Un viaggio nei 10 urbex più suggestivi e instagrammabili d’Italia: sembrano dei set cinematografici, perfetti per scatti mozzafiato.

Finalmente, l’opprimente canicola estiva ha ceduto il passo a un clima più mite e benevolo: da pochi giorni siamo ufficialmente entrati nell’autunno, e si moltiplicano le occasioni per godersi gli ultimi sprazzi della bella stagione tra fiere, sagre e gite outdoor.
Se però, come me, detestate la prospettiva di finire pressati in mezzo a una calca di visitatori, se adorate la quiete, il silenzio e i luoghi remoti, oggi vi proporrò 10 mete alternative che vi toglieranno il fiato, regalandovi l’ispirazione per degli scatti decisamente unici.
A me gli occhi, quindi: avete mai sentito parlare degli urbex?
Si tratta di una definizione che combina i termini “urban” ed “exploration”, e definisce la pratica di visitare edifici abbandonati, siti perlopiù sconosciuti che conservano tra le loro mura gli echi di un passato sorprendente e talvolta sinistro.
Possono essere bunker, ospedali psichiatrici, castelli, fabbriche o villaggi fantasma, ma in ognuno di essi il tempo sembra essersi cristallizzato, come se avessero smesso di respirare quando l’ultimo occupante si è chiuso la porta alle spalle.
Degli orologi rotti con mura, scalinate sbeccate, anfratti e stanze misteriose, luoghi dall’immenso potenziale scenografico, perfetti per degli shooting in stile gothic/industrial o per brevi clip da postare sui social,
MA — tenetelo bene a mente — vanno affrontati sempre con lucidità e cognizione di causa.
In tal senso, prima di sciorinarvi la lista dei 10 urbex più impressionanti d’Italia, vi propongo un brevissimo vademecum per prepararvi adeguatamente alle vostre escursioni in stile horror… ma senza plot twist al cardiopalma!
Urbex: la guida essenziale
Prima di entrare in un urbex dovrete maturare un minimo di preparazione pratica e mentale. In primis, è necessario valutare la struttura, capire se è stabile, se ci sono varchi sicuri, se si tratta di un ex ospedale, un sanatorio, una fabbrica o un edificio militare. Ogni categoria, infatti, ha i suoi rischi e le sue sorprese.
E soprattutto: mai entrare da soli. Esplorare gli urbex è affascinante, ma è un’attività da fare (come minimo) in coppia. Se succede qualcosa, spesso è difficoltoso uscirne da soli.
Poi, c’è la parte più metodica. Vi occorreranno scarpe serie, guanti robusti, una torcia vera (non quella del telefono!) e un kit essenziale di primo soccorso. Non serve un arsenale: bastano cerotti, del disinfettante e una garza. Inoltre, portate acqua, qualcosa di zuccherato e un powerbank, perché l’adrenalina prosciuga le energie… e i telefoni si scaricano nei frangenti meno opportuni.
Prediligete maniche e pantaloni lunghi in tessuti resistenti, che vi proteggeranno da spuntoni arrugginiti, rovi, vetri e superfici sporche. E controllate il meteo: un urbex bagnato e fangoso può trasformarsi in un’escape room nel giro di pochi minuti.
Infine, la regola che gli appassionati di urbex ripetono allo sfinimento: rispettate il luogo e preparate l’uscita prima di entrare. Non spostate, non rompete, non rubate. L’urbex è un atto di documentazione, non certo di vandalismo. E, prima di varcare la soglia, individuate già la via di fuga: un varco pulito, una porta, una finestra sicura.
Sembra banale, ma è la precauzione che può salvarvi la pelle se incappate in emergenze critiche.
Con questa mini‑guida (ma se volete approfondire, date un’occhiata qui) siete pronti a concedervi nuove avventure nel mood giusto: attenti, rispettosi, un filo paranoici (la paranoia buona), e perfettamente calibrati per affrontare i 10 urbex più sinistri d’Italia.
