Blake Leibel passerà alla storia come uno dei criminali più efferati, enigmatici e disturbanti di sempre: ha messo in scena l’orrore che covava nella sua mente.

Quest’oggi analizzerò un caso assai crudo ma sconosciuto ai più, nonostante allunghi i suoi tentacoli dagli States all’Europa dell’est. Si tratta di un evento di cronaca denso di dati e di avvenimenti, perciò parto subito a introdurre il primo protagonista della nostra storia.
Si tratta di Blake Leibel, l’inquieto rampollo di una delle famiglie più facoltose dell’Ontario, che nel 2015 aveva fatto di Los Angeles la sua roccaforte creativa. Nonostante il legame a tratti disfunzionale con nonni e genitori, all’epoca il trentacinquenne si cullava in sogni di grandezza, coltivando la sua passione per le graphic novels e le sceneggiature cruente mentre la moglie Amanda Braun portava in grembo il primogenito della coppia.
I due erano convolati a nozze nel 2004, ma in poco più di un decennio il rapporto aveva iniziato a sfilacciarsi, al punto che Blake si distraeva sistematicamente con altre avvenenti frequentazioni, incurante della gravidanza di Amanda.
Blake Leibel e Iana Kasian: il lupo perde il pelo…
Tra un flirt e l’altro, l’uomo si era invaghito anche di Iana Kasian, di cinque anni più giovane, una frizzante ucraina di belle speranze trasferitasi a West Hollywood per farsi strada nel settore della moda. Al termine degli studi nella facoltà di Giurisprudenza aveva lavorato negli uffici governativi di Kiev ma, spinta dall’ambizione, si era recata nella Mecca dello star system a caccia di successo e notorietà.
Dopo diversi buchi nell’acqua, e stanca della carriera alternativa di traduttrice russa, Iana aveva forse visto in Blake un potenziale aggancio per approdare allo show business losangelino, ma poi si era lasciata conquistare dalla trascinante energia dell’uomo, e infine dal suo fascino.

Era però del tutto inconsapevole che Blake stesse per issare il primo fiocco azzurro sopra l’uscio della casa coniugale. Iana era altrettanto all’oscuro del suo vincolo matrimoniale, ma ben presto l’uomo la tolse da ogni impaccio, sgombrandole spontaneamente la strada.
Blake, infatti, firmò in fretta e furia le carte del divorzio, destinando corposi alimenti ad Amanda e al figlio, quasi alla stregua di un risarcimento morale.
Ma se Amanda detestava cordialmente la new entry nel cuore — e nel portafoglio — dell’ex marito, Iana aveva appena coronato il suo sogno nel cassetto: una vita nuova di zecca, affacciata sugli studios di Hollywood, sui lounge club più eccitanti e sui negozi più in auge di Beverly Hills.
Una svolta che profumava di commedia romantica anni ’90, ma che dietro le premesse stellari iniziava già a fermentare come panna fresca al sole.
La sbandata di Blake per Iana, in effetti, non era l’eccezione che confermava la regola. Il graphic novelist non aveva mai smesso di circondarsi di donne compiacenti, a prescindere dal suo stato civile. A una di esse — Constance — regalò persino un appartamento, in modo da facilitare i loro rendez-vous clandestini.
A quei tempi, Iana era incinta della piccola Diana Leibel, e totalmente ignara dei traffici pruriginosi del compagno. La madre Olga l’aveva raggiunta dall’Ucraina, in modo da aiutarla nella gestione della neonata, e la giovane non poteva essere più felice.
Il parto andò a gonfie vele: la coppia fece ritorno col bebè nel loro nido di North Doheny Drive, ma l’oscurità dentro Blake stava per prendere il sopravvento.

