L’ultimo viaggio di Gabby Petito: una giovane coppia, un van e una bugia inconfessabile

L’angosciante vicenda di Gabby Petito: a volte, neppure l’amore e le buone intenzioni garantiscono il favoleggiato happy ending.
Gabby Petito e Brian Laundrie - LeBisbetiche.com
Gabby Petito e Brian Laundrie – LeBisbetiche.com (Credits: immagini di repertorio YouTube)

Oggi ci occuperemo di una vicenda relativamente recente – correva l’anno 2021 – e che ha alcune attinenze con altri due casi che abbiamo affrontato in precedenza, quello di Melania Rea e di Shannan Watts. Chi ha orecchie per intendere, intenda. Gli altri, tutti dentro al van di Gabby Petito e Brian Laundrie.

I protagonisti della nostra storia sono, per l’appunto, Gabriella Venora Petito, di 22 anni all’epoca dei fatti, e il suo fidanzato Brian Christopher Laundrie, di 23. Due giovani avvenenti e spigliati: biondissima, esile e sorridente lei; atletico, carismatico e ambizioso lui. Entrambi covavano un’aspirazione, quella di spiccare nel microcosmo di YouTube grazie al trend “van life”.

Gabby Petito, un sogno racchiuso in un van

Con questo sogno nel portaoggetti del van, Gabby e Brian si lasciarono alle spalle la brulicante metropoli di New York nel luglio del 2021: il loro obiettivo era quello di intraprendere un lungo viaggio on the road visitando il maggior numero di parchi nazionali e di spot panoramici lungo il percorso. Banalmente, il loro piano prevedeva di godersi la folie à deux di tappa in tappa, documentando spezzoni di vita quotidiana sulle quattroruote, scorci suggestivi, imprevisti divertenti e ingegnosi trick a beneficio della loro community in ascesa.

Interno di un van - LeBisbetiche.com
Il van di Gabby Petito e Brian Laundrie – LeBisbetiche.com (Credits: Immagini di repertorio YouTube)

Una coppia da copertina, con l’esile Gabby pronta ad assecondare ogni estro del suo vulcanico compagno, vero ideatore dell’iniziativa. Brian cercava di trasmettere ai followers il suo approccio naturalistico alla vita, al punto da promuovere le camminate a piedi scalzi sui terreni impervi; Gabby puntualmente si adeguava, pubblicando scatti tematici e frasi motivazionali per sostenere il compagno. Ogni like era grasso che colava, ogni commento l’innesco di un potenziale guadagno futuro.

La testa popolata da gloriosi obiettivi condivisi, la giovane coppia riservava ai social la parte più idilliaca del tour, ma le crescenti tensioni maturate durante il viaggio – complice anche la convivenza in spazi asfittici – raggiunsero rapidamente picchi allarmanti.

Il 12 agosto del 2021, a poche settimane dalla partenza, il 911 ricevette una chiamata concitata e spedì una volante a Moab, nello Utah. Qualcuno aveva segnalato alle Autorità una coppia particolarmente litigiosa; nella fattispecie, l’uomo avrebbe colpito violentemente la donna nei pressi del Moonflower, il negozio di alimenti locale. Le bodycam degli agenti registrarono uno strano carosello di immagini: Brian appariva assolutamente incolume, e per di più calmo e controllato, mentre una piangente Gabby ammetteva di averlo graffiato al culmine di una crisi emotiva. Brian, alzando le spalle con benevolo paternalismo, confermò sorridendo la sua versione.

I poliziotti faticarono a ritrovare il bandolo della matassa: la segnalazione denunciava un uomo violento, ma davanti a loro c’era solo un ragazzo tranquillo e apparentemente rilassato. La sua fidanzata, invece, singhiozzava in modo incontrollabile, autoaccusandosi e pregando gli agenti di non separarla dal compagno.

Gabby Petito: separati, mai

Gabby Petito - LeBisbetiche.com
Gabby Petito – LeBisbetiche.com (Credits: dashcam della Polizia, YouTube)

Gli agenti non apparivano affatto persuasi dalle versioni, peraltro sospettosamente ricalcate, dei due giovani. Solo in seguito si renderanno conto che nei filmati delle bodycam si nascondeva già la soluzione del futuro delitto: la vittima era in lacrime, mentre il carnefice manteneva il controllo narrativo.

Incuranti delle proteste di Gabby, i poliziotti li separarono per la notte: Brian li avrebbe seguiti in centrale, mentre la giovane sarebbe rimasta da sola nel van. La mattina seguente, la coppia si ricongiunse e proseguì l’itinerario verso il Wyoming, ma qualche settimana più tardi i familiari di Gabby persero le sue tracce. I suoi social sembravano in stand-by: stop ai post, ai reel, ai copia-incolla dagli aforismi buddhisti. I due fidanzati erano stati immortalati insieme per l’ultima volta dalle telecamere di sicurezza di un Walmart il 27 agosto del 2021.