I 10 urbex più inquietanti e sinistri d’Italia
1 🖤 Ex Sanatorio di Domegliara — Verona
Costruito negli anni ’30 come struttura sanitaria per malattie polmonari, è stato ampliato nel dopoguerra e poi abbandonato negli anni ’80, quando la medicina progredì e i sanatori vennero in gran parte dismessi. Oggi è un gigante vuoto in cui campeggiano finestre scheggiate, letti arrugginiti, vasche da bagno spettrali e corridoi che sembrano non finire mai.
Qui sotto, uno scatto che ho realizzato in loco con la mia Canon AE-1 analogica, al pari della foto di copertina.

L’intonaco cade a pezzi, e ogni stanza ha quell’odore umido che non appartiene al presente. Il seminterrato è la parte più inquietante: tubature scoperte, luci che filtrano in fasci spettrali, celle d’isolamento aperte, porte che sbattono anche senza un refolo d’aria. L’ex Sanatorio di Domegliara è considerato uno dei luoghi più energeticamente anomali del Nord Italia, con la sua personale soundtrack di gocciolii e stridori metallici.
2 🖤 Manicomio di Volterra — Toscana
Aperto nel 1888 e chiuso definitivamente nel 1978 con la Legge Basaglia, era uno dei più grandi manicomi d’Europa. Ad oggi, è possibile aggirarsi tra i suoi padiglioni enormi, tra letti di contenzione e carrelli medici abbandonati.
2016, abandoned asylum of Volterra near Pisa #asylum #abandonedplaces #luoghiabbandonati #manicomio #Volterra #urbex pic.twitter.com/oR7WwzeAwD
— Emanuela84😈 (@emanuela984) April 18, 2020
Le scritte dei pazienti — “i matti di Volterra” — sono scolpite sui muri come un monito beffardo, e aggiungono un tocco grottesco all’intera struttura. La zona delle docce e dei corridoi centrali è forse la più disturbante: vi è un’eco innaturale, le luci filtrano dalle tegole rotte e chiunque vi transita avverte un senso di “presenze residue”. Urbex di livello boss, per stomaci forti.
3 🖤 Ospedale al Mare del Lido — Venezia
Inaugurato nel 1933 come polo d’eccellenza per la cura della tubercolosi, è stato progressivamente dismesso dagli anni ’90. Oggi, i padiglioni abbandonati, le sale operatorie piastrellate di verde e gli strumenti chirurgici incustoditi creano un’atmosfera sospesa e malinconica.
Ospedale al Mare Lido Ve.Un gioiello con spiaggia.Chiuso da ~30 anni,nell’ottica del risparmio,è una discarica in rovina. Edifici fatiscenti,vegetazione selvaggia.E nessuno che risponda della devastazione di un patrimonio pubblico e di aver abbandonato la popolazione dell’isola pic.twitter.com/0Gc2gtrqPS
— Anna (@Silvestro52) March 12, 2023
Il teatro anatomico costituisce il clou dell’esperienza: il palco decadente, le sedie ribaltate e il pungente odore di muffa sembrano usciti direttamente da Silent Hill. Perfetto per chi ama gli urbex ad alto tasso di “drama”.
4 🖤 Ex Villaggio ENEL di Carcegna — Piemonte
Costruito a Orta San Giulio negli anni ’50 per ospitare i dipendenti della centrale idroelettrica, è stato abbandonato negli anni ’80 dopo la chiusura dell’impianto.
Ora è un villaggio fantasma, punteggiato da case identiche con le medesime porte spalancate, le cucine ancora montate. Camminare tra i suoi vicoli silenziosi assomiglia a una snervante sessione in un GDR glitchato. La mensa ospita ancora numerose sedie rovesciate, stoviglie sparse e un silenzio che sembra, ancora una volta, un errore di sistema. Urbex molto fotografico… ma anche molto inquietante.
5 🖤 Ex Ospedale Psichiatrico di Mombello — Lombardia
Aperto nel 1865 e chiuso nel 1978, era uno dei più grandi ospedali psichiatrici italiani. Ad oggi, resta un labirinto di stanzoni dimenticati, corridoi infiniti, dedali di stanze contenitive e e archivi stipati di cartelle cliniche e cartacce.
