Racconto di viaggio in una terra che per molti italiani è ancora abbastