Pedro dice addio al calcio: “Muchas gracias, campeón”. Solo chi non capisce di pallone non l’ha apprezzato

Pedro Rodriguez Ledesma ha annunciato il ritiro dal calcio giocato a 39 anni. Lo spagnolo ha vinto praticamente tutto, ma nonostante ciò ha ricevuto anche ingiuste critiche
Pedro Rodriguez Ledesma - LeBisbetiche.com
Pedro Rodriguez Ledesma – LeBisbetiche.com (Credits: Wikimedia Commons)

Il ritiro di Pedro è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. L’esterno offensivo iberico, dopo aver lasciato la Lazio lo scorso giugno, sembrava voler chiudere la carriera in un club minore. Ed invece, come solo i grandi campioni sanno fare, ha capito che era giunto il momento di dire basta.

Seppur questa decisione abbia portato enorme sconforto negli appassionati di calcio, è però giusto rispettarla. D’altronde il primo a risentirne è proprio lui, che a differenza di tanti ha giocato a pallone in primis per passione.

Lo ha ribadito nel suo messaggio d’addio in cui si è lasciato andare ad un’esclamazione piuttosto eloquente: “Grazie, calcio, per avermi reso così felice”. Uno spirito che oggi pochi calciatori hanno. Lui però ha sempre avuto un approccio differente e per fortuna, cari amici bisbetici, abbiamo potuto apprezzarlo anche nella nostra Serie A.

Le numerose finali decise da Pedro

Prima riavvolgiamo il nastro a quando a soli 17 anni è arrivato a Barcellona in un momento in cui i catalani si apprestavano ad iniziare un ciclo di vittorie praticamente senza precedenti. E Pedro è stato protagonista assoluto al fianco di campioni come Messi, Iniesta, Xavi e Puyol, solo per citarne alcuni.

Ha messo il timbro su diverse finali, tra cui quella di Champions League del 2010/2011 contro il Manchester United. Ha contribuito anche ad altri successi dei blaugrana come la Supercoppa Europea del 2009 (decisiva la sua rete allo Shakhtar Donetsk) e al Mondiale per club nel medesimo anno. Un suo sigillo allo scadere ha permesso al Barça di pareggiare contro l’Estudiantes, battuto poi ai supplementari.

Anche al Chelsea è riuscito a timbrare il cartellino in una finale, nello specifico quella di Europa League 2018/2019 vinta per 4-1 contro l’Arsenal a Baku. In panchina c’era Maurizio Sarri, che ha ritrovato nella sua ultima esperienza da calciatore alla Lazio. Ad onor del vero, prima aveva tentato la fortuna alla Roma. A Trigoria l’amore non è mai sbocciato, a Formello sì. Non ha vinto nessun trofeo sulla sponda biancoceleste del Tevere, al contempo però ha portato una mentalità importante e si è tolto non poche soddisfazioni.

È entrato nella storia per aver segnato nel derby della Capitale con entrambe le maglie. Prima di lui solo Kolarov e Selmosson erano riusciti nella medesima impresa. Pedro ha inoltre regalato una gioia immensa anche al Napoli, nonostante non ci abbia mai giocato. La sua doppietta all’Inter nella penultima giornata della Serie A 2024/2025 è risultata decisiva ai fini della conquista dello scudetto da parte degli azzurri.

Pedro con la maglia della Lazio - LeBisbetiche.com
Pedro con la maglia della Lazio – LeBisbetiche.com (Credits: Lazio Wiki)

L’atteggiamento polemico di alcuni “tifosi” nei confronti di Pedro

L’altra faccia della medaglia è quella degli interisti che da allora lo hanno sempre visto come un “nemico“. L’apice di questo astio è stata l’ultima finale di Coppa Italia, in cui Pedro è stato preso di mira da diversi sostenitori nerazzurri con sonori fischi. Un comportamento ingiusto e per certi versi puerile.

Attribuire i propri insuccessi ad un giocatore che fa il proprio dovere in campo è a dir poco paradossale. È bene però precisare che fortunatamente molti tifosi della Beneamata non sono in linea con questo pensiero e chiaramente apprezzano il campione originario di Tenerife.

Un sentimento analogo è anche quello che hanno provato i romanisti, per cui Pedro è diventato un acerrimo avversario dopo essere passato alla Lazio. Al di là dell’eterna rivalità con i biancoceleste di cui Pedro è diventato poi una sorta di icona, certi giocatori vanno visti come apolidi e senza bandiere. Tutto molto lineare in teoria, se non fosse per il modo a dir poco viscerale in cui viene vissuto il calcio nella Capitale da entrambe le parti. Nemmeno i big vengono risparmiati.

In generale una delle critiche venuta fuori anche dal sempre severo mondo dei social è quella di essere stato un comprimario e di aver beneficiato dei grandi campioni del Barça e del Chelsea. Peccato che con certi giocatori ci si può misurare costantemente solo se si ha altrettanto talento. Inutile pretendere che concetti in apparenza così semplici possano essere compresi da tutti. Sono tutti allenatori dietro una tastiera. Dal canto suo Pedro risponde con 25 trofei tra nazionale e club.

Antonio Pilato
Antonio Pilato
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