Scopriamo insieme una meta che seppur abbia guadagnato diversi consensi, non è ancora così esplorata come tante altre in Europa

La società odierna ci impone ormai dei ritmi frenetici in cui ciò che accaduto ieri fa già parte di un passato piuttosto profondo, figuriamoci se si tratta di qualcosa avvenuto nel 2018. Grazie alla nostra rubrica dedicata al travel questo paradigma può essere spezzato senza troppi fronzoli. Con noi potrete viaggiare non solo a livello visivo, ma anche a livello temporale, con esperienze autentiche e per certi versi un po’ in controtendenza con quelle che sono le abitudini dei turisti figli della modernità.
Il “throwback” che vi proponiamo stavolta riguarda un viaggio in Islanda (che si trova poco sopra alle Isole Faroe, di cui abbiamo parlato in un precedente pezzo calcistico) avvenuto quasi 8 anni fa dal sottoscritto in compagnia della mia compagna e di altri due amici. Il gruppo perfetto per un’avventura del genere dove bisogna essere sempre attivi e propositivi onde evitare di perdersi le innumerevoli bellezze di una terra perlopiù incontaminata e in cui fidatevi, è possibile ancora respirare un’aria pulita e senza troppi gas nocivi presenti invece dalle nostre parti.
Noi ci siamo recati lì a metà settembre, ma per gli amanti del freddo e dei paesaggi invernali probabilmente è meglio partire tra dicembre e febbraio. D’altronde la “terra dei ghiacci” esprime il suo massimo splendore nel corso della stagione fredda. Tralasciando queste considerazioni, che restano meramente soggettive, l’importante è partire ed immergersi in una dimensione capace di cambiare il punto di vista di qualsiasi viaggiatore.
Reykjavik: la capitale dell’Islanda
La capitale nonché la città più importante è Reykjavik. Teoricamente le vecchie generazioni o comunque quelle non estremamente giovani la conoscono visto che un tempo a scuola la geografia era all’ordine del giorno. Nell’era della geostoria non è detto che i ragazzi abbiano la stessa dimestichezza con le capitali europee. Una storia triste, che in questa sede in fin dei conti non ci riguarda. Qui parleremo solo di felicità, gioia e bellezza.
Va però premesso che Reykjavik nonostante abbia quasi 140.000 abitanti (in totale l’Islanda ne conta poco più di 400.000) e sia il polo principale delle attività e anche della movida (la vita notturna da queste parti può essere piuttosto sorprendente), non ha un granché da offrire. A nessuno di noi è particolarmente piaciuta ed eccetto la vista dall’alto dal campanile della chiesa di Hallgrímskirkja e la zona che costeggia l’Harpa (edificio che ospita concerti e congressi) c’è poco altro di significativo da vedere.
Resta comunque una base perfetta per potersi poi addentrare nella natura islandese. Qui infatti è possibile prendere in affitto un’automobile o usufruire degli innumerevoli tour che giornalmente partono in direzione “paradiso”. Tra cascate, vulcani, geyser e lagune è facile poter pensare di essere arrivati in una sorta di dimensione parallela dove il caos e la frenesia si dissolvono per lasciare spazio alla serenità di un ambiente ancora non deturpato dal genere umano.
Ciò non significa che non dobbiate approfondire la conoscenza di questa città dove le persone sono cordialissime. In particolare le donne, le quali sono sempre propense al dialogo e a fornire indicazioni. Il tutto con un sorriso che probabilmente nell’immaginario di coloro che vengono dall’area mediterranea può sembrare alquanto strano. Gli uomini invece sono di gran lunga più restii e spesso si limitano ad annuire alle domande senza articolare più di tanto le risposte. Confrontandomi con altre persone che hanno avuto il privilegio di mettere piede in Islanda, questo aspetto è emerso quasi all’unanimità. Dunque, rammentatelo bene, che potrebbe tornarvi utile.

