Il momento in cui un cane varca per la prima volta la soglia di casa è un’emozione indelebile che resta nella mente e nel cuore

Avere un cane e prendersi cura di lui è una delle esperienze più belle e totalizzanti che si possano fare nella vita. Chiaramente implica delle responsabilità e una certa dose di impegno, ma se è scritto nel vostro destino non vi peserà nemmeno un giorno.
Ed è un po’ quello che è capitato a me cari amici bisbetici. I cani hanno sempre fatto parte della mia esistenza, da quando avevo la tenera età di sei anni. Non nego che ho attraversato una fase in cui ho pensato seriamente di non voler fare più questa esperienza. Il dolore per la perdita dei tre cani che mi hanno accompagnato durante l’infanzia e l’adolescenza è stato devastante.
Mi ero detto: “Basta, mai più. Mi piaceranno sempre, ma non ci riesco più…”. Ad onor del vero mi sono ritrovato un cucciolo a casa dei miei identico ad uno dei tre che avevo perso. E proprio come lui si chiama Rolly. È stato amore a prima vista e nonostante tutto mi sono preso cura di lui e diciamocela tutta, anche lui ha fatto lo stesso con me.
Dopo qualche anno però ho iniziato a sentire quel fuoco dentro, quella voglia di averne uno a casa mia insieme alla mia compagna. Lei non ne aveva mai avuti e inizialmente non sembrava troppo convinta. Seppur non voleva ammetterlo, era un po’ spaventata, ma in fondo anche lei era curiosa di provare quelle sensazioni che solo i cani sono in grado di dare.

E alla fine arrivò quel giorno in cui anche lei si decise. Era il 2020 e in pieno lockdown iniziammo la ricerca. Purtroppo il web era pieno di annunci di cagnolini che cercavano casa in seguito a degli abbandoni. La fasulla diceria secondo cui i cani trasmettevano il covid aveva fatto breccia e in maniera indegna in quella fase tanti cani furono lasciati in strada.
Dovevamo prendere una cagnolina di nome Candy. Sembrava tutto fatto, quando ad un certo punto la volontaria dell’associazione è sparita senza più rispondere alle chiamate e ai messaggi. Scoprimmo dopo qualche tempo che la cucciola fu data ad un’altra ragazza. In realtà seppur non lo sapevamo, ci fece indirettamente un regalo immenso.
Infatti continuando le ricerche ci imbattemmo nella cucciolata “Gomorra” e in una “certa” Patrizia, cagnolina fulva paffutella, che ci ha subito rapito il cuore. Devo essere franco però, fu la mia compagna ad indicarla subito, quasi come se avesse già captato la sua tenerezza d’animo. E fu così che dopo aver espletato tutte le pratiche burocratiche arrivò il 23 luglio, giorno in cui finalmente sarebbe diventata nostra. Nel frattempo anche dai miei era arrivata una cagnolona stupenda, ovvero Lexa. Una creatura di una dolcezza infinita, reduce da una storia triste. Per fortuna adesso ha trovato l’amore che merita e ne dispensa altrettanto, anzi anche di più di quanto ne riceve.

L’arrivo a casa
Tornando a noi, decidemmo di modificare il nome chiamandola Patty. Ci piaceva molto e lo ritenevamo adatto a lei. Andai io a prenderla ad Aversa, visto che era un giorno lavorativo e la mia ragazza giustamente era impegnata. Quella mattina mi svegliai come un bambino al primo giorno di scuola ed ero pronto al viaggio da Roma verso la località della provincia di Caserta.
In quel momento mi vennero in mente tante, troppe cose: “Ma sarò in grado? Riuscirò a farmi volere bene?”. In un attimo arrivai alla stazione di Aversa dove avevo appuntamento con una persona incaricata a portarmela. Era una mattinata afosa come ormai di consueto nelle torridi estati dell’ultima decade e l’attesa iniziava a diventare snervante.
Quando arrivava qualche automobile nel piazzale della stazione speravo che fosse quella del taxi-dog, ma puntualmente non era così. Poi ad un tratto, eccola. Patty era lì, insieme al suo fratellino e alla sua sorellina. Tre cucciolotti di appena tre mesi e che pesavano poco più di tre chilogrammi. Appena l’ho vista ho iniziato a sentire il cuore battere all’impazzata e quando l’ho stretta tra le mie braccia ho salutato frettolosamente il tassista per prendermi cura di lei.

