Ormai da anni il format della Coppa Italia piace sempre meno, ma non si fa nulla per provare a dare un’ondata di novità alla competizione

La Coppa Italia è ripartita ufficialmente con le prime sfide e in attesa che la prossima settimana entrino in scena le squadre di Serie A, tornano in auge i dubbi sull’impostazione del torneo. Ormai da oltre un decennio le partite si giocano in gara unica (eccetto le semifinali) in casa della squadra che è arrivata più in alto in classifica nella stagione precedente.
Dunque in vista dei trentaduesimi di finale in cui nella maggior parte dei match si affrontano le formazioni del massimo campionato contro quelle della cadetteria già si può parlare di disparità. Il fattore campo può incidere e non poco e ciò va ad inficiare sull’interesse che queste partite possono avere per gli spettatori neutrali.
Ad esempio Torino-Carrarese, Lazio-Mantova e Udinese-Padova almeno sulla carta sembrano avvantaggiare le formazioni casalinghe. Poi, nel calcio tutto può succedere, soprattutto ad agosto quando la condizione fisica può giocare dei “brutti scherzi”. Eppure cosa costerebbe fare un inversione di campo? Di fatto nulla, ma per motivi mai precisati a quanto pare “non si può fare”.
La Coppa Italia e quel sogno inesaudito di emulare la FA Cup
Molti tifosi italiani infatti sarebbero entusiasti di questa formula che andrebbe a ripercorrere quella della Coppa d’Inghilterra meglio nota come FA Cup. Oltremanica infatti la squadra di categoria inferiore solitamente gioca in casa. Il Liverpool, il Manchester United e il Chelsea per dirne alcune nel corso degli anni hanno calcato campi di terza o quarta serie, regalando dei momenti di pura gioia alle tifoserie locali.
Stesso discorso per il Tottenham nel 2020-2021 che con Mourinho in panchina affrontò il Marine A.F.C, compagine dilettantistica. Il match giocato nella piccola ma suggestiva cornice del Rossett Park si concluse con il punteggio di 5-0 per gli Spurs, ma quella serata passò alla storia per aver donato al mondo la vera essenza del calcio. Una vera e propria rarità per il calcio moderno.

E quindi perché non provarci anche con le squadre di Serie A e delle categorie inferiori? Mantova-Lazio e Carrarese-Torino sarebbero state di gran lunga più interessanti e anche più remunerative visto che avrebbero portato quasi sicuramente a dei sold out. Così invece con tutta probabilità assisteremo a due match in stadi semideserti.
In un’intervista a Repubblica del 2023 Maurizio Sarri aveva parlato della questione, manifestando tutto il suo malcontento a riguardo: “Sarebbe bello riportare la Coppa Italia ad agosto anche per le grandi, facendole giocare sui campi delle squadre di Serie C, che così farebbero incassi per campare tutto l’anno. Ma di sicuro ci direbbero che c’è un problema di ordine pubblico per cui la Juve non può andare a Campobasso”.
Dunque uno dei motivi per cui non si riesce ad effettuare questa transizione potrebbe essere di carattere organizzativo, ma l’estate scorsa Audace Cerignola-Verona si è giocata senza problemi e nonostante le due categorie di differenza è finita ai calci di rigore. Quindi, qualcosa non torna. Purtroppo però nessuno ci darà mai una risposta in tal senso.
Coppa Italia: l’altro punto oggetto di critiche
Quella del campo è solo la problematica principale, ma ad onor del vero c’è anche un altro aspetto che non quadra di questo format della Coppa Italia. Si tratta dell’abolizione dei match di andata e ritorno, quanto meno dagli ottavi di finale in poi. La gara secca va sicuramente a snellire il campionato. Al tempo stesso toglie il fascino della possibile rimonta.
Inoltre è ritenuto anche meno meritocratico visto che non essendoci “diritto di replica” la fortuna può aiutare ad arrivare in fondo. Dunque, in un’epoca in cui i cambiamenti sono all’ordine del giorno ci attende una svolta in tal senso. Nel frattempo però riparte la Coppa Italia e la corsa per “scucire” la coccarda tricolore all’Inter vincitrice dell’ultima edizione.



