Tra Edimburgo e le Highlands: il viaggio in cui ti senti esattamente dove vorresti essere

Lasciatevi ammaliare dal fascino misterioso e senza tempo di Edimburgo e delle zone limitrofe. Non ve ne pentirete
Edimburgo - LeBisbetiche.com
Panorama da Calton Hill, Edimburgo – LeBisbetiche.com

Un bel viaggetto in un posto fresco durante l’estate è sempre un toccasana. Stavolta cari amici bisbetici, vi porteremo in Scozia, una località che pullula di bellezze culturali e naturali. Avendo a disposizione circa 3 giorni, abbiamo scelto di visitare Edimburgo e le caratteristiche Highlands. Come al solito sono partito con la mia compagna e per onor di cronaca vi premetto che siamo stati lì lo scorso gennaio. Adesso però non voglio annoiarvi ulteriormente con questi meri preamboli personali. Impostate la modalità aereo e preparatevi a spiccare il volo.

I collegamenti con Edimburgo ormai sono frequenti da diverse zone d’Italia. Se anche voi viaggiate da Roma sappiate che potete farlo dallo scalo di Ciampino grazie a Ryanair. Essendo molto piccolo come aeroporto, sotto molti punti di vista può essere davvero comodo. Dunque, se siete in leggero ritardo non preoccupatevi, appena arrivati troverete subito il vostro gate.

Una volta atterrati sul suolo scozzese potrete comodamente arrivare in città in pochissimo tempo. Superata l’iconica scritta Edinburgh presente all’uscita ci sono sia gli autobus (l’Airlink 100 arriva in pieno centro cittadino a Princes Street con capolinea ad Waverley Bridge nei pressi della stazione ferroviaria) che i taxi. Questi ultimi funzionano con un meccanismo che definirlo futuristico sembra quasi un eufemismo. Allo stazionamento vi accoglieranno delle donne che, inserendo tutte le info della vostra corsa su uno schermo, vi assegneranno subito un tassista e vi indicheranno il range di prezzo. Insomma, proprio come dalle nostre parti…

Dimenticavo: dal 1 gennaio 2026 nel Regno Unito il roaming non è disponibile in automatico. Quindi informatevi bene prima della partenza su quali sono le condizioni del vostro operatore telefonico.

Edimburgo

La logica e anche la curiosità ci hanno suggerito naturalmente di partire dalla visita della città. Il piano era stato stilato qualche giorno prima della partenza e al suo interno c’erano tutti i punti di interesse da poter visitare in un giorno e mezzo. Il receptionist dell’albergo al momento del check-in è rimasto talmente sbalordito dalla nostra precisione che di fatto ha dovuto suggerirci solo come spostarci e prenotare la visita all’affascinante Castello di Edimburgo.

Ed è proprio da qui che è iniziata l’avventura in terra scozzese. La struttura risale al ‘500 e al suo interno ci sono notevoli testimonianze delle varie battaglie combattute dagli scozzesi nel corso del tempo. Ad un certo punto, quasi in maniera involontaria, ci siamo imbattuti anche in riquadro che faceva cenno allo sbarco di Salerno durante la Seconda guerra Mondiale. Della serie: c’è sempre un po’ di Italia in giro per il mondo.

L’esperienza più suggestiva è sicuramente quella di poter assistere all’esplosione del cannone che avviene quotidianamente alle 13 in punto. Viste le temperature prossime allo zero ci siamo goduti lo spettacolo, reso ancor più istrionico dalla guardia preposta allo sparo, bevendo un tè caldo. Un mix decisamente sublime.

Successivamente ci siamo spostati lungo la Royal Mile, la strada principale della città. Qui si possono scrutare, bar, ristoranti, negozi di souvenir in quantità industriale (dove sciarpe e borse di cashmere si sprecano) e soprattutto altri notevoli punti di interesse. Il primo è la Chiesa di San Giles, che con il suo stile gotico sembra essere uscita da uno di quei videogames o libri ambientati nel 1200.

Merita di essere vista senza se e senza ma. E non preoccupatevi dei POS presenti all’entrata. L’ingresso è gratuito e solo se avete intenzione di donare dovrete fare tap con la vostra carta. In generale ad Edimburgo come un po’ in tutti i luoghi della cultura (tra cui Budapest di cui vi abbiamo parlato in passato) è in voga questa prassi. Spesso l’offerta minima è di 3 pounds, che corrispondono a circa 3,50 euro.

