Il Var doveva rappresentare un’ancora di salvezza per il mondo del calcio ed invece sono molteplici i casi che hanno creato ancor più dissapori

Vogliamo la moviola in campo! Era questa una delle esclamazioni più celebri del compianto Aldo Biscardi durante la sue trasmissioni. La invocava da sempre e proprio qualche mese prima della sua dipartita nel 2017, il VAR (Video Assistant Referee) ha fatto capolino nel mondo del calcio.
Nel suo immaginario e non solo rappresentava quella svolta decisiva per debellare definitivamente gli errori arbitrali. Ed invece cari bisbetici appassionati di calcio, le cose sono andate molto, ma molto diversamente. Il VAR non ha risolto più di tanto la problematica, anzi per certi versi ha contribuito ad alimentarla.
Le “interpretazioni arbitrali” hanno preso il sopravvento e spesso sono state prese delle decisioni assurde e che hanno condizionato in negativo le partite. E ciò soprattutto in un paese come l’Italia dove la cultura del sospetto regna sovrana, ha creato ancora più tormentoni. Dei veri e propri spunti di riflessioni degni proprio de “Il Processo di Biscardi”.
Grazie a questo articolo andremo a rimembrare cinque circostanze capitate in Serie A in cui gli arbitri nonostante potessero contare sul VAR hanno toppato in maniera oggettiva la decisione da prendere. In alcuni casi hanno condizionato delle partite e perché no anche una parte di stagione dei club. Non faremo i nomi dei direttori di gara per ovvi motivi, ma tanto potrete tranquillamente andarli a vedere da soli una volta specificata la partita in questione.
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I cinque errori arbitrali più gravi in Serie A dai tempi del VAR
Il “caso dei casi” è quello del gol di mano di Cutrone in Milan-Lazio del gennaio 2018. L’attaccante del Milan segna il gol dell’1-0 palesemente con il braccio, ma né gli arbitri in campo né gli assistenti al VAR segnalano l’episodio. La partita si è poi conclusa con il punteggio di 2-1 in favore dei rossoneri. Nemmeno nei giorni successivi è stata fornita una spiegazione sul come sia stato possibile non correggere una decisione del genere. Morale della favola, al termine della stagione la Lazio non andò in Champions League per 1 punto.
Il secondo avvenimento di cui ancora oggi si parla è quello di Juventus-Salernitana del settembre 2022. Milik si vede annullare una rete per fuorigioco. Fin qui sembrerebbe tutto nella norma visto che l’offside è oggettivo a differenza dei falli visto che fu considerata attiva la posizione di Bonucci che era nella traiettoria del colpo di testa del compagno. Ed invece no. Dalla sala VAR non era stato tenuto conto che Candreva teneva in gioco tutti, anche il difensore. Era più spostato rispetto all’area di rigore, ma ciò non può giustificare una svista del genere. Con tutta questa tecnologia è inammissibile. Sarebbe stato il gol del 3-2 ed invece la partita terminò in parità.

Successivamente troviamo la marcatura annullata a Messias in Milan-Spezia del gennaio 2022. Stavolta l’errore è solo ed esclusivamente del direttore di gara, ma trattandosi di un episodio decisivo non potevamo non menzionarlo. Minuto 92′ Messias segna il 2-1 in favore dei rossoneri. L’arbitro però aveva fischiato qualche secondo prima un fallo subito dalla formazione meneghina senza concedere il vantaggio. Si scusò subito con i giocatori anche perché non era possibile alcun intervento del VAR. Sul capovolgimento di fronte i liguri segnarono il 2-1 decretando la sconfitta dell’allora compagine di Pioli.
Ritornando indietro nel tempo nel dicembre 2017 (nella stessa annata del gol di Cutrone) è nuovamente protagonista la Lazio. Nel match interno con il Torino sul punteggio di 1-0 Iago Falque tocca il pallone con il braccio in area. L’arbitro va al VAR e tutto l’Olimpico si aspettava il penalty. Al termine della revisione il direttore di gara sventola un cartellino rosso ad Immobile reo di aver colpito brutalmente Burdisso. In ordine temporale però veniva prima il fallo di mano, giudicato quindi non punibile. Nel secondo tempo complice la superiorità numerica i granata si imposero per 3-1.
L’ultimo episodio è quello di Torino-Inter del marzo 2022. Fallo di Ranocchia su Belotti. Il difensore tocca prima il piede dell’avversario e poi il pallone. Né per l’arbitro né per i suoi collaboratori al VAR ci sono gli estremi per il calcio di rigore. Nel post gara i vertici arbitrali lo definirono un errore grave. Un’ammissione che non cambia la sostanza visto che la sfida finì 1-1 e con quel rigore i granata sarebbero potuti andare sul 2-0.
Ovviamente questi sono solo alcuni avvenimenti che secondo il nostro parere meritavano di essere menzionati più di altri. Purtroppo sono state tante, anzi troppe le partite che sono state condizionate da interpretazioni cervellotiche degli arbitri. Per questo l’auspicio è che si possa rivedere un po’ il regolamento per cercare di arginare queste situazioni, che possono avere un impatto devastante sui club.
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