffocante. Di una forza pronta a sfidare questa falsa religione. Non mi farò più ingannare da donne bugiarde, da leaders bugiardi».

Indubbiamente, Michael appare come un personaggio pittoresco, quasi caricaturale, e forse è stata proprio la sua permanenza all’interno della Remnant Fellowship Church a renderlo così macchiettistico. In casa custodisce un piccolo arsenale: un fucile 224 Valkyrie e una Lapua Magnum 338, a suo dire per autodifesa, specialmente dopo le reiterate minacce di morte ricevute. Nel vano portaoggetti dell’auto conserva invece una semiautomatica CZ75. Paranoia galoppante? Manie di persecuzione? Forse no.
Il clima all’interno della Remnant era decisamente delirante, denuncia ancora Michael. La madre Gwen e il direttivo avevano persino interpretato la fortunata pellicola Matrix, rilasciata nel medesimo anno della fondazione, come un parallelismo con la propria verità. Al posto della famigerata pillola rossa, vi erano porzioni di cibo lillipuziane, peraltro esclusivamente light e sugar free. Anziché l’iconico agente Smith e i suoi replicanti, vi era il mondo esterno, che costituiva una minaccia costante per il culto e per tutti i suoi membri. Musica, media, social network: qualsiasi input poteva minare la solidità del progetto, corrompendone le sorti. Il culto della magrezza, però, non escludeva alcuni intrattenimenti di dubbia moralità: Michael denuncia che chi non deperiva e mirava in alto aveva l’accesso alla villa della Remnant per festini sessuali che includevano anche minori, con fiumi di alcol forniti direttamente dall’organizzazione.
Ora la Remnant, priva della guida di Gwen, è passata nella mani della sua secondogenita, Elizabeth. A sua volta ossutissima e sposata con un presunto consulente della NASA e di SpaceX, attualmente la donna detiene tutto il potere, accentrando su di sé l’idolatria precedentemente riservata alla madre. Michael sottolinea: «È il suo turno».
Gwen Shamblin Lara’s Daughter Urges People To ‘Follow Me As I Follow Her’: Elizabeth Shamblin Hannah, daughter of alleged cult leader Gwen Shamblin Lara, is urging people to follow her as she walks in her mother’s footsteps.
The post Gwen Shamblin… https://t.co/XrzdjuXEBp pic.twitter.com/iCYbEo7Of6
— Tweets for Thinkers (@thinkertweet) February 28, 2024
Un desiderio di rivalsa che affonderebbe le sue radici in antichi racconti biblici, secondo il novello Man in Black: «Nell’Antico Testamento c’era una regina, Jezabel. È esistita veramente, ed è la Bibbia a parlarne. Probabilmente, è la donna più malvagia mai esistita. Il suo obiettivo principale era sostituire il culto di Dio con quello di Baal e Asherah, e ha anche ucciso numerosi profeti di Dio. Sto parlando di donne che si fanno influenzare da questa idea, al punto da voler essere venerate come divinità. Gwen a una certo punto si è stancata di sottostare all’autorità degli uomini, e a quel punto era pronta a lanciare il suo progetto personale«. E qui, la bomba: “La Remnant ha preso spunto da Scientology, e Scientology appoggiava la Remnant”. Perbacco, entrano in gioco persino i pesi massimi.
Ad avvalorare la sua tesi vi sono le circostanze della morte del piccolo Josef Smith: “I genitori ricevevano cattivi consigli dalla Remnant, come chiuderlo nella sua camera per interi weekend. Suggerivano inoltre di picchiarlo con gli stick di colla, usandoli come fossero fruste». Fame e percosse che richiamano, per dinamiche di controllo e privazione, le testimonianze emerse sulla Sea Org di Scientology , come riportato anche dal documentario Going Clear.
Waco, Jonestown, Heaven’s Gate: culti diversi, un destino comune
Attualmente, La Remnant Fellowship Church sembra aver preso le distanza da queste pratiche barbariche, forse più per spirito di autoconservazione che per un autentico senso di responsabilità, ma il rischio di nuovi decessi è sempre dietro l’angolo. Parola di Michael: «Cercano di stare alla larga da quella roba, ma la gente ha disturbi alimentari e sta morendo di fame».
Ovviamente, non possiamo istituire un processo alle intenzioni, e neppure stabilire con certezza che cosa abbia spinto Gwen a fondare un “Ministero” così opaco e disturbante. Allo stesso tempo, non ci è possibile accertare il grado di affidabilità del figlio Michael, ma solo prendere con le pinze i suoi racconti e tracciare le linee tra i puntini.
Senza dubbio, però, esistono dei precedenti analoghi assai pericolosi. Qualche esempio? La tragedia di Waco, in cui persero la vita 4 agenti dell’ATF e 82 davidiani, incluso il leader della setta David Koresh. O il massacro di Jonestown, in cui perirono 900 membri del Tempio del Popolo fondato da Jim Jones. Infine, uno dei casi più terrificanti: le 39 vittime di un “suicidio di massa” dell’organizzazione Heaven’s Gate, rinvenute a Rancho Santa Fe, California. Del resto, le ossessioni (ne abbiamo parlato anche qui) fioriscono spesso da bisogni e disagi radicati nel nostro inconscio.
Gwen è morta in un lago del Tennessee, care Comari, ma il suo culto non è affondato con lei. È questo il punto più inquietante: le profetesse improvvisate passano, ma le strutture che hanno costruito restano. E finché ci sarà qualcuno disposto a confondere la fame con la fede, la Remnant – o la sua prossima reincarnazione – continuerà a prosperare sulle fragilità altrui.
Se volete approfondire, qui trovate un documentario molto esaustivo sulla Remnant Fellowship Church ad opera dello youtuber americano Drew Binsky: attendiamo le vostre opinioni!