Lungo la Royal Mile che di fatto termina a Holyroodhouse Palace, sede scozzese dei reali britannici, ci sono anche i closes. Questi stretti e caratteristici vicoli un tempo erano utilizzati da coloro che non avevano una fissa dimora, in particolar modo durante le guerre e le pestilenze. Oggi rappresentano una delle peculiarità di una città che trasuda storia da tutti i pori. Da inguaribile amante dei panorami non potevo non fare tappa a Calton Hill che offre una vista a 360°su Edimburgo capace di scatenare intense emozioni.

Non dimenticate di passare su Princes Street, una delle principali vie dello shopping, su Victoria Street che ha ispirato la Diagon Alley di Harry Potter (di cui sono disponibili vari tour tematici). L’ultima tappa, ovvero Dean Village l’abbiamo lasciata alla fine. Essendo appena fuori dal centro e più vicina al nostro hotel era più logico fare in questo modo. Mi raccomando: cascasse il mondo non potete lasciare da parte il quartiere dalle case piccole e in cui i ritmi della vita sono decisamente più lenti e gradevoli. Un angolo di paradiso in cui coloro che hanno la fortuna di viverci possono abbinare la comodità e i servizi del grande centro ad una routine quotidiana di gran lunga più salutare.

Chiesa San Giiles - LeBisbetiche.com
Chiesa San Giiles – LeBisbetiche.com

Le credenze popolari sui fantasmi

Se siete appassionati di storie misteriose (ma anche se non lo siete) non potete perdervi uno degli innumerevoli tour dei fantasmi che si svolgono in giro per Edimburgo a qualsiasi ora del giorno. Ci sono un po’ in tutte le lingue e, a meno che non abbiate un livello C1 di inglese, è meglio che optiate per l’italiano visto che gli aneddoti, molteplici e raccontati in una lingua straniera, potrebbero non essere recepiti a dovere. Noi abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in Anna, ragazza lucana che oltre una decade fa ha deciso di tentare la fortuna in Scozia.

Visti i risultati raggiunti, la scelta è stata proficua. Al termine del tour ci ha confessato con un pizzico di emozione che era stata la prima volta in cui ha condotto una visita guidata. Avevo captato che fosse agli inizi, ma solo perché sembrava felice come una bambina al primo giorno di scuola, e non perché fosse impacciata. Anzi, grazie a lei abbiamo conosciuto il passato oscuro di Edimburgo e delle anime tormentate che vagano in giro per la città.

A prescindere da quanto si creda o meno nei fenomeni paranormali nel corso del tempo molte persone hanno raccontato di aver sentito dei rumori anomali provenire dal sottosuolo e di aver avuto delle esperienze inspiegabili nel cimitero di Greyfriars. In questo luogo, infatti, venivano trafugate le salme che in seguito erano utilizzate da docenti e studenti di anatomia.

In tal senso spicca la storia di William Burke e William Hare. Le loro vicende hanno ispirato il film Ladri di cadaveri – Burke & Hare. Molto interessante anche la storia di John One Arm, la cui anima secondo le leggende popolari ha vagato per circa 300 anni per le vie di Edimburgo. Non sono da meno le narrazioni su North Bridge, ribattezzato con l’appellativo di Ponte del Diavolo per via di alcuni episodi tragici che si sono succeduti lungo il suo perimetro.

Royal Mile, Edimburgo - LeBisbetiche.com
Royal Mile, Edimburgo – LeBisbetiche.com

Highlands e Loch Ness

Nell’altra giornata piena che avevamo a disposizione ci siamo focalizzati sulle Highlands, regione scozzese in cui la natura regna sovrana e che in questo periodo può essere spesso resa ancora più incantevole dal manto nevoso presente su buona parte di essa. Sveglia alle 5:30 e zaino in spalla. Il punto di ritrovo era lungo la Royal Mile e la partenza era fissata alle 7:30. Al contrario di quanto si possa immaginare le giornate invernali da queste parti iniziano molto tardi. Per vedere un po’ di luce bisogna aspettare le 8:30, ragion per cui, nella prima oretta di tragitto, ci siamo addormentati.

