Lettera all’azionista di maggioranza della Lazio: “Si faccia da parte, la lasci libera di tornare a volare”

Il grido di dolore di un tifoso della Lazio stanco di una gestione che ha portato la prima squadra della Capitale allo sbando
Aquila, Lazio
Aquila – LeBisbetiche.com (Creditis: Canva)

Sono settimane convulse in casa Lazio, strazianti, che però stanno facendo mobilitare un bel po’ di personalità importanti. In tanti stanno scrivendo la propria lettera all’attuale azionista di maggioranza della nostra amata squadra. Beh, cari amici bisbetici, non potevo essere da meno. Seguo la Lazio fin da quando ero bambino e tuttora è una delle componenti che ha un impatto maggiore sulla mia vita.

Racchiuderò in queste parole il mio pensiero su questi 22 anni di prigionia ed esprimerò al gestore la mia speranza per il futuro. Sì, perché oggi questa parola spaventa tutto il mondo biancoceleste, ma è proprio per questo che dobbiamo batterci, ora più che mai. Non mi dilungo ulteriormente, vi lascio a queste mie parole frutto dell’amore che provo per la NOSTRA LAZIO.

Signor gestore,
sono Antonio Pilato, giornalista pubblicista nonché grandissimo tifoso della Lazio. Le scrivo perché questa situazione sta logorando il cuore e l’anima della maggior parte di noi laziali. Siamo giunti al punto di non ritorno, ormai non ci sono più margini per una riconciliazione. Siamo saturi di vedere una squadra che brancola nell’anonimato, che scende in campo senza alcun ambizione di gloria.

Ma soprattutto non siamo più disposti a sopportare questo atteggiamento spocchioso e sempre sopra le righe. Non commento nemmeno il tentativo di mediazione che ha inscenato con una lettera scritta senza alcun sentimento. Davvero pensava che poteva funzionare? Credeva che sarebbe bastato per far sbollire la nostra rabbia e la nostra delusione? No, non funziona così, però ormai ho imparato a conoscerla e non mi stupisce affatto. D’altronde se avesse ripassato un minimo di quella “c…o de storia” lo avrebbe potuto capire da solo.

Questione tecnica

Eppure lo sa, in alcuni momenti la sua gestione per me non stata nemmeno così malvagia. Certo, voglio essere chiaro, nulla è stato fatto in maniera programmata. Nei frangenti in cui la Lazio ha fatto discretamente bene è stato solo perché si sono allineati una serie di fattori positivi e perché sono esplosi alcuni giocatori che poi hanno fatto le fortune del club per svariati anni.

Ad un certo punto però è mancato sempre quel salto di qualità, quello che richiedeva uno sforzo da parte della società. Sono tre i momenti in cui a mio avviso questi appuntamenti sono stati clamorosamente disattesi. Il primo nel 2013 dopo lo storico successo del 26 maggio contro la squadra per cui probabilmente tifava prima di acquisire la Lazio. Disse testualmente “combatteremo lo strapotere del Nord” davanti a migliaia di persone a Piazza San Silvestro. E poi? La stagione successiva la Lazio chiuse al nono posto proprio come quest’anno.

Le altre due occasioni sono concomitanti alle qualificazioni in Champions League del 2020 e del 2023. Nel primo caso sono stati spesi oltre 25 milioni per l’accoppiata Muriqi-Fares, il che testimonia come le idee e la progettazione siano concetti sconosciuti in quel di Formello. Con quel bottino si sarebbe potuto fare molto di meglio e provare finalmente ad alzare l’asticella. Così non è stato, anche perché il resto del mercato fu condotto prendendo tutti gli altri giocatori a parametro zero o in prestito.

Nel 2023 sono arrivati anche degli elementi interessanti. Ma un top player capace di spostare gli equilibri? Eh no, per carità, dopo avrebbe dovuto metterceli di tasca sua. Dalla stagione seguente è iniziato un lento declino che ci ha portato allo stato attuale: essere la più grande tra le piccole, così come ho scritto in un mio recente pezzo in cui ho annoverato i numeri di questa disfatta.

Questione emotiva

I risultati per quanto frustranti non solo la principale ragione del nostro dissenso. Il suo modo di fare calpesta di continuo il popolo laziale. Telefonate plateali e scurrili caratterizzate da insulti e prepotenze, interviste in cui ci sbeffeggia pubblicamente e per non farsi mancare nulla qualche tempo ha avvallato una provocazione sui social che manco nelle squadre di Eccellenza (con tutto il rispetto) si vede.

Non ha mai compreso il nostro animo per certi versi ribelle e bastian contrario. Siamo da sempre fautori dell’essere e non dell’apparire. A lei è sempre interessato solo quest’ultimo aspetto infischiandosene di noi. Pazienza, proseguiremo per la nostra strada, sempre a testa alta e sempre più anticonformisti. D’altronde abbiamo imparato presto ad esserlo vista la realtà romana. Ci siamo sempre esaltati nei momenti peggiori, quando tutto passa in secondo piano e la lazialità si eleva sopra ogni cosa.

Lo sa, io nemmeno sono nato a Roma. La Lazio me la sono presa con le unghie e con i denti, l’ho voluta a tutti i costi e appena ho potuto mi sono trasferito qui per poterla vivere come avrei sempre voluto. E proprio per questo non permetterò mai a nessuno di impadronirsi del mio sentimento. Può provare a renderlo effimero quanto vuole, ma non ci riuscirà.

Quel fuoco arderà sempre dentro di me e dentro tutti coloro che si riconoscono in questa fede immortale. Sono e sarò sempre un tifoso della mia amata Lazio e d’ora in avanti insieme ai miei fratelli lotterò per ottenere quella libertà, perché per noi quella maglia è una priorità assoluta. Non pretendo che capisca, so che per lei non può essere lo stesso.

Detto ciò, voglio pormi con la massima cordialità. Le chiedo solo di lasciare che la Lazio torni libera di volare tra cieli d’Italia e l’Europa. È la sua natura. Un’aquila non può rimanere in gabbia per tutto questo tempo. Ad un certo punto deve tornare a spiegare le ali. Per farlo è necessario che lei si decida a vendere una volta per tutte. È inutile provare a ripartire insieme, non porterebbe a nulla di buono. Tutto finisce nella vita, anche le storie più belle, figuriamoci questa che di bello non ha nulla.

Ha tutte le carte in regole per ottenere una cifra cospicua dalla cessione. Potrebbe sistemare se stesso e tutti i suoi discendenti e finalmente si potrebbe concentrare solo sulla politica, che è da sempre il suo obiettivo principale. Se non vuole subire l’onta dei più che leciti caroselli che si scatenerebbero in giro per Roma, siamo disposti anche a festeggiare in privato, basta dirlo pubblicamente e non ci sarà alcun problema. L’importante è che lei vada via. Non si preoccupi, il giorno dopo sarà soltanto un ricordo, o forse nemmeno quello, perché da quel momento l’unico pensiero sarà tornare a sognare”.

Antonio Pilato

 

Antonio Pilato
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