Lasciatevi rapire dal Sudafrica, terra senza confini e al tempo stesso ricca di storia e natura grazie al nostro dettagliato racconto

Rieccoci cari amici ed amiche Bisbetici, pensavate che la nostra sezione Travel fosse andata in vacanza? Niente affatto. Anzi, è pronta a far nuovamente capolino con una nuova avventura.
Stavolta vi portiamo quasi ai confini del mondo (e non solo per modo di dire). Viaggeremo anche nel tempo, visto che questa avventura risale al 2022, quando uno dei sogni del bambino viaggiatore che è dentro di me si è realizzato, superando di gran lunga l’immaginazione e, perché no, anche la realtà.
La meta in questione è il Sudafrica. Chi mi conosce meglio ricorderà i miei sermoni su questa entusiasmante terra, durati all’incirca quattro anni. Ebbene sì, ho passato tutto questo tempo ad immaginarla e a scoprirla da lontano, scrutando la sua storia e quella del suo simbolo per antonomasia: Nelson Mandela.
Viaggiare a queste latitudini significa anche conoscere le gesta di uomo che ha combattuto per la sua terra e per un ideale di uguaglianza tramandato poi ai posteri. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti necessari per raccontare un’esperienza al di fuori del comune, un mix perfetto di intense emozioni.
La Table Mountain e il Victoria & Alfred Waterfront
Per ragioni di tempo e denaro abbiamo (come al solito, anche questo viaggio l’ho fatto insieme alla mia dolce metà) dovuto fare una cernita. Con otto giorni a disposizione – di cui due quasi interamente spesi per colmare l’enorme distanza – ci siamo focalizzati sull’area di Città del Capo, la Mother City (perché è il più antico insediamento europeo del paese).
Si tratta della Capitale legislativa (quella amministrativa è Pretoria, mentre quella giudiziaria Bloemfontein), nonché di uno dei luoghi in cui si è consumato ed è terminato l’Apartheid, che in qualche tratteremo di riflesso nel corso di questa narrazione.
Città del Capo però è anche tanto altro. Ormai è una località cosmopolita, dinamica e ricca di divertimento. Il turismo è sempre più in espansione, ma è innegabile che ci siano ancora delle criticità dettate dalle divergenze sociali.
Tra le bellezze di maggior rilievo c’è senz’altro la Table Mountain, che giganteggia sulla città con i suoi oltre 1000 metri di altezza. Nel 2011 è stata inserita tra le Nuove 7 Meraviglie Naturali del Mondo. Tra le esperienze da fare durante il soggiorno sudafricano va inserita senza dubbio una mezza giornata sulle sue sommità. Non preoccupatevi, non sono previste scalate.
Tramite una comoda funivia si sale in cima in pochi minuti. Non vi nego che me ne sono innamorato. Ogni qualvolta la vedevo, a prescindere dal punto in cui ciò accadeva, esclamavo come un bambino all’asilo: “Wow, la Table Mountain”. Morale della favola, ho acquistato un’immagine plastificata del rilievo, così da poterla vedere un po’ tutti i giorni.
Il cuore pulsante di Città del Capo è senza dubbio il Victoria & Alfred Waterfront. Il nome è frutto della dedica alla regina Vittoria e al principe Alfred, che visitarono il Capo negli anni ‘70 del XIX secolo. Quest’ultimo, poi, posò la prima pietra del bacino nel 1860. Qui ci si può lasciare andare a qualsiasi genere di attività. Dalle cene nei ristoranti – in cui il pescato fresco spicca più di ogni altra cosa – ad un po’ di sano shopping nei centri commerciali, fino alle escursioni in battello, sono molteplici le possibilità. Io però ci tengo a particolarmente a raccontarvi un’esperienza in particolare, quella a Robben Island, situata a 45 minuti di navigazione da Città del Capo.
Robben Island
Tradotta in italiano (dall’olandese) si chiama letteralmente l’isola delle foche. Il motivo è abbastanza semplice da capire. Su questo lembo di terra c’è infatti una folta popolazione di otarie. Sarebbe riduttivo, però, parlare di un luogo così importante solo in questi termini. Qui ci sono ancora le prigioni dove venivano deportate le persone di colore durante la lunga e dura fase dell’Apartheid.
In queste carceri ha passato ben 18 anni anche Nelson Mandela. Nel film “Mandela – La lunga strada verso la libertà” si possono tranquillamente riconoscere quelle celle minuscole e l’atrio della struttura, dove spesso e volentieri “Madiba” e gli altri prigionieri venivano lasciati al freddo e sotto la pioggia. Vedere dal vivo tutto ciò chiaramente fa scattare diverse riflessioni. Se da un lato si pensa quanto possa essere stato brutale il trattamento a cui hanno dovuto sottostare molte persone solo per il colore della propria pelle, dall’altro scatta quel pizzico di adrenalina. E per quale motivo, vi starete chiedendo?
In realtà è più semplice di quel che si possa credere: stavo calcando lo stesso suolo di colui che ormai da qualche anno era diventato uno dei miei idoli più grandi. Un uomo che ha passato 27 anni in prigione, lottando per la libertà del proprio popolo, è un esempio più unico che raro, che non può mai essere dimenticato.
E, grazie a lui, oggi il Sudafrica è una terra in cui le diversità possono coesistere. La cosa che mi fa rabbia è che pochi politici (anzi quasi nessuno) hanno preso spunto. Avrebbero dovuto farlo, invece. Tornando a Robben Island, in seguito alla chiusura delle carceri nel 1996, di fatto è diventato uno dei simboli della fine di un’era terribile, che si spera non si ripeterà mai più.