L’ex ospedale psichiatrico di Mombello (nel comune di Limbiate, provincia di Monza e Brianza). pic.twitter.com/3mYrKaafD6
— Rozzo Cibernetico 🇪🇺 (@rozzocibernetic) June 4, 2021
I sotterranei sono micidiali: graffiti, vecchie sedie a rotelle, calcinacci, l’odore di muffa che perfora le narici. Chi vi è entrato di soppiatto, ha in seguito riferito l’inquietante sensazione di essere costantemente osservato. Suggestione? Probabilmente sì… ma, nel dubbio, tenete le fotocamere a portata di mano.
6 🖤 Consonno, la Las Vegas Fantasma — Lecco
Negli anni ’60 l’imprenditore Mario Bagno voleva trasformare l’area in una città del divertimento, erigendo cupole arabeggianti, insegne luminose e disseminandola di negozi. Un progetto ambizioso ma utopistico, drasticamente naufragato dopo la frana del 1976, che isolò completamente il borgo.
Nella foto il minareto di Consonno, città fantasma a pochi chilometri da Lecco. Il conte Mario Bagno negli anni 60 iniziò a costruire una sorta di Las Vegas italiana. Nel ’76 una frana isolo’ Consonno e da lì il declino fino all’abbandono. Mistero e perdizione, visita consigliata pic.twitter.com/FwX0RtXFLd
— Simon Templar ❤️🖤❤️🖤 (@FuSimonTemplar) August 3, 2025
Ora, la Las Vegas della Brianza è un luna park fantasma. Il minareto e la galleria commerciale sono le zone più suggestive, in pieno stile The Last of Us: un fotogramma suburbano tappezzato da vetri rotti e rumori inspiegabili… in un’atmosfera post-apocalittica. Urbex perfetto per chi ama fotografare in grande.
7 🖤 Ex Fabbrica Snia Viscosa — Roma
Fondata nel 1923 come fabbrica di fibre artificiali, è stata abbandonata negli anni ’90. Oggi è un colosso industriale decaduto, caratterizzato da capannoni enormi, macchinari arrugginiti e tubature che sbucano dal terreno come vene metalliche.
La parte più suggestiva è il lago artificiale, nato da una falda di acqua torbida e permeato da un silenzio pressoché totale, mentre il paesaggio cupo — che sembra partorito dalla mente di Tim Burton — enfatizza la sensazione di isolamento. Un luogo che mette a disagio anche gli urbex più esperti.
8 🖤 Ex Base NATO di Monte Calvarina — Veneto
Costruita negli anni ’50 come base radar della NATO, è stata dismessa negli anni ’90. La struttura si snoda in tunnel, stanze blindate e porte spesse come casseforti: un urbex militare che potrebbe ispirare nuove location per Resident Evil.
Dovevamo perciò menzionarlo ma, sfortunatamente, dal 2021 l’ex Base NATO di Monte Calvarina non è più esplorabile: l’area è stata riqualificata e trasformata in un centro di addestramento professionale, con accesso riservato al personale autorizzato.
9 🖤 Ex Colonia Montana di Rovegno — Liguria
Costruita negli anni ’30 come colonia fascista per bambini, è stata abbandonata negli anni ’70. Un edificio gigantesco nel bosco, con finestre fatiscenti e corridoi scolpiti nel cemento.

È uno dei luoghi più fotografati dagli urbex italiani. La palestra è uno degli ambienti più forti della colonia: il pavimento è crepato in più punti, gli attrezzi arrugginiti sono rimasti dove li hanno lasciati decenni fa… e l’eco amplifica ogni passo, facendo rimbalzare il suono di parete in parete. Un luogo che infonde una sensazione incompiutezza, come se l’infanzia dei suoi giovani occupanti fosse rimasta in stand-by tra le sue mura.
10 🖤 Ex Sanatorio Banti — Toscana
Inaugurato nel 1912 come sanatorio per tubercolotici, è stato abbandonato negli anni ’80. Si tratta di una struttura enorme, con terrazze panoramiche, letti scassati e armadietti divelti e spalancati, razziati negli anni dai visitatori occasionali.
Le scale esterne sono uno degli elementi più caratteristici: le ringhiere disegnano linee spezzate, la vegetazione si arrampica ovunque e ogni gradino conserva traccia delle passeggiate di medici e pazienti.