Al risveglio la bellezza di questo territorio incontaminato ci ha rapiti. A certe latitudini i pensieri vanno via e lasciano spazio solo alla quiete interiore. Il tempo non era dei migliori, ma non aveva importanza, lo spettacolo a cui stavamo assistendo non consentiva alcun tipo di obiezione.

Il primo pit stop da parte dell’autista Lord Torva è avvenuto nei pressi delle Three Sisters di Glencoe. Trattasi di tre montagne una attaccata all’altra decisamente notevoli e ricche di fascino. Il clou della giornata però era senz’ombra di dubbio Loch Ness, che si trova a Fort Augustus, piccola e graziosa località situata nel nulla cosmico. Seppur altamente turistica non era sovraffollata, un po’ per il periodo poco propizio, un po’ per i copiosi strati di neve che si erano abbattuti sul territorio nei giorni precedenti.

Da assoluti anticonformisti abbiamo deciso di evitare l’escursione in battello sul lago alla ricerca di Nessie. Per noi ormai era diventata una creatura simpatica il cui peluche era presente in tutti i negozi di Scozia, da nord a sud. In quel lasso di tempo, nonostante un po’ di pioggia e vento ci siamo avventurati su una delle sponde del bacino lacustre per effettuare qualche scatto particolare.

Mai ci saremmo aspettati di imbatterci nella scritta “I love Lochness”, che per una volta nella vita non era stata presa d’assalto dai turisti. Ci siamo goduti l’esclusiva e poi addentrati nel paese per scrutare le piccole e graziose case in stile britannico in cui ognuno di noi sogna di abitare almeno per un giorno nel corso della propria esistenza.

Una volta tornati idealisticamente sulla terra era giunta l’ora di intraprendere il lungo viaggio di ritorno. Le diverse ore passate in autobus iniziavano a farsi sentire, ma dulcis in fundo ecco un’altra sorpresa. Poco prima dell’imbrunire il bus si è fermato in quella che in apparenza sembrava una semplice area di sosta. Alle spalle di essa però c’erano le celebri mucche scozzesi che, seppur mastodontiche, riescono a trasmettere una buona dose di tenerezza. Insomma, il degno finale di una giornata passata tra sogno e realtà.

Loch Ness - LeBisbetiche.com
Loch Ness – LeBisbetiche.com

La commovente storia del cagnolino Bobby

A prescindere dai luoghi visitati una dei ricordi che porterò con me di questa splendida avventura è la vicenda del piccolo Bobby, amorevole Skye Terrier vissuto tra il 1855 (sulla data di nascita non ci sono certezze e, secondo alcune stime, potrebbe essere nato anche un anno più tardi) e il 14 gennaio 1872. Da amante degli amici a quattro zampe non potevo non lasciarvi in dote un racconto del genere.

Bobby è uno dei molteplici esempi che la sensibilità canina non solo esiste, ma può arrivare a livelli difficilmente ipotizzabili. Apparteneva inizialmente a John Gray, il quale lavorava come guardia notturna per la polizia di Edimburgo. Nel 1858 morì di tubercolosi e da quel momento Bobby non ha mai smesso di vegliare sulla sua lapide nel cimitero di Greyfriars Kirkyard.

Si allontanava dall’anima del suo padrone solo per mangiare nei ristoranti situati nei paraggi e trovava rifugio nel corso dei gelidi inverni scozzesi nelle case degli abitanti della zona. Tutto ciò per ben 14 anni, quando poi si spense dopo una vita passata a cercare invano il suo caro amico umano. Inutile dirvi che ho avuto brividi quando ho scoperto tutto ciò.

Fu seppellito sotto il South Bridge presso il Greyfriars Kirkyard, non troppo lontano dalla tomba di John Gray. In seguito fuori al cimitero è stata eretta una statua in suo onore, che ho naturalmente immortalato in una foto. Chi passa da Edimburgo quasi sicuramente ha modo di approfondire questa narrazione. I negozi sono pieni di peluche in cui viene riprodotto e di libri che parlano di lui. Lo merita sicuramente ed è bello pensare che, nonostante siano passati diverse centinaia di anni, il suo ricordo é più vivo che mai. Grazie di cuore Bobby! Ci hai emozionato tanto.

