The Ring: la disturbante STORIA VERA dietro la VHS maledetta

Dalla chiaroveggente Chizuko Mifune alla videocassetta maledetta del film horror The Ring: il retroscena che nessuno conosce.

Questa è la stagione di brindisi e grigliate, e proprio per questo oggi tratterò un argomento stuzzicante, che vi indurrà a smaltire l’abbiocco post-prandiale del prossimo weekend davanti a una delle pellicole più spaventose di sempre: The Ring.

Come ben sappiamo, spesso la realtà supera l’immaginazione. Altre volte, invece, può fungere da musa ispiratrice per storie terrificanti su carta e celluloide, e questo è proprio il caso del film di Gore Verbinski con protagonista Naomi Watts. Se avete visto solamente il blockbuster a stelle e strisce, ecco un primo — ma prevedibile — plot twist: la pellicola è liberamente tratta dal romanzo Ringu (リング) dello scrittore giapponese Kōji Suzuki, pubblicato nel 1991. Che originali, questi cugini americani.

Non è la prima volta che i produttori statunitensi attingono a piene mani dal suggestivo folklore del Sol Levante, ma nell’adattamento americano vengono tralasciati alcuni dettagli e retroscena fondamentali alla trama. In particolare, il personaggio di Samara viene plasmato sulla falsariga della sua gemella nipponica Sadako. Solo in pochi, però, sanno che quest’ultima affonda le radici nella tragica figura di una chiaroveggente realmente esistita.

Facciamo chiarezza, e tracciamo un parallelismo tra l’opera letteraria e quella cinematografica: Sadako/Samara è la giovane vittima di un brutale infanticidio, e viene gettata in un pozzo dal suo assalitore nel tentativo di occultare il delitto.

Dalle profondità di quel serbatoio umido e scuro come la notte, Sadako/Samara tesserà la propria vendetta nei confronti dell’abiezione umana, imprimendo le proprie sofferenze su una VHS. Il filmato condannerà a morte chiunque non lo duplichi nei famigeratissimi sette giorni successivi, propagando la maledizione come un virus.

Ma da dove nascono davvero i poteri di Sadako?

The Ring: la genesi di un incubo

La risposta si trova tra le pagine di Ringu. Se c’è una cosa in cui il Giappone è inarrivabile, oltre al tè matcha e a garantire treni più puntuali del Fisco italiano, è trasformare le tragedie umane in leggende che si insediano in pianta stabile nella cultura pop mondiale.

La storia di Chizuko Mifune, una chiaroveggente nata nel tardo Ottocento, ne è un esempio da manuale, tanto da diventare la matrice del personaggio di Sadako e — soprattutto — di sua madre, Shizuko Yamamura.

The Ring, Chizuko Mifune - LeBisbetiche.com
The Ring, Chizuko Mifune – LeBisbetiche.com (Credits: X)

Chizuko Mifune nasce in un Giappone che sta ancora cercando di capire se la modernità sia una benedizione o un insinuante maleficio. È giovane, assai suggestionabile e, per di più, circondata da persone convinte che l’ipnosi mesmeric — una moda dell’epoca — possa gettare un ponte tra il mondo terreno e il sovrannaturale.

Secondo numerose fonti, il professor Fukurai Tomokichi dell’Università Imperiale di Tokyo la prende sotto la sua ala, ma in realtà intende testare le sue presunte capacità di proiettare parole su carta (pratica nota con il nome di “nensha”) e di manipolare oggetti con la mente. E non stiamo parlando di un Azzecca-garbugli da fiera della porchetta, ma di un eminente accademico che cercava di dimostrare scientificamente l’esistenza della percezione extrasensoriale.

The Ring - LeBisbetiche.com
The Ring – LeBisbetiche.com (Credits; X)

 

L’iniziativa sfocia in un esito piuttosto scontato: Chizuko diventa dapprima un caso di studio, poi un pet da esibire nei salotti aristocratici e, infine, un fenomeno da baraccone. Quando, nel corso di una dimostrazione pubblica, gli astanti insinuano il dubbio che Chizuko stia barando, la chiaroveggente sprofonda sotto il peso dell’umiliazione.

Esposta al pubblico ludibrio, la donna viene anche accusata di frode, un’imputazione che la trascinerà verso il baratro. La sua storia si conclude tragicamente, con una sorsata di veleno che la condurrà a una prematura dipartita e all’oblio.

Almeno, fino alla pubblicazione di Ringu.

The Ring: dal suicidio alla saga horror

È proprio dalla vicenda di Chizuko, che Kōji Suzuki trae lo spunto per scrivere Ringu: non copia la vita di Chizuko, ma la distilla in una narrazione stratificata e avvincente.

La madre di Sadako, Shizuko Yamamura, è una sensitiva tormentata, sfruttata e poi beffeggiata dall’opinione pubblica. Il romanzo di Suzuki riprende questa trama, che sarà il vero cardine di tutta la vicenda, e poi la intreccia magistralmente con l’iconografia degli yūrei, gli spiriti vendicativi della tradizione giapponese.

Sadako è figlia di questa eredità: una giovane donna con poteri psichici incontrollabili che diventa suo malgrado vittima di abusi, pregiudizi e ignoranza. La sua maledizione nasce da un trauma che si incarna in un simbolo moderno: la videocassetta.

Nel romanzo, è il giornalista Kazuyuki Asakawa a indagare sulla maledizione; nell’adattamento americano, il ruolo investigativo passa alla reporter Rachel Keller, interpretata da Naomi Watts. Le sue ricerche lo conducono proprio alla storia di madre e figlia: scoprirà che la maledizione è un’estensione del potere psichico della ragazza, capace di uccidere con la sola forza del pensiero.

Dagli abissi di un pozzo dimenticato e sigillato da una pietra circolare, Sadako si eleverà al rango di entità vendicatrice, e punirà chiunque osi fare ironia o minimizzare le sue sofferenze. Ma soprattutto, quelle di sua madre, di cui lei è rimasta orfana a causa della puerile crudeltà del mondo.

The Ring - LeBisbetiche.com
The Ring – LeBisbetiche.com (Credits: official trailer YouTube)

Il parallelismo tra Chizuko Mifune e Sadako, quindi, non è solamente un esercizio di fantasia, come confermato dallo stesso scrittore, ma un archetipo narrativo che rispecchia dinamiche oltremodo attuali, specialmente nell’era dei social. Chizuko è stata una donna schiacciata da aspettative irrealistiche e da un sistema che l’ha prima esaltata e poi sbriciolata; Sadako è invece la sua erede simbolica, una figura che perpetua la vendetta di chi non ha mai avuto voce.

Perciò, care Bisbetiche, la prossima volta che affronterete The Ring — o il suo predecessore giapponese del 1998 — avrete uno strumento in più per comprendere la sete di rivalsa della raccapricciante protagonista.

E se dopo la prossima grigliata, a visione conclusa, vi sentirete osservate dal televisore spento, non preoccupatevi: è solo la digestione. Nel dubbio, però, ricordate la regola d’oro… e chiedetevi come diamine si duplica una VHS nel 2026.

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