Blake Leibel: una psiche corrotta
Magari fossero state le ricorrenti scappatelle di Blake, a decretare la fine della relazione. E se Iana avesse subodorato l’indole disturbata dell’uomo che amava, forse avrebbe agguantato la sua bambina, il passaporto e quattro spicci, in direzione dell’aeroporto. Forse si sarebbe lasciata alle spalle la sua terra promessa, per ricominciare da zero nel Vecchio Continente.
Purtroppo, così non è stato.
Mentre Iana ignorava bellamente che Amanda e Constance — rispettivamente, l’ex moglie e l’amante di Blake — complottavano contro di lei, fantasticando sui modi più creativi per estrometterla dall’equazione, l’uomo aveva imboccato una china ben più preoccupante.
Denunciato da Constance per violenza domestica e costretto ad ammettere l’infedeltà a un’incredula Iana, Blake si vide tremare la terra sotto i piedi.
Diventò controllante, oppressivo. Spiava il telefono della donna, le sue conversazioni con la madre. Interpretava ogni sua smorfia come il segnale di un’imminente apocalisse domestica, temeva che la piccola Diana venisse strappata alle sue cure.
Peggio: che la stessa Iana fosse intenzionata a riprendere il controllo della sua vita.
Intrappolato in una spirale di paranoie e fantasie oscure, l’uomo fece affiorare dagli abissi della sua psiche uno degli incubi che aveva tratteggiato nella sua graphic novel più celebre, Syndrome.
Material 1 del que hablamos en nuestro capítulo de hoy. Las imágenes del #comic de Blake Leibel #syndrome. #podcast #cuentamelodenuevo #geekssupremos #misterio #gore pic.twitter.com/mHeRJzl2nx
— Geeks Supremos (@GeeksSupremos) March 6, 2024
L’opera di Leibel narrava le gesta di un neuropatologo ossessionato dal cervello dei serial killer, e illustrava con dovizia di particolari scene splatter e gore. Nella più evocativa, a uno di questi veniva rimossa la calotta cranica e tagliata la gola, per poi essere issato a testa in giù, in modo che i fluidi corporei scolassero in uno scarico.
La vignetta conclusiva di Syndrome recitava un assunto emblematico, e che si sarebbe rivelato tristemente premonitore: «Alla fine, noi tutti diventiamo mostri».
DISCLAIMER: il prossimo blocco contiene descrizioni grafiche e dettagli autoptici non adatti alle persone più sensibili, perciò vi consiglio di valutare bene se proseguire o meno con la lettura: chi vuole risparmiarsi la parte più cruda può saltare direttamente all’ultimo paragrafo.
L’omicidio di Iana Kasian
Il 24 maggio 2016 Olga Kasian, cui era stata affidata la piccola Diana, si recò presso l’abitazione di Blake e della figlia. Suonò invano al campanello, poi vide una mano scostare la tendina della finestra, infine l’appartamento rimpiombò nel silenzio e nell’immobilità. Allarmata, Olga compose il 911 ma gli agenti, dopo diversi tentativi di contatto, gettarono la spugna: non avevano gli estremi né il mandato per un’irruzione.
Solo due giorni dopo, il 26 maggio, Olga li trascinò nuovamente all’838 di North Doheny Drive. Stavolta, la Polizia riuscì a stabilire un dialogo stentato con Blake e, grazie all’intervento di un mediatore, persino a penetrare nello stabile.
L’uomo si era barricato in camera da letto, appoggiando un pesante materasso alla porta; una volta schiuso l’uscio, gli agenti misero a fuoco uno spettacolo destinato a tormentarli per ogni notte a venire.
Iana era riversa sul letto, il volto parzialmente scarnificato. Frammenti del suo cranio decoravano la moquette come macabri rimasugli, proprio accanto ai resti di un pasto da asporto. La stanza sembrava sommariamente pulita, ma le successive analisi forensi cristallizzarono una scena del crimine di rara brutalità.
Iana era stata picchiata, seviziata e torturata per circa 8 ore. Le estese e profondissime mutilazioni ne avevano devastato il corpo, ma era ancora viva quando Blake l’aveva sollevata per i piedi e adagiata nella vasca da bagno, lasciandola dissanguare lentamente.

Il medico legale della contea di Los Angeles, James Ribe, fu chiamato a esaminarne i resti, e quello che vide lo segnò per sempre. Nella deposizione, la sua voce risuonò in aula con un misto di sgomento e incredulità:
“Il cuoio capelluto era completamente assente… non è stato ritrovato”
“Porzioni del lato destro del viso erano state strappate via… compreso l’orecchio”
“Ho identificato un morso umano”
Ribe non è un medico impressionabile. Ha visto omicidi, mutilazioni, stragi domestiche. Ma davanti a Iana si fermò.
“Non ho mai visto una cosa del genere prima. E dubito che quasi nessun medico legale in questo Paese o all’estero l’abbia mai vista, se non forse in tempo di guerra”
Una tragedia partorita dagli incubi
L’omicidio di Iana Kasian è uno dei casi più scellerati e cruenti che abbia mai affrontato, reso ancora più violento dalla successiva ondata di sensazionalismo. Si tratta infatti di un crimine tanto agghiacciante quanto media-friendly: gli ingredienti per lo share ci sono tutti — il graphic novelist tormentato e donnaiolo, un’affascinante ucraina assetata di riscatto, le ex insidiose e pettegole, la famiglia milionaria alle spalle… e tuttavia ho la sensazione che non sia stato detto tutto.
Per valutare un crimine, è essenziale conoscere il movente. In questo caso, gli investigatori hanno fornito un ventaglio di ipotesi — gelosia, delirio, controllo, crollo psicotico — ma la verità, anche a distanza di molti anni, sembra ancora scivolare tra le dita.
Sembra quasi che Iana sia morta invano, senza un motivo che regga, senza una logica che consenta di incasellare l’orrore dentro un perché.
Leibel oggi sta scontando l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale, rinchiuso nel penitenziario di massima sicurezza di Centinela, nel deserto della California. Un luogo che inghiotte gli uomini, digerendoli e risputandoli sottoforma di numeri e matricole. È lì che trascorrerà il resto della sua vita, mentre chi vuole ricordare la sfortunata Iana può lasciare un fiore virtuale nella sua pagina commemorativa.
E poi c’è Diana. Lei non ricorderà nulla — e questa, forse, è l’unica grazia possibile in questa storia — ma porta addosso un’assenza che non si colmerà mai.
Noi speriamo che Diana ottenga la rivalsa che a sua madre è stata negata. Che cresca lontana dal buio che l’ha sfiorata, e che un giorno possa guardare avanti, senza il peso delle fantasie oscure di Blake. Perché Iana è morta solo tre settimane dopo averla data alla luce… mentre lui partoriva il suo personale incubo.