Il Capo di Buona Speranza e la Boulders Beach
Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di questo importante punto. Probabilmente, è una di quelle nozioni di storia che si ricordano a prescindere. Il primo ad oltrepassarlo fu Bartolomeo Diaz nel 1847, e dieci anni più tardi lo attraversò anche Vasco da Gama. Ai tempi, circumnavigare l’Africa era l’unico modo per raggiungere le tanto desiderate Indie. Passare da qui significa quindi immergersi nel passato, ma anche in una natura incontaminata e ricca di fauna.
Il verde domina sovrano e sull’estremità più alta (Cape Point) si può ammirare un panorama che toglierebbe il fiato pure alle persone più insensibili del mondo. Antilopi, struzzi e scimmie sono solo alcuni degli animali che si possono incontrare da queste parti. Siamo esattamente nel punto più a sud-ovest dell’Africa, ma tra un po’ faremo di meglio.
Il pezzo forte è con tutta probabilità la Boulders Beach, la spiaggia dei pinguini. Può sembrare strano, ma esiste una particolare specie che si è adattata al clima di questa terra e adesso la popola con estrema simpatia. Una volta giunti sul posto, e dopo aver pagato un biglietto di ingresso, si possono ammirare a debita distanza (è un’area protetta, com’è giusto che sia) mentre camminano in modo buffo e si lasciano andare a lunghe nuotate e a qualche azzuffata di troppo. Impossibile non sorridere, nel vederli così spensierati nel loro habitat naturale. Piccola nota a margine: la spiaggia in cui vivono è pazzesca. Potete vederlo tranquillamente voi nella seguente foto.

Il Safari e l’incontro tra i due oceani
Sudafrica significa anche Safari, ovvero una soluzione di viaggio adatta anche ai bambini. Per dovere di cronaca, non posso non dirvi che quello decretato un po’ da tutti come il migliore in assoluto è quello al Kruger Park. Peccato che si trovi nei pressi di Johannesburg, dall’altra parte del paese.
Noi ci siamo “accontentati” di quello al Garden Route Game Lodge, a circa 4 ore da Città del Capo. Qui abbiamo avuto la fortuna di vedere tutti i Big Five in tutta la loro maestosità. Questo epiteto è stato coniato per definire i cinque grandi animali della savana, ovvero il leone, l’elefante, il rinoceronte, il bufalo e il leopardo.
Vi dirò di più. Ad avvistare uno splendido esemplare di leopardo femmina sono stato proprio io. In seguito alla mia segnalazione, la Ranger che guidava la Jeep ci ha poi spiegato il vissuto di una creatura tanto leggiadra quanto misteriosa.
L’esperienza più incredibile di questa tappa è sicuramente quella di passare la notte in un lodge. In queste piccole casette immerse nella natura si può ripristinare il proprio benessere interiore, e soprattutto passare una notte di assoluta serenità. Penso di non aver mai dormito così profondamente come quella volta.

