I vertici del calcio italiano hanno scelto Pirlo. Tra i nomi che sono circolati in questi mesi Guardiola era l’unico in grado di dare quella scossa di cui aveva bisogno l’Italia

Sono passati quattro mesi dall’amarissima serata di Zenica che ha decretato la terza esclusione di fila dell’Italia dalla fase finale di un Mondiale. Da allora di fatto non è stato compiuto nessun passo in avanti per cercare di voltare pagina una volta per tutte.
Solo qualche settimana fa è stato nominato ufficialmente il nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò, ma ciò non può essere un’attenuante. Giusto fermarsi un attimo a ragionare sul da farsi, dilungarsi così però, dà l’esatta misura di come per l’ennesima volta si stia brancolando nel buio.
Nemmeno l’avvento di Paolo Maldini nel ruolo di direttore tecnico ha dato quella svolta che l’Italia calcistica si aspettava. In nomi in ballo sono stati tanti, ma diciamocela francamente cari bisbetici: solo con Pep Guardiola, che ha gentilmente declinato la proposta della federazione, si poteva guardare al futuro con entusiasmo e con la speranza di poter cambiare realmente le cose.
I “punti deboli” degli altri candidati
Prima però fermiamoci ad analizzare i contro delle altre candidature che sono circolate in questa fase, fermo restando che ormai si sta virando sempre più verso Andrea Pirlo. Per diverso tempo però si era ipotizzato il ritorno di Roberto Mancini. Senza troppi giri di parole, rappresenta la classica “minestra riscaldata”. Ha già raggiunto il massimo vincendo l’Europeo nel 2021, ma poi non è riuscito ad incidere e ad evitare il secondo mondiale di fila saltato. La sensazione è che non abbia ancora molto da dare a determinati livelli e soprattutto non sembra avere delle idee in grado di poter dare una sterzata importante.

Poi è stato il turno di Antonio Conte. Dalla sua ha sicuramente un temperamento e una grinta differente. Anche per lui si sarebbe trattato di un ritorno, che però non lasciava ben sperare per almeno due ragioni. La prima è che Conte è un uomo di campo e ha dimostrato una grande insofferenza nel lavorare di rado con la squadra. Inoltre negli ultimi anni non si è mostrato particolarmente avvezzo ai progetti lunghi e in questo caso ci vuole molto, ma molto tempo per poter riemergere dalle macerie.
Resta Andrea Pirlo, uno che la Nazionale l’ha vissuta nel massimo del suo splendore. A meno di clamorosi colpi di scena sarà lui il prossimo CT. Conosce benissimo l’ambiente e anche a livello d’immagine avere un campione del mondo come Ct non sarebbe affatto male. E allora cosa c’è che non va? Praticamente tutto il resto. Eccetto i suoi trascorsi alla Juventus, non è mai stato in altre grandi piazze e almeno di primo impatto non dà l’idea di poter essere un selezionatore. A ciò va aggiunto un carattere pacato che probabilmente non si sposa benissimo con una situazione in cui serve una bella dose di personalità.

Perché Guardiola sarebbe stato perfetto per l’Italia
Guardiola invece era un profilo differente sotto tutti i punti di vista. Uomo di mondo, ha vinto tutto in carriera e soprattutto è uno che vuole avere il pieno controllo della situazione. Con lui si poteva sperare davvero di poter riformare i settori giovanili e di poter cambiare mentalità. Da leader carismatico poteva avere un impatto importante anche sul campionato e sulla possibilità di dare più spazio ai giocatori italiani.
Con lui finalmente si sarebbe potuto mettere fine al triste sospetto delle convocazioni sponsorizzate dai procuratori. Di certo non si farebbe fatto imporre qualcosa da terzi. E a coloro che si indignano per le potenziale richiesta economica avanzata rispondiamo “no pain no gain”. Per avere un personaggio così è lecito dover andare oltre, d’altronde in passato abbiamo speso molto e male e i risultati lo testimoniano.
La sua mentalità vincente e il suo gioco in linea con i parametri del calcio moderno sono delle caratteristiche di cui l’Italia aveva disperatamente bisogno. Ma purtroppo il destino non ci ha sorriso. L’ex allenatore del Manchester City ha deciso di non sposare la causa italiana, per via dei suoi impegni familiari. Scelta rispettabilissima, che però non placa la delusione. Se volevamo tornare a qualificarci ad un Mondiale, magari giocandolo non solo per partecipare, dovevamo affidarci a lui senza sé e senza ma. Tutto il resto, non sembra poter portare a grandi cose.



