La storia di O’ Suonn e Papà, un’infanzia segnata dall’assenza, un’adolescenza difficile, gli errori, la voglia di cambiare e un sogno diventato realtà. A Melito di Napoli, Gennaro Borrelli, per tutti Genny, ha trasformato il dolore in forza e la passione per la pizza in una straordinaria storia di riscatto.

Ci sono storie che meritano di essere raccontate. Non perché siano perfette, ma proprio perché perfette non lo sono mai state. Storie fatte di cadute, di scelte sbagliate, di assenze difficili da accettare e di sogni che sembrano troppo grandi per chi, ancora bambino, ha già conosciuto il peso della vita.
Quella di Gennaro Borrelli, conosciuto da tutti come Genny, è una di queste.
A Melito di Napoli, Genny è oggi il titolare della pizzeria O’ Suonn e Papà, un nome che custodisce molto più di un’attività commerciale: racchiude una promessa, un legame indissolubile e il ricordo di un padre che non ha potuto assistere alla realizzazione del sogno condiviso con suo figlio.
Ma dietro il pizzaiolo e l’imprenditore c’è soprattutto un ragazzo che ha imparato troppo presto quanto possa essere complicato crescere, che ha conosciuto gli errori e che proprio attraverso il lavoro ha trovato la possibilità di scrivere una nuova pagina della propria vita.
Noi di LeBisbetiche.com abbiamo voluto conoscere la sua storia, lasciando spazio alle emozioni, ai ricordi e soprattutto a un messaggio che merita di arrivare lontano: il passato può segnarti, ma non deve necessariamente decidere chi diventerai.
Genny, partiamo proprio da te. Chi è Gennaro Borrelli quando si spengono le luci della pizzeria e si toglie il grembiule da pizzaiolo?
«Genny è un ragazzo come tanti, ma con un passato che lo ha segnato profondamente. Sono stato costretto a crescere prima del tempo, ad affrontare situazioni che un bambino non dovrebbe mai trovarsi a vivere. La mia infanzia non è stata semplice e ci sono state circostanze che ho dovuto imparare ad accettare, anche quando ero troppo piccolo per comprenderle davvero.»
Nella tua infanzia c’è stato un episodio che ha cambiato profondamente la tua vita. Ti va di raccontarcelo?
«Avevo soltanto otto anni quando arrestarono mio padre. All’inizio, come spesso si fa con i bambini per proteggerli da una verità troppo difficile, mi dissero che papà era partito per lavoro e che sarebbe tornato dopo poco tempo.
Ma i giorni passavano, il tempo trascorreva e io cominciavo a capire che le cose non stavano esattamente così.
A un certo punto ho dovuto fare i conti con la realtà e accettare quella mancanza. Non è stato facile. Ero soltanto un bambino e avevo bisogno di mio padre.»
Quell’assenza ha inevitabilmente influenzato anche la tua adolescenza. Hai raccontato di aver commesso degli errori e di aver trascorso un periodo in comunità. Quanto è stato difficile attraversare quella fase?
«Quella prima grande mancanza mi ha segnato e, negli anni successivi, mi ha portato anche a sbagliare. Ero ancora un ragazzino quando mi sono ritrovato lontano da casa, in comunità, a causa di alcuni errori che avevo commesso.
È stato un periodo difficile, ma oggi posso dire che proprio da quell’esperienza è nato qualcosa che avrebbe cambiato completamente la mia vita. Perché è stato proprio in comunità che ho iniziato a coltivare la mia passione per la pizza.»
Ed è qui che arriva la svolta. In un momento particolarmente complicato della tua vita hai incontrato la pizza. Possiamo dire che sia stata la tua ancora di salvezza?
«Assolutamente sì. La pizza è stata la mia ancora di salvezza. Mi ha dato un mestiere, una passione, qualcosa in cui credere e soprattutto un motivo per immaginare un futuro diverso.
Quello che inizialmente poteva sembrare soltanto un lavoro è diventato molto di più. Mi ha insegnato il valore del sacrificio, della costanza e della responsabilità.
Ho avuto modo di raccontare questa esperienza anche nel programma televisivo della Rai Piccoli eroi, dove ho voluto lasciare un messaggio nel quale credo ancora profondamente: le sofferenze e gli errori non rappresentano necessariamente la fine di una storia. Possono essere, invece, l’inizio di qualcosa di nuovo.
Siamo noi a poter riscrivere la nostra storia. Possiamo imparare dagli errori, cambiare strada e trovare la forza di uscirne vincitori.»
Arriviamo al nome della tua pizzeria, O’ Suonn e Papà. Dietro queste parole si nasconde una storia che emoziona. Che cosa rappresentano per te?
«Rappresentano tutto. Con il passare degli anni, grazie al mestiere che avevo imparato, ho iniziato a sognare di poter avere qualcosa di mio. Una pizzeria, un’attività che portasse la mia impronta e che rappresentasse il risultato di tutti i sacrifici affrontati. Ma non era soltanto il mio sogno. Era anche quello di mio padre. Lui desiderava vedermi arrivare a quel traguardo, soprattutto dopo tutte le sofferenze e le difficoltà che avevamo attraversato. Gli avevo fatto una promessa: un giorno sarei riuscito ad avere qualcosa di mio.
Purtroppo, però, la vita a volte cambia i nostri programmi nel modo più crudele.»
Il 7 luglio 2025 è una data che porterai per sempre nel cuore. Che cosa è successo?