Bobby - LeBisbetiche.com
Bobby – LeBisbetiche.com

Il cibo, il whisky e la gente

A dare quel tocco di unicità al nostro soggiorno ad Edimburgo è stata la cordialità della gente. A partire dal receptionist del nostro albergo che ci ha spiegato per filo e per segno ogni particolare su come spostarci e cosa vedere. Inoltre, grazie a lui abbiamo potuto beneficiare della colazione take away per la giornata in cui avevamo l’escursione alle Highlands. Stesso modus operandi anche in giro.

Gli scozzesi quando vengono fermati in strada provano sempre a dare delle indicazioni minuziose. Il tutto con garbo e con gentilezza. Per chi come noi aveva un ricordo pessimo di Londra sotto questo punto di vista è stato un surplus molto importante. Adesso capisco a maggior ragione perché ci tengono così tanto a differenziarsi dagli inglesi.

Nemmeno per quanto concerne il cibo abbiamo avuto qualcosa da ridire. I britannici in realtà hanno molti prodotti di cui potrebbero vantarsi, tra carni, pesce e formaggi. La realtà è che sono pigri e probabilmente non concepiscono i pasti come momenti di aggregazione, ma semplicemente come frangenti in cui bisogna solo ed esclusivamente nutrirsi.

Il fish and chips è un cult a cui non ci si può sottrarre, ma dopo averlo mangiato una volta urge la necessità di provare qualcosa di più salutare. Il salmone è sublime, a differenza di quello che arriva dalle nostre parti, e anche i tagli di carne magari accompagnati da un mash (purè di patate) e dalla salsa gravy (condimento che si ottiene dal fondo della carne e che può essere reso più denso e saporito grazie all’aggiunta di farina, dado da cucina e altri aromi) possono dare grandi soddisfazioni.

In Scozia sono tipiche anche le zuppe sia di carne e verdura che di pesce, le scotch eggs (uova sode avvolte da carne di maiale tritata e da una particolare panatura) e gli haggis. Questi ultimi però potrebbero non essere adatti a tutti i palati visto che stiamo parlando di un insaccato a base di cuore, fegato e polmoni di pecora tritati, mescolati con cipolla, farina d’avena, grasso di rognone e spezie. La tradizione prevede la cottura all’interno dello stomaco dell’animale. Vi dirò, noi non lo abbiamo provato. Magari quando un giorno torneremo ci cimenteremo anche in questa esperienza.

I dolci abbondano, ma per chi vuole rimanere fedele ai prodotti locali, shortbread (biscotti preparati principalmente con zucchero, burro e farina) e fudge (fatti con un impasto caramellato al burro e allo zucchero) vanno gustati obbligatoriamente. Tanto li troverete in ogni dove.

Dean Village, Edimburgo - LeBisbetiche.com
Dean Village, Edimburgo – LeBisbetiche.com

Prima di andar via ci siamo concessi un bel tour con tanto di degustazione alla Scotch Whisky Experience. Da profano della materia non conoscevo i meticolosi processi di produzione che ci sono dietro. Grazie all’audioguida in italiano abbiamo potuto cogliere diversi aspetti significativi di questo meticoloso lavoro. Dopo aver assaporato il whisky e concluso la nostra visita ci hanno concesso in regalo i bicchieri utilizzati per l’assaggio. Li custodiremo gelosamente, così come porteremo sempre con noi tutto ciò che abbiamo visto ed imparato in questi giornate mozzafiato.

Forse, alle volte sentiremo aleggiare qualche spettro che è entrato nella nostra valigia e ha lasciato la Edimburgo per farsi un giretto in Italia, e magari insieme a noi aspetterà il momento propizio per tornare tra i closes di Edimburgo. Sì, perché nonostante fossimo a tre ore di aereo dai nostri luoghi di origine, ci siamo sentiti lì dove volevamo essere e dove non abbiamo avuto nessun senso di nostalgia. Eravamo a casa, sotto tutti i punti di vista. Grazie per essere arrivati fin qui ed aver viaggiato con noi. L’appuntamento è alla prossima avventura.

Antonio Pilato
Antonio Pilato
Articoli: 43

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *