Dal successo nato su Wattpad alla consacrazione su BookTok. My Baby – Illusione ripropone un classico schema Young Adult: l’amore come cura di ferite profonde.

Se c’è una cosa che i palazzi incompiuti e i mostri di cemento ci hanno insegnato, è che il vuoto attira inevitabilmente la criminalità a riempirlo.
Succede nella realtà architettonica ed è successo a Corviale, quel chilometro di cemento romano nato con l’utopia dell’autosufficienza e naufragato nel degrado, un po’ come le Vele di Scampia. A quanto pare, però, quel vuoto ha attirato anche un certo tipo di letteratura Young Adult.
È proprio in questo chilometro di asfalto che è ambientato My Baby – Illusione di Giorgia Fiorella, romanzo nato su Wattpad, pubblicato da Sperling & Kupfer e tornato a intasare i feed di BookTok ora che è sbarcato in libreria il secondo volume, Realtà. Se però cercate il realismo clinico rimarrete delusi; il libro segue fedelmente i codici tipici del genere, dove i tormenti interiori contano più della logica.
Questa recensione di My Baby – Illusione non vuole però fermarsi al giudizio sul romanzo: il successo del libro racconta anche qualcosa del rapporto tra narrativa Young Adult, psicologia e fenomeno BookTok.
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La trama di My Baby Illusione e il problema della dipendenza affettiva
La struttura di My Baby – Illusione viaggia sui binari del già visto: lei, Altea, la brava ragazza di buona famiglia ma “spezzata” da un disturbo alimentare sullo sfondo. Lui, Nicholas, vent’anni, il classico bad boy perché cresciuto senza radici stabili, abbandonato da una madre tossicodipendente che si fa viva solo a targhe alterne, e un padre pervenuto solo sui documenti di nascita.
L’incontro è casuale e la dinamica è il classico enemies-to-lovers (prima si odiano, poi si amano). Ma il vero problema — che una parte della community di BookTok spaccia per ‘romanticismo struggente’ — è di natura puramente psicologica.
Nicholas viene descritto come un ragazzo impulsivo, emotivamente instabile e dipendente dalle sostanze, che ad un certo punto decide semplicemente di sostituire la dipendenza dalla droga con quella da Altea.
Dal punto di vista terapeutico e clinico, questa non è una redenzione amorosa: è un banale spostamento del focus di una personalità dipendente. Qualcuno dovrebbe spiegare alle adolescenti che leggono questi libri che in storie del genere di “eroina” ce n’è una sola.
Nella realtà una relazione affettiva, da sola, non rappresenta un trattamento efficace per una dipendenza. È estremamente difficile aiutare una persona con una dipendenza se non è lei, per prima, a voler intraprendere un percorso di cambiamento.
Per questo, contrabbandare l’idea che l’amore di una ragazza traumatizzata possa curare una dipendenza da sostanze significa trasformare un problema complesso in una favola: è pura fantascienza clinica e rischia di veicolare un messaggio sociale fuorviante.

Dai brividi di Wattpad a dialoghi che fanno sorridere anziché emozionare
L’autrice Giorgia Fiorella è giovanissima (classe 2002) e la scrittura, per quanto scorrevole, risente di una manifesta immaturità nei dialoghi, che spesso finiscono per far sorridere anziché emozionare, e che un adulto fatica a digerire. Sentire una protagonista esclamare che gli automobilisti romani “devono aver preso la patente con i punti Kinder” fa fare un salto indietro nel tempo ai primi anni Duemila, quando la battuta girava nei diari di scuola delle medie. Fa sorridere vederla stampata da una major editoriale.
Ancora peggio quando si tenta di inseguire il brivido del predatore alpha con minacce che sembrano uscite da un cartone animato della mattina, come il classico: “Tre secondi e ti salto addosso come un animale”.
Davvero nel 2026 il target di riferimento dovrebbe provare un brivido caldo di fronte a un “sorriso da lupo” del genere?
Corviale, il contesto sociale e la credibilità dei personaggi
Il libro è strutturato a capitoli alternati con il doppio punto di vista di lei e di lui. Una scelta tutto sommato azzeccata per il genere, ma che dovrebbe aiutarci a entrare nella mente criminale e tormentata di un ventenne cresciuto sulla strada tra i palazzoni del Lotto 3 di Corviale.
Peccato che frana miseramente in perle di melassa surreale come questa, pronunciata da Nicholas mentre parla con un amico della luce di un faro che “Può illuminare fino a sessanta chilometri. Dovrei allontanarmi di almeno sessantuno chilometri per smetterla di guardarla”.
Un livello di smanceria che fa sorridere: viene quasi da chiedersi se un ventenne presentato come cresciuto in un contesto di spaccio e marginalità possa pronunciare frasi del genere senza rischiare il bullismo dell’intero quartiere e la perdita istantanea di quella credibilità da strada che il romanzo vorrebbe attribuirgli.
ATTENZIONE SPOILER: Il primo volume si chiude con il classico sacrificio finale di lui per amore, un espediente per tenere in piedi la baracca e giustificare l’uscita del secondo capitolo, Realtà. Restano le recensioni entusiaste di chi racconta di aver versato calde lacrime per la storia.
Io, invece, ho consumato più pazienza che fazzoletti: il coinvolgimento emotivo è rimasto ai margini, ho trovato difficile entrare nelle dinamiche dei protagonisti perché la costruzione psicologica dei personaggi mi è sembrata poco credibile.

✒️ Il verdetto bisbetico: una storia amata da BookTok, ma lontana dalla realtà clinica
Sia chiaro: Giorgia Fiorella ha indiscutibilmente talento. La scrittura è fluida, scorre via che è un piacere e ha la grandissima capacità di catturare l’attenzione di una community enorme e fedele come quella di BookTok. Tuttavia, la materia narrativa è ancora decisamente grezza e risente dell’immaturità tipica delle storie nate sulle piattaforme di self-publishing, dove i cliché faticano a lasciare il posto a una reale profondità psicologica o a un realismo di contesto.
È un romanzo che intrattiene il suo target, ma che va preso per quello che è: una finzione letteraria adolescenziale molto lontana dalla realtà clinica e sociale delle dipendenze e delle periferie.
Voto (assolutamente personale e soggettivo, ci teniamo a specificarlo per non ferire la sensibilità dei tantissimi fan): 2 stelle. Il potenziale per crescere c’è, ma per ora la credibilità psicologica è rimasta a Corviale.
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