«Quel giorno mio padre ha avuto un incidente e purtroppo non ce l’ha fatta. È stato un dolore immenso, qualcosa che mi ha tolto la terra da sotto i piedi. La cosa che mi fa più male è sapere che non ha potuto vedere fisicamente il nostro sogno diventare realtà.
Avevamo immaginato insieme quel momento, ma la vita ha deciso diversamente. Eppure, proprio da quel dolore ho trovato una forza che forse nemmeno pensavo di avere. Ho stretto i denti, ho continuato a lavorare e ho fatto di tutto per mantenere quella promessa. Alla fine ce l’ho fatta.
È così che è nata O’ Suonn e Papà.
Non è soltanto il nome della mia pizzeria. È il nostro sogno, quello che avevamo immaginato insieme. Spero che, in qualche modo, lui possa vedermi e possa essere fiero di me. Perché questa attività è anche sua.»
Quando oggi entri nella tua pizzeria e guardi ciò che sei riuscito a costruire, qual è la prima emozione che provi?
«Provo tanto orgoglio. So quanta strada ho percorso per arrivare fin qui e conosco tutti i sacrifici che ci sono dietro O’ Suonn e Papà.
La pizza mi ha salvato in tanti momenti della mia vita. Mi ha aiutato a superare il passato, a imparare dai miei errori e soprattutto a non smettere di sognare nemmeno quando ho attraversato il periodo più buio. Del mio lavoro amo tutto.
Certo, i sacrifici sono tanti e spesso anche molto grandi, ma sono proprio quei sacrifici a darmi la forza di andare avanti e a spingermi a fare sempre di più.»
Se oggi potessi tornare indietro e incontrare quel Genny bambino, oppure il ragazzo che ha commesso degli errori, cambieresti qualcosa della tua storia?
«No, credo che non cambierei nulla. Può sembrare strano, ma oggi penso che senza quella strada, anche se difficile e tortuosa, probabilmente non sarei la persona che sono diventato. Ho percorso tanta strada per arrivare dove sono oggi.
Il mio passato mi ha insegnato a guardare avanti, a non arrendermi e soprattutto a desiderare con tutte le mie forze di cambiare e rimediare agli errori commessi. Non rinnego ciò che ho vissuto, perché anche quelle esperienze mi hanno insegnato qualcosa e mi hanno portato fino a qui.»
Hai realizzato un sogno importante, ma immaginiamo che Genny non abbia alcuna intenzione di fermarsi. Come ti immagini tra qualche anno?
«Mi auguro di essere sempre qui, a fare ciò che amo, ma magari un po’ più in alto. Vorrei crescere, ingrandire la mia attività e riuscire a portare il mio nome un po’ dappertutto.
Ho imparato che sognare è fondamentale e oggi voglio continuare a farlo. So che ci saranno ancora sacrifici e difficoltà, ma non mi spaventano. Ho già affrontato tanto e voglio continuare a costruire qualcosa di importante.»
Prima di salutarci, c’è qualcuno a cui senti di dover dire grazie? Qualcuno che ha rappresentato una presenza fondamentale lungo questo percorso?
«Le persone da ringraziare sono tante. Prima di tutto mia moglie, che ha creduto in me fin da quando eravamo ragazzini. Mi ha dato una forza immensa, mi è sempre rimasta accanto e non mi ha mai lasciato andare, nemmeno nei momenti più difficili.
Ringrazio mia mamma, Alessandro, i miei fratelli, mia sorella e la famiglia di mia moglie. Sono persone che mi sono sempre state vicine e che hanno continuato a credere in me.
E poi voglio ringraziare i miei figli. Li lascio per ultimi non perché siano meno importanti, ma perché sono i più importanti. Nonostante siano ancora così piccoli, mi hanno donato una forza enorme per andare avanti.
Ogni traguardo che raggiungo è dedicato a loro. Tutto quello che faccio, tutti i sacrifici e tutti i sogni che continuo a inseguire sono anche e soprattutto per loro.»
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O’ Suonn e Papà: quando una promessa diventa più forte del destino
Ci sono storie che finiscono con un punto. Altre, invece, trovano il coraggio di ricominciare proprio quando tutto sembra perduto. La storia di Genny Borrelli appartiene alla seconda categoria.
Non è una favola e non è nemmeno il racconto di una vita senza sbagli. È la testimonianza concreta di quanto possa essere importante incontrare una passione, imparare un mestiere e trovare qualcuno che continui a credere in noi anche quando facciamo fatica a credere in noi stessi.
Genny non cancella il proprio passato. Lo riconosce, se ne assume la responsabilità e lo trasforma in un insegnamento.
Oggi, dietro ogni pizza che esce dal forno della sua attività a Melito di Napoli, c’è molto più di un impasto ben lavorato. C’è il bambino che aspettava il ritorno del papà, il ragazzo che ha sbagliato, il giovane che ha deciso di cambiare, il marito, il padre e l’imprenditore che non ha smesso di inseguire il proprio sogno. E c’è soprattutto una promessa mantenuta.
Perché forse il padre di Genny non ha potuto vedere con i propri occhi l’insegna di quella pizzeria, ma il suo ricordo continua a vivere proprio lì, in quelle parole che raccontano un amore capace di andare oltre l’assenza. E in fondo, questa storia ci insegna una cosa bellissima: non possiamo sempre scegliere da dove partire, ma possiamo decidere, ogni giorno, quale direzione dare alla nostra vita.
La redazione di LeBisbetiche.com augura a Genny che questa prima grande conquista sia soltanto l’inizio di un futuro ricco di soddisfazioni, nuovi traguardi e sogni da realizzare. Viva O’ Suonn e Papà.



