L’osteopata pediatrico dà importanti consigli alle famiglie su come affrontare le prime difficoltà.

Nei primi mesi di vita di un bambino le domande dei genitori sono infinite. Perché rigurgita così spesso? Perché gira sempre la testa dallo stesso lato? È normale che non faccia tummy time? E quella testolina un po’ piatta, bisogna preoccuparsi? Non sempre le risposte arrivano subito. I pediatri sono spesso sommersi di visite e dubbi quotidiani, mentre i genitori di oggi — complici anche social e informazione online — sono molto più attenti e consapevoli rispetto a qualche anno fa. È anche per questo che sempre più famiglie bussano alla porta degli osteopati pediatrici. Non solo quando c’è un problema, ma anche per capire se tutto sta andando nella direzione giusta.
Abbiamo parlato con Simone Chioccoloni, osteopata pediatrico, per capire cosa succede davvero nei primi mesi di vita dei bambini: dalle deformazioni della testa al reflusso, dalle tappe motorie alle piccole abitudini quotidiane che possono fare una grande differenza. Perché, come ci ha detto durante la nostra conversazione, quando tratti un neonato non stai lavorando solo con un bambino: stai lavorando con un’intera famiglia. Il percorso di Simone Chioccoloni verso l’osteopatia pediatrica non è stato lineare. Anzi, è nato quasi per caso — o forse, come spesso accade, da una serie di coincidenze che poi rivelano una direzione precisa.
«Ho iniziato con l’università di Scienze Motorie a Perugia», racconta. «Era una laurea triennale, ma devo dire che la formazione non mi aveva convinto del tutto. Sentivo il bisogno di cercare qualcosa di diverso». In quel periodo Simone si trova davanti a un bivio: tentare il test per fisioterapia oppure iscriversi a una scuola di massofisioterapia. Poi succede qualcosa che cambia il corso degli eventi: si rompe il crociato mentre gioca a calcio. «Durante la riabilitazione vengo seguito da un osteopata. Parlando con lui mi si apre un mondo: mi dice che, se mi interessava la terapia manuale, avrei potuto avvicinarmi all’osteopatia. All’epoca — parliamo di circa dieci anni fa — in Italia stava iniziando a diffondersi molto di più».
L’osteopata gli consiglia tre scuole tra le più rinomate: a Roma, Milano e Pescara. Simone va a visitare quella di Pescara e lì scatta qualcosa. «Mi sono innamorato del posto e della scuola. Era relativamente vicino casa, con costi di alloggio sostenibili — cosa non secondaria visto che parliamo di una formazione privata di sei anni. Così ho deciso di iniziare il mio percorso lì».
Gli studi universitari
Nel frattempo riprende anche gli studi universitari e completa la specialistica in attività motoria preventiva e adattata. Dopo la laurea inizia a lavorare in un centro a Perugia come personal trainer e chinesiologo. «Sono entrato nel 2020. Con il tempo sono diventato socio e presidente della società sportiva della palestra». La svolta verso la pediatria arriva qualche anno più tardi. «Circa due anni dopo aver terminato la scuola di osteopatia ho frequentato il primo corso che mi ha avvicinato al mondo dei bambini: un corso sul neurosviluppo da zero a tre anni con il dottor Castagnini, metodo FSC. È stato fondamentale per migliorare la valutazione del neonato e capire le tappe dello sviluppo motorio».
Da lì nasce una passione. «Lavorando con i bambini me ne sono innamorato. Con i primi piccoli pazienti sono arrivati anche i primi feedback positivi e ho capito che quella era la strada che volevo seguire». Oggi la sua formazione continua con corsi e master specifici: tra questi il postgraduate con Guido Viola, osteopata e neuropsicomotricista che lavora esclusivamente con bambini, e altri percorsi avanzati di osteopatia pediatrica.
Perché oggi si parla sempre di più di osteopatia pediatrica
Negli ultimi anni l’osteopatia per neonati e bambini è diventata un tema sempre più presente. «Secondo me», spiega Chioccoloni, «manca ancora una figura che faccia davvero da ponte tra pediatra e genitori. I pediatri sono spesso sovraccarichi di lavoro e non riescono sempre a rispondere a tutte le domande delle famiglie». Domande che, racconta, sono moltissime. «I genitori arrivano pieni di dubbi: sul sonno, sulle posizioni, sulle tappe motorie, sui piccoli disturbi quotidiani. Una figura che lavori sul bambino e collabori con altri professionisti — consulenti dell’allattamento, logopedisti, ortopedici, otorini — può fare davvero la differenza».