Le cascate dell’Islanda
Il pezzo forte sono indubbiamente le cascate che in lingua madre al singolare sono chiamate “foss”. Una desinenza che sarà ridondante e che potrà aiutare a capire quando stiamo parlando di queste straordinarie perle naturali. Seppur sia diventato molto turistico negli ultimi anni, non si può non partire dal “Circolo d’Oro” itinerario naturale che comprende la “Cascata d’Oro”, il Parco Nazionale del Thingvellir e la regione geotermale di Geysir. Anche l’attesa dell’eruzione del Geyser di Strokkur è stato qualcosa di unico. Per certi versi può sembrare pilotato ed invece è solo la natura che ribadisce il concetto che nessuna è più potente di lei.
Immersa nel verde la Cascata d’Oro è in grado di suscitare sensazioni notevoli anche in coloro che sono più impassibili. Il gioco di luce e di acqua crea spesso degli effetti dorati o addirittura degli arcobaleni e proprio per effetto di ciò, le è stato affibbiato questo nome. Noi siamo partiti proprio da qui e come impatto è stato decisamente superlativo. Qualche schizzetto d’acqua potrebbe bagnarvi, ma forse nemmeno ci farete caso visto lo stato d’animo di assoluta felicità.
L’Islanda in generale pullula di “fossar” e in pochi giorni è utopistico pensare di vederle tutte. Per una volta vado in controtendenza e vi dico di mettere nella vostra lista quelle che solitamente sono più gettonate dagli altri turisti. Ovviamente non perché “lo fa la massa”, ma semplicemente perché meritano davvero. La visita di Seljalandsfoss è senz’altro quella più divertente.
Oltre ad ammirare la cascata potrete passarci dietro grazie ad un percorso preservato dai locali. Se si tratta di un’esperienza mistica? Direi proprio di sì, pensateci su, non capita tutti i giorni di passare dietro una cascata e vedere l’effetto dell’acqua che scorre con il paesaggio sullo sfondo. Munitevi di un impermeabile e giocate di fantasia. Qui si fa così.
Skógafoss, invece, la ricorderò oltre che per la sua maestosità anche per una sorta di “avventura nell’avventura”. Ricordate la menzione sugli uomini islandesi non propriamente avvezzi al dialogo? Bene, l’autista di quel giorno ci aveva dato appena 20 minuti per poter apprezzare la suddetta cascata. Di primo impatto potrebbero bastare, se non fosse per un piccolo particolare. Accanto alla cascata c’era una scala di circa 350 gradini (chiedo venia, ma non ricordo il numero esatto nonostante li avessimo contati ai tempi), che consentiva di guardare dall’alto l’acqua che scendeva senza alcun freno. In un lasso di tempo così ridotto era impensabile poter salire in cima.
Quando si viaggia però, certe barriere temporali si abbattono quasi in automatico e, io e uno dei miei amici ci siamo avventurati. Siamo arrivati con un fiatone degno di una corsa campestre ed entrambi abbiamo esclamato: “es hat sich gelohnt” ovvero “ne è valsa la pena”, memori degli studi della lingua tedesca ai tempi delle scuole superiori. Tornati giù avevamo quasi voglia di dirne quattro al conducente per non averci agevolato. Però, eravamo così su di giri che ci siamo limitati a deriderlo un po’ per la sua espressione corrucciata.

La Spiaggia nera e la Secret Lagoon
La spiaggia di Reynisfjara è diventata famosa presumibilmente per alcune riprese de Il Trono di Spade. I cultori del genere mi linceranno ma, senza offesa, questo arenile merita una visita a priori e non per le scene girate qui. Le colonne di basalto fanno da cornice ad un tratto caratterizzato da sabbia nera e dalle onde del mare quasi sempre in tempesta. A tal proposito vorrei ricordare di prestare attenzione, gli incidenti mortali non sono stati pochi negli ultimi anni.
Mettetevi comodi e a debita distanza dall’acqua, vi assicuro che lo spettacolo è meritevole ugualmente. Nel nostro caso anche il clima era favorevole. Giornata di sole e senza troppo vento con temperatura di circa 10°. Già questo è bastato a rendere il tutto ancor più straordinario. Siamo tornati in bus quasi accaldati e soprattutto con dei sorrisi a 32 denti degni delle migliori pubblicità televisive.
Dopo tutto questo girovagare un bel bagnetto calzava a pennello ed è qui che è tornata la mia vena di viaggiatore bastian contrario. Solitamente negli itinerari turistici islandesi è presente la Blue Lagoon, una piscina d’acqua azzurra sempre caldissima e quindi ideale per ritrovare un po’ di tepore. Nel nostro, invece, era stata inserita la Secret Lagoon che già dal nome lasciava intendere parecchie cose.
In primis, a differenza del più celebre bacino, è naturale e inoltre, essendo un po’ di fuori degli schemi classici, è più riservata, anche per via della sua collocazione. La compagnia era in prevalenza locale e si poteva godere di una discreta calma. Considerando che fuori c’erano 7° abbiamo passato tutto il tempo a disposizione immersi in questa vasca rigenerante. Una volta usciti vi sentirete rinati.

