Benedetta Rossi: adozione a 53 anni. Perché l’età di una madre ci disturba ancora?

A 53 anni sei troppo vecchia per essere madre? Il caso di Benedetta Rossi e l’adozione finisce nel tritacarne del moralismo anagrafico.
Passaporti bordeaux dell'Unione Europea appoggiati su una valigia in aeroporto al tramonto
Il viaggio – LeBisbetiche.com (Immagine generata con AI)

C’è una costante nella vita pubblica di Benedetta Rossi: qualunque cosa faccia, qualcuno troverà il modo di trasformarla in un difetto.

Quando ha iniziato a condividere le sue ricette, circa 15 anni or sono, veniva considerata “troppo casalinga”, “troppo semplice”, quasi colpevole di non fare cucina gourmet. Eppure è stata proprio quella semplicità a renderla una delle food creator più amate d’Italia.

Il suo crimine imperdonabile per esempio era l’uso della pasta sfoglia già pronta e del tonno in scatola. Per anni, l’élite dei gastro-snob l’ha criticata e sminuita. Come se fossimo tutti chef stellati e non persone normali che arrivano a sera stanche morte e hanno solo voglia di preparare qualcosa di veloce e collassare sul divano. Ma oggi il livore digitale si sposta su un tema molto più delicato, e il caso di Benedetta Rossi e l’adozione delle sue due bambine ne è la prova lampante.

Benedetta Rossi: l’adozione diventa un caso di Stato

Nelle ultime ore il tribunale dei social, che invece non si riposa mai, ha deciso di cambiare menù. Ora che la food blogger ha annunciato l’adozione di due bambine dopo un calvario burocratico durato quattro anni, il web ha smesso di contare i grammi di burro utilizzati e ha iniziato a contare i suoi anni. Che sono cinquantatré, per l’esattezza.

E apriti cielo: l’odio (ingiustificato) si è spostato istantaneamente dalla cucina all’anagrafe.

Insomma la storia si ripete, ma questa volta il terreno è molto più delicato. Dopo l’annuncio dell’adozione di due bambine, arrivato al termine di un lungo percorso affrontato insieme al marito Marco Gentili, il dibattito online si è spostato quasi subito su un dettaglio: l’età.

A 53 anni si è troppo grandi per diventare genitori?

mani adulte che tengono delle scarpine bianche, immagine simbolica articolo Benedetta Rossi e l'adozione delle figlie
L’età giusta esiste? – LeBisbetiche.com (Credits: Unsplash)

Il meccanismo è sempre lo stesso, tragicamente divisivo. Finché Benedetta risolveva la cena a milioni di italiani, faceva storcere il naso a chi usa il cibo come status symbol. Ora che realizza il desiderio di diventare madre insieme al marito Marco, fa imbestialire chi ha eletto se stesso a giudice della biologia altrui.

Il tribunale dei social non va mai in ferie

La notizia riguardante Benedetta Rossi e l’adozione ha fatto spuntare tra i commenti i soliti, immancabili abomini: “Ormai potevano fare i nonni”, “Egoisti a ricominciare a questa età”, “Ci si pensa prima”. Come se un’adozione internazionale fosse un capriccio dell’ultimo minuto, un acquisto d’impulso all’Ikea, e non un percorso d’attesa sfiancante, umiliante e lungo anni, capace di farti invecchiare dentro le aule di tribunale. E chi ci è passato lo sa.

E aggiungo, come se dovesse importare a qualcuno quello che questa coppia, seppur famosa, ha deciso di fare nella sua vita. In questi casi la mia domanda è sempre: “ma a te, toglie qualcosa?”.

Questa ondata di critiche solleva un velo su un disturbo sociale cronico: l’ossessione per lo stereotipo della maternità ideale. La società accetta e normalizza l’adozione solo se ricalca la favola Disney: genitori giovani e possibilmente un neonato in fasce.

Quando la realtà presenta il conto – fatto di adozioni tardive e di bambine già grandi – scatta lo sdegno.

C’è un profondo schema patriarcale e giudicante che tollera una donna solo se è biologicamente “fresca” per fare la madre. Se osa farlo dopo i cinquanta, viene etichettata come egoista.

 

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Nessuno che analizzi la stabilità emotiva, la maturità affettiva ed economica che due genitori strutturati possono offrire. Nessuno che si rallegri per due bambine che finalmente avranno un futuro e una casa amorevole. No, ci si ferma al dato numerico, trattando l’amore e le competenze genitoriali come beni deperibili con la data di scadenza stampata sopra. Ma non si dice che l’amore non ha età? O vale solo per le coppie?

La vera risposta della Rossi ai suoi hater è arrivata insieme all’annuncio: uno stop totale e indefinito ai social per dedicarsi esclusivamente all’inserimento in famiglia delle bambine. Questo è il vero, enorme schiaffo morale a tutta la fiera del giudizio digitale.

Mentre gli esperti del nulla commentano l’età sui feed, lei spegne i telefoni e si mette a fare la madre nel mondo reale. Buona fortuna a loro, e agli hater lasciamo pure il sapore amaro delle loro tristi vite.

Nunzia G.
Nunzia G.
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