Un cambiamento importante è arrivato anche dalla comunicazione online. «I social hanno avuto un ruolo enorme. Oggi i genitori arrivano molto più informati e consapevoli. Questo significa che spesso non aspettano che il problema diventi serio, ma chiedono un controllo preventivo».
Ed è proprio la prevenzione uno degli aspetti più interessanti del lavoro con i bambini. «Lavorare con i neonati significa intervenire soprattutto sulle abitudini quotidiane. L’impatto che hanno i genitori nella gestione della giornata del bambino è enorme. Con piccole attenzioni si possono prevenire tante problematiche».
I disturbi più comuni nei primi mesi
Nel suo studio arrivano soprattutto bambini tra zero e dodici mesi.
Le principali cause di consulto sono:
• difficoltà nel raggiungere alcune tappe motorie
• asimmetrie nei movimenti (ad esempio nel gattonamento)
• difficoltà nel rotolamento o nel tummy time
• disturbi gastrointestinali come reflusso, coliche o stitichezza
• plagiocefalie e altre deformazioni craniche posizionali
«Le plagiocefalie — cioè le testoline appiattite — sono molto più frequenti oggi», spiega. «Questo perché giustamente i bambini dormono a pancia in su per sicurezza. Però durante il giorno bisognerebbe dedicare più tempo alla posizione prona, al famoso tummy time».
Il tummy time, cioè il tempo trascorso a pancia in giù quando il bambino è sveglio, è fondamentale per lo sviluppo motorio e per prevenire alcune deformazioni della testa. «Molte volte basta educare i genitori su come e quando proporlo».
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Il tema del reflusso e dei rigurgiti
Un altro motivo frequente di consulto riguarda il reflusso. «Spesso si tende ad attribuire tutto al reflusso e a trattarlo semplicemente con uno sciroppo. In realtà è importante capire la causa». Un errore comune riguarda la posizione del bambino. «Molti pensano che alzare la testa con un cuscino aiuti. In realtà non è consigliato: fino ai due anni i cuscini non dovrebbero essere utilizzati». Secondo Chioccoloni il bambino dovrebbe restare il più possibile su un piano orizzontale. «L’inclinazione massima consigliata è di circa dieci gradi. Inclinazioni maggiori possono creare altri problemi, perché il bambino scivola verso il basso e il corpo subisce la forza di gravità».
Anche il tummy time può essere utile, nonostante il timore dei rigurgiti. «È una posizione che aiuta ad allungare le strutture anteriori del corpo — collo, torace e addome — che spesso tendono ad accorciarsi quando ci sono stati infiammazioni o tensioni».
La rivoluzione dei social nella salute dei bambini
Secondo Chioccoloni uno dei cambiamenti più grandi degli ultimi anni riguarda la consapevolezza dei genitori. «Prima arrivavano in studio quando il problema era già importante. Oggi spesso arrivano per un controllo». Una trasformazione legata anche alla divulgazione online. «Ci sono professionisti che hanno fatto un lavoro enorme di informazione. Penso, ad esempio, a Davide Michienzi — uno dei pionieri nella divulgazione dell’osteopatia pediatrica. Ha contribuito tantissimo a far conoscere questo mondo». Alla fine della conversazione, Chioccoloni torna sul senso più profondo del suo lavoro. «Fare l’osteopata pediatrico è un privilegio. Hai la responsabilità di prenderti cura di pazienti piccolissimi, ma anche di accompagnare i genitori».
Perché quando nasce un bambino, nascono anche due genitori. «Se un bambino ha due mesi, significa che anche i genitori sono genitori da due mesi. Quando migliori la qualità della giornata del bambino, inevitabilmente migliori anche quella della famiglia». Il suo obiettivo, dice, è semplice. «Continuare a formarmi e cercare di far stare meglio, ogni giorno, quei piccoli pazienti che entrano nel mio studio». Nei primi mesi di vita un bambino cambia ogni giorno. E insieme a lui cambiano anche i suoi genitori, che spesso imparano a decifrare segnali minuscoli: un pianto diverso, una posizione che preferisce, un movimento che ancora non arriva.
È in questo spazio fatto di dubbi, osservazione e piccoli aggiustamenti quotidiani che si inserisce anche il lavoro dell’osteopatia pediatrica: non come soluzione miracolosa, ma come uno strumento in più per capire meglio cosa sta succedendo nel corpo dei più piccoli. «Quando arriva un neonato in studio», racconta Simone Chioccoloni, «arrivano sempre anche due genitori appena nati». E forse è proprio da qui che bisogna partire: ricordarsi che prendersi cura di un bambino significa, inevitabilmente, prendersi cura anche di tutto ciò che gli sta intorno.