L’Aurora Boreale
Salire a queste latitudini fino ad arrivare in Islanda, significa anche andare a “caccia” dell’Aurora Boreale. Per chi viene dall’Italia è quasi un mito da relegare ai film o ai racconti dei genitori quando eravamo bambini. Qui è una realtà che si può scrutare con i propri occhi e soprattutto con il proprio cuore. Avevo passato un’estate intera a sognarla e a parlarne con i miei compagni di avventura e non solo.
Tra chi era scettico ed esclamava “non la vedremo” e chi con me ci credeva come non mai, era un qualcosa che non ci si poteva assolutamente perdere. Ovviamente bisognava sperare che si creassero le condizioni giuste e a settembre non è detto che ciò avvenga con una certa frequenza. Ed invece, come ci hanno riferito le guide, quella notte che avevamo scelto è stata l’unica di quei giorni in cui è successo.
In effetti, in seguito il tempo sarebbe peggiorato. Quindi anche dopo non sarebbe stato possibile vederla. Ricordo ancora che una volta arrivati nel “nulla cosmico” delle campagne poco distanti da Reykjavik, mentre eravamo ancora in autobus una signora esclamò “wow, the northen lights”, che non sarebbe altro che la denominazione in inglese. Scesi di colpo dal bus e non nego che in quel momento è quasi scappata una lacrimuccia.
Venivo da un periodo personale a dir poco complicato e quel bagliore verde sembrava aver messo fine a quella fase nefasta. In questo articolo ho riportato anche una foto di quegli istanti indelebili, ma posso assicurarvi senza il minimo dubbio che non rende affatto l’idea di ciò che ho ammirato dal vivo. L’ho contemplata in ogni modo e la custodirò per sempre nei meandri dei miei ricordi più intensi.

Questa è solo la mia umile esperienza in Islanda. E non importa se gli ultimi due giorni le temperature sono crollate vertiginosamente e il vento gelato ha preso il sopravvento. Certo mi sarebbe piaciuto vedere il vulcano Kirkjufell e il villaggio dei pescatori di Arnarstapi nella penisola di Snaefellsnes o anche avvistare le balene, ma l’Islanda ha il potere più unico che raro di far accontentare le persone.
D’altronde quella “luce in fondo al tunnel” l’avevo vista e per me valeva di più di qualsiasi altra cosa. Alle volte, anzi spesso, mi bastava semplicemente guardare il paesaggio da uno dei tanti autobus in cui sono salito in quei giorni. Nemmeno la fisiologica stanchezza che alle volte faceva capolino mi ha frenato. I tragitti di ritorno verso “casa” sono quelli in cui spesso e volentieri ci si addormenta quando si è in viaggio, ma stavolta non si poteva, sarebbe stato un sacrilegio.
Nella vita di ognuno di noi c’è “un prima e un dopo l’Islanda” e fidatevi, questa sensazione post viaggio vi accompagnerà praticamente per tutta la vostra esistenza. In quei giorni in cui la tristezza prenderà il sopravvento, il solo pensiero di aver visitato un luogo così stupefacente vi strapperà sicuramente un sorriso. Quando invece il sole vi sorriderà, con un po’ di sana spocchia vi vanterete esclamando “io sono stato in Islanda, voi no”. Se anche voi volete provare questa ebrezza, non rimandate ancora. Prenotate, partite e fate incetta di quest’aria sana, che temprerà sia la vostra mente che la vostra anima.