Ultime immagini di Gabby Petito - LeBisbetiche.com
Ultime immagini di Gabby Petito – LeBisbetiche.com (Credits: frame telecamere a circuito chiuso, YouTube)

Brian, invece, rincasò in Florida il 1° settembre. Da solo, e alla guida del van. Incredibilmente, il padre e la madre del ragazzo non chiesero lumi al figlio circa la sorte di Gabby, né contattarono i suoi genitori per diramare l’allarme. Della giovane newyorkese non c’era traccia, neppure sul furgone, ma la sua famiglia ne denunciò la scomparsa solo dieci giorni dopo, allarmata dalle chiamate a vuoto e dal prolungato silenzio social.

Di Gabby, nessuna traccia… e Brian?

La Polizia bussò alla porta dei Laundrie, che negarono recisamente qualsiasi coinvolgimento nella scomparsa di Gabby, ma la loro mancanza di interesse riaccese il fiuto investigativo degli inquirenti. Non si sbagliavano: qualche giorno dopo anche Brian sparì dai radar. Aveva riferito ai genitori di voler visitare la Carlton Reserve, un’enorme area paludosa nel sud della Florida, e non fece più ritorno.

Due fidanzati inghiottiti da un buco nero, seppur in contesti e tempistiche totalmente differenti. Non occorreva l’acume di una task force dell’FBI per comprendere che i due eventi erano strettamente correlati, e i successivi ritrovamenti confermarono tale intuizione. Il 19 settembre successivo, nel Wyoming, venne ritrovato il corpo di Gabby Petito in una remota area di campeggio a Spread Creek, abbandonato tra sassi e polvere. L’autopsia decreterà la morte per strangolamento, cristallizzando la data del decesso a circa tre settimane prima.

Il cadavere di Brian, invece, fu recuperato il 20 ottobre del 2021 all’interno del Myakkahatchee Creek Environmental Park della Carlton Reserve, dove aveva annunciato di essere diretto ai propri genitori. Era morto suicida: accanto ai suoi resti spiccavano un’arma da fuoco, il suo zaino e un taccuino. Tra le sue pagine gli investigatori rinvennero una lettera, ma il suo contenuto scombinò decisamente – e ancora una volta – le carte in tavola.

Lettera di Brian Laundrie - LeBisbetiche.com
Lettera di Brian Laundrie – LeBisbetiche.com (Credits: immagini di repertorio YouTube)

La “confessione” di Brian Laundrie

Brian ammetteva di aver stroncato la vita della sua compagna, ma sosteneva di esservi stato costretto, poiché spinto dalla pietà e dall’empatia nei confronti di Gabby. Secondo il suo memoriale postumo, la ragazza sarebbe scivolata in un torrente al termine di un’escursione; ferita, disorientata e in grave stato di ipotermia, avrebbe pregato il fidanzato di porre fine alle sue sofferenze.

Neppure il più naif dei provinciali avrebbe abboccato: la precedente segnalazione alle Forze dell’Ordine, l’atteggiamento ambiguo della famiglia Laundrie e, non ultimo, il referto dell’autopsia tratteggiavano una ricostruzione assai più plausibile. Probabilmente, la coppia aveva interiorizzato una serie di pattern disfunzionali all’interno del rapporto: Brian trascinava, Gabby lo assecondava. Brian era controllante, rigido, performativo; Gabby accomodante, ansiosa, idealista. Il mix perfetto per un potenziale botto al napalm.

La ricostruzione più plausibile

Siamo quindi giunti alla conclusione del caso: probabilmente, il fermo a Moab, nello Utah, ha esasperato la tensione tra due personalità già profondamente conflittuali. Brian, nonostante Gabby si fosse addossata ogni colpa di fronte agli agenti, potrebbe averla aggredita in seguito a un alterco, e l’hype che la giovane riscuoteva sui social avrebbe funto da combustibile aggiuntivo.

L’ha strangolata, abbandonata in una zona desertica e, preso dal panico, si sarebbe rifugiato in casa dei genitori. Incapace di gestire il panico e lo stress derivanti dalle successive indagini, si sarebbe sottratto agli interrogatori e avrebbe escogitato l’ultimo, seppur fallimentare, colpo di scena. Un tentativo maldestro di ristabilire la propria narrazione, di uscire di scena pulito come acqua di fonte.

Ma se pensavate che la mia disamina conclusiva si incagliasse nell’ormai abusato loop “allarme femminicidi”, vi sorprenderò. Storie come quella di Gabby Petito, Melania Rea e Shannan Watts non parlano di uomini cattivi o donne fragili: raccontano di equilibri che si spezzano, di narrazioni che diventano gabbie, di rapporti in cui uno prende il comando e l’altro china la testa o recalcitra in silenzio. Il potere non ha genere, ma dinamiche consolidate e ambosessi.

In queste vicende non c’è una morale univoca, ma una di certo una costante: quando il potere entra dalla porta, l’amore spesso esce dalla finestra. Talvolta, anche la vita. E se volete approfondire ulteriormente il caso di Gabby Petito e Brian Laudrie, potete visionare il documentario Netflix proprio qui.

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