Era impaurita e spaesata, forse avrà pensato: “Ma chi è questo? Che vuole da me? Perché mi ha portato via dai miei fratellini?”. Rientrati a Roma e dopo aver fatto una visita dal veterinario potevamo davvero iniziare il nostro percorso insieme. L’ho sistemata nella sua cuccia, ma lei preferiva rimanere in un angolo. Fin da subito ha manifestato la sua natura bastian contraria.
Quando poi la mia compagna ha fatto rientro a casa è iniziata la festa. Anche tra di loro è scattata subito quell’alchimia e la serata si è conclusa con Patty che si è addormentata addosso a lei. Nulla di più romantico. Per questo il 23 luglio 2020 è stato uno dei giorni più belli di tutta la mia vita e a distanza di sei anni meritava di essere rievocato e perché no mistificato.
Penso che ognuno di noi ricorda gelosamente quel giorno. Quasi come se fosse un tesoro prezioso da aprire solo con chi merita e ha l’empatia giusta per capire. Di certo non si può condividere con i fautori del “è solo un cane”. Loro non potrebbero mai comprendere cosa si prova in certi istanti.
Il ruolo determinante del cane nell’esistenza umana
Voglio però approfittare di questo articolo per ringraziare di cuore la mia dolce Patty. È arrivata nella mia vita in un momento in cui avevo poche certezze e tanta paura del futuro. Il suo aiuto è stato determinante per scrollarmi di dosso quelle ansie e quelle preoccupazioni che stavano condizionando le mie giornate in maniera talvolta invalidante.
Grazie per avermi reso una persona migliore e per aver contribuito alla nostra felicità. Una semplice serata sul divano con te ci ha dato molta più gioia di tante altre passate con i nostri simili. Grazie per provato a consolarci anche in una delle parentesi più atroci che ci siamo ritrovati a dover affrontare. In quei frangenti in cui sarebbero dovuti essere gli esseri umani a doverci comprendere, tu lo hai fatto meglio di qualsiasi altra persona. E questo non lo dimenticherò mai.
Per questo penso che l’impatto che un cane ha nelle nostre vite è qualcosa di unico, forse di irrazionale, ma che merita ampiamente di essere vissuto fino in fondo. E seppur un giorno soffriremo per la loro dipartita, ne sarà valsa la pena. Meglio star male, piangere e disperarsi al loro addio piuttosto che non aver mai assaporato le sensazioni di certi momenti. Quelli non passano mai, restano con noi anche quando loro attraversano il ponte dell’arcobaleno. Come diceva una frase di un celebre film che parlava di un cane speciale: “Dagli il tuo cuore e lui ti darà il suo”.
Le emozioni dei miei compagni di viaggio
In questo articolo però voglio portarvi anche le sensazioni dei miei compagni di avventure. Probabilmente anche grazie alla passione in comune per questi straordinari esseri abbiamo capito di avere l’affinità giusta per dare vita al progetto de Le Bisbetiche. Ecco i loro pensieri.
La Cri – Non so se i cani siano una sorta di spiriti guida, se c’entrino con il concetto di destino o di congiuntura astrale. So però che Maya è arrivata nella mia vita senza preavviso né pianificazione, ed è giunta a poche settimane da un lutto personale molto doloroso. Un giorno visitai un’amica, che mi mostrò la cucciolata della sua amata Bianca; Maya era la più grossa e vivace dei meticci Rottweiler freschi di svezzamento.
Mi è corsa incontro con quelle zampotte sproporzionate, saltandomi in braccio e monopolizzando la mia attenzione: il danno era fatto. Mi aveva scelta. La mia amica disse solo: «OK Cri, vado a prendere una scatola». È stato l’inizio della mia storia d’amore più bella e duratura.
Maya è stata tutte le mie prime volte davvero importanti: le prime vacanze da sola col cane, il primo bagno al mare in cui sguazzava accanto a me. La prima volta che ho realizzato cosa fosse la responsabilità, la cura, la dedizione, l’affetto travolgente e incondizionato. La prima volta in cui mi sono misurata con la perdita, lei era con me. E forse mi ha regalato anche la capacità di pesare davvero persone, situazioni e sentimenti per quello che sono, scartando il superfluo e tenendo stretto a me il necessario.
Da quasi 15 anni è non solo il mio alter ego canino — cocciuta, iper-selettiva, buffa e più ricettiva di un radar — ma anche la mia maestra. Gli insegnamenti più formativi sono arrivati, e continuano tutt’ora ad arrivare, da lei.
Nunzia – Io ho sempre desiderato un cane, ma i miei non volevano animali. Quando sono andata a vivere da sola ho deciso che era il momento. Poi avevo perso il lavoro e stavo psicologicamente a terra. Ho visto l’annuncio, sono andata a vedere la cucciolata e Spank è stato l’unico che è venuto incontro e si è accoccolato in braccio. Da quel momento per 16 anni è stato accanto a me. Ci capivamo solo guardandoci. È stato un cane speciale, non ha mai dato fastidio ed era calmissimo. Non si sentiva nemmeno in casa, e se n’è andato senza fare rumore, così come ha vissuto.
Pur pesando appena 2 chili si sentiva un gigante, equilibrato e a suo agio in ogni situazione, persino al poligono non ha mai dato segni di paura o nervosismo. È venuto con me praticamente ovunque, gli bastava starmi vicino. La sua vita è stata lunga e piena. All’ arrivo della sorellina (di oltre 30 chili) ha fatto il perfetto fratello maggiore, anche se minuscolo accanto a lei sapeva metterla a posto quando esagerava. E quando se n’è andato, nel sonno per fortuna, ha lasciato la casa più vuota e il cuore a pezzi.

Francy – Avevo solo otto anni e una grandissima paura dei cani. Poi arrivò Bingo e, giorno dopo giorno, mi fece scoprire il vero significato del migliore amico. È stato il mio compagno di vita fino ai miei venticinque anni. È cresciuto insieme a me, accompagnandomi in ogni fase della mia vita: dall’infanzia all’adolescenza, fino agli anni dell’università. Quante volte è rimasto accanto a me mentre studiavo e ripassavo, in silenzio, con quella presenza rassicurante che valeva più di mille parole. Bingo aveva un dono speciale: riusciva a capire il mio stato d’animo ancora prima che parlassi.
Quando ero triste, deluso o giù di morale, sembrava sapere esattamente cosa fare. Bastava il suo sguardo, una carezza con il muso o il semplice fatto di starmi vicino per farmi sentire meglio. Era il mio rifugio, il mio porto sicuro, la mia serenità. Ancora oggi mi capita di sognarlo. In quei sogni è come se il tempo non fosse mai passato: lui è lì, felice, pronto a corrermi incontro come ha sempre fatto. Sono convinto che un giorno ci rincontreremo e che allora non dovremo più separarci.
Sono anche certo che sarebbe stato uno zio meraviglioso per i miei figli. Con la dolcezza e la sensibilità che lo hanno sempre contraddistinto, avrebbe riempito di amore anche loro, proprio come ha fatto con me per tutta la sua vita. È stato un pezzo del mio cuore, e quel posto che occupa dentro di me resterà suo per sempre.
Grazie anche a voi ragazzi per aver dato lustro a questo pezzo dedicato ai nostri angeli a quattro zampe (a proposito se siete interessati a prenderne uno potete provare a cercalo qui). Sono e saranno sempre con noi e anche il nostro pubblico bisbetico adesso sa quanto sono importanti per noi.