Prima di giungere lì ci siamo fermati in un altro punto d’interesse più unico che raro. Ricordate quando vi ho detto che avremmo fatto di meglio rispetto al Capo di Buona Speranza? Ecco qui. Lungi da me fare dei paragoni in termini di bellezza, il discorso è puramente geografico. Il Capo de Agulhas è il punto più a sud di tutta l’Africa e segna l’incontro idealistico tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico.
In effetti, mentre si cammina alla ricerca della targa che indica questo mescolarsi delle acque si ha proprio la sensazione di essere all’estremità della terra. Prati verdi e mare all’orizzonte, e poi più nulla. O meglio, a tante ma tante miglia di distanza ci sarebbe l’Antartide. Vi confido che mi son ripromesso di visitarla, un giorno. Chissà se ci riuscirò. Mai dire mai nella vita, in particolar modo in quella di un viaggiatore. Non esistono mete precluse a priori.

Le township e la gente del Sudafrica
Per vivere a pieno il Sudafrica si deve necessariamente passare dalle township. Qui le persone di colore hanno vissuto l’emarginazione degli anni dell’Apartheid. Nonostante siano passati molti anni questi agglomerati urbani sono ancora lì a ricordare che sebbene le discriminazioni siano finite, le differenze economiche sono ancora evidenti.
A Langa, la township più celebre di Cape Town, la maggior parte delle case sono composte da lamiere; quelle in mattoni sono minuscole e con pochissimi servizi primari. Quando ci hanno detto che in una stanza con appena tre letti, posti uno attaccato all’altro, ci dormivano più o meno dieci persone, siamo rimasti basiti. Una vera e propria ingiustizia, ma per certi versi poco importa.
La gente e soprattutto i bambini da queste parti sorridono e sono felici. Ci hanno dato una lezione di umanità di cui farò gelosamente tesoro: non importa ciò che hai, l’importante è che quel poco che hai lo condividi con le persone giuste. Potrei sintetizzare così ciò che ho visto nel camminare tra le strade di Langa. A quella gente bastava stare insieme, noi invece ci stiamo avviando sempre più verso una dimensione individualistica e priva di umanità. Ci tengo particolarmente a menzionare i bambini, che spesso e volentieri correvano ad abbracciarci. Grazie di cuore, piccoli, ci avete scaldato l’anima.
Si potrebbe dire tanto e tanto altro del Sudafrica, ma vi dico la verità nella maniera più onesta possibile. Alcune cose non si possono descrivere, si vivono e basta. E a chi giustamente afferma che ormai è piuttosto “europeizzato” e che ha poco di africano rispondo che, da un lato, ciò sicuramente corrisponde al vero. Dall’altro, però, quello che c’è qui non c’è da nessun’altra parte dell’intero pianeta.

Anche stavolta siamo giunti alla fine del viaggio, e senza troppi fronzoli vi posso “spoilerare” che è stato il più bello della mia vita. Per una volta, tutto è andato come doveva andare, se non meglio di quel che credevo. Fin dall’arrivo ho avuto la sensazione di sentirmi completamente a mio agio, nonostante l’abnorme distanza da casa. Dall’arrivo all’aeroporto, fino a quando sono risalito sull’aereo di ritorno, ho vissuto quel senso di magia che solo certe destinazioni sanno offrire.
Tutto si è intersecato nel migliore dei modi e in alcuni momenti mi chiedevo in maniera razionalmente lecita: ma è tutto vero ciò che sto vivendo? A fatica, mi rispondevo che era così, ma di fatto stentavo a crederci. L’unico vero problema è stato gestire lo stato d’animo del ritorno.
Avete presente quando aspettate qualcosa per tanto tempo e dopo averla vissuta vi sentite come se tutto fosse finito e non riuscite più a trovare stimoli? Tradotta in altri termini ho pensato che nessun altro viaggio mi avrebbe potuto dare così tanto. Per fortuna dopo qualche tempo l’ho superata. Adesso che sono passati circa tre anni e mezzo porto dentro di me solo il dolce ricordo di un qualcosa di unico e indelebile. Se siete dei viaggiatori accaniti, non potete non andare in Sudafrica, sarebbe un po’ come non aver mai viaggiato veramente.
Cari Bisbetici, coronate anche voi questo sogno. D’altronde in una delle sue più celebri citazioni Mandela affermava che “un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”.



