I Cesaroni sono tornati e ne avevamo tutti un gran bisogno

Tante le emozioni che stiamo rivivendo grazie alla famiglia più allargata e amata d’Italia.

C’è una cosa che succede raramente, ormai, davanti alla televisione. Una cosa che pensavamo di aver perso per sempre, insieme alle sigle cantate a memoria, ai salotti vissuti davvero e alle famiglie che sembravano allargarsi fino a comprendere anche la nostra. Succede che si accende lo schermo, parte una musica familiare, compare la Garbatella, si apre la porta della bottiglieria e, senza nemmeno rendercene conto, torniamo ad avere quindici anni. O venti. O trenta. Il ritorno de I Cesaroni non è soltanto il ritorno di una serie tv. È il ritorno di una sensazione: quella di sentirsi di nuovo a casa. Perché I Cesaroni non sono mai stati semplicemente una fiction. Erano una lingua comune, un posto dell’anima, una famiglia che, puntata dopo puntata, avevamo imparato a sentire nostra. Giulio Cesaroni è ancora lì, con quella sua faccia stanca e buona, capace di dire tutto con uno sguardo e di aggiustare il mondo con una battuta, uno scappellotto e un bicchiere di vino. Claudio Amendola rientra in scena come si rientra nella propria cucina dopo tanto tempo: senza bisogno di presentazioni. Basta esserci. E attorno a lui ritroviamo tutti gli altri. Marco non è più il ragazzo innamorato e irrequieto di un tempo, ma un uomo che porta sulle spalle le scelte, le occasioni perdute e quelle che forse meritano ancora di essere vissute. Rudi, che era il più scapestrato e sarcastico, quello che sembrava voler prendere tutto alla leggera, oggi ci commuove proprio perché è cresciuto senza smettere di avere quello sguardo disordinato e fragile. Mimmo, che ricordavamo bambino, con le sue domande buffe e i suoi silenzi, è forse la sorpresa più grande: ritrovarlo adulto, insegnante, capace di prendersi cura degli altri, è una delle emozioni più forti di questo ritorno, perché ci costringe a fare i conti con il tempo passato e con quello che siamo diventati noi.

Poi c’è Walter. E basta il suo sorriso storto per farci sentire di nuovo in un pomeriggio qualunque di tanti anni fa. Walter è l’amico che non se n’è mai andato davvero, quello che torna e, nel momento esatto in cui riappare, ci ricorda chi eravamo quando tutto sembrava ancora possibile. Il vero miracolo de I Cesaroni – Il ritorno, però, è che non vive soltanto di nostalgia. Sarebbe stato facile fare una serie che si limitasse a strizzare l’occhio al passato, a ripetere le vecchie battute, a riproporre gli stessi meccanismi e a farci commuovere soltanto con i ricordi. Invece questa nuova stagione ha il coraggio di fare una cosa difficilissima: prendere tutto l’amore che avevamo per quei personaggi e trasformarlo in qualcosa di nuovo. Ci sono volti che mancano, ed è impossibile non sentirne il peso. Manca Lucia, e con lei quella dolcezza elegante che Elena Sofia Ricci aveva saputo rendere indimenticabile. Manca Eva, che per un’intera generazione è stata il volto dei primi amori vissuti troppo intensamente. Mancano Alice ed Ezio, con quella comicità travolgente che riusciva a far ridere anche nei momenti più complicati. E soprattutto manca Cesare.

Marco e Virginia - foto Mediaset Infinity - LeBisbetiche.com
Marco e Virginia – foto Mediaset Infinity – LeBisbetiche.com

La mancanza di Antonello Fassari si sente in ogni angolo della Garbatella, in ogni silenzio, in ogni inquadratura della bottiglieria. E forse proprio per questo il suo ricordo rende tutto ancora più vero. Perché ci sono persone, e personaggi, che non smettono di esserci nemmeno quando non li vediamo più. Cesare era il cuore ruvido della famiglia, quello delle battute sbagliate, delle lamentele, degli abbracci dati senza farli vedere troppo. Ritrovare I Cesaroni senza di lui fa male, ma è un dolore pieno di gratitudine, perché ci ricorda quanto abbia significato. E allora il ritorno della serie diventa anche un modo per dire grazie. Grazie ai personaggi che ci hanno accompagnato per anni, alle cene rumorose, alle litigate finite davanti a un piatto di pasta, ai corridoi di quella casa in cui entravano sempre troppe persone eppure c’era posto per tutti. Grazie a una televisione che non aveva paura di essere popolare, sentimentale, imperfetta e, proprio per questo, vera. La cosa più bella, però, è che accanto ai ricordi arrivano emozioni nuove. Arrivano i figli dei figli, le storie che cambiano, i personaggi nuovi che entrano in punta di piedi e non cercano di sostituire nessuno. Cercano soltanto di continuare il racconto.

Virginia, Marta, Olmo e Livia portano qualcosa che non c’era prima: domande diverse, fragilità diverse, un modo diverso di stare al mondo. Eppure, incredibilmente, dentro quella famiglia sembrano esserci sempre stati. È questo che rende speciale il ritorno de I Cesaroni: ci fa capire che crescere non significa perdere ciò che eravamo. Significa portarlo con noi. Noi non siamo più quelli che guardavano Marco ed Eva e pensavano che l’amore fosse tutto. Non siamo più quelli che ridevano per le battute di Ezio o aspettavano lo scappellotto di Giulio. Siamo persone cambiate. Abbiamo perso qualcuno, abbiamo sbagliato, ci siamo allontanati da case, città e amicizie. Abbiamo imparato che la vita non sempre somiglia alle serie tv. Eppure, quando tornano I Cesaroni, scopriamo che una parte di noi era rimasta lì, alla Garbatella, davanti alla bottiglieria, seduta a tavola con una famiglia che non era la nostra ma che, in qualche modo, ci ha insegnato cosa significa sentirsi meno soli. Forse è per questo che il loro ritorno ci emoziona così tanto. Perché in fondo non stavamo aspettando soltanto loro. Stavamo aspettando il momento in cui qualcuno ci ricordasse che, nonostante tutto, è ancora possibile emozionarsi per una porta che si apre e una voce che dice: “Ammazza oh… ma allora semo tornati davvero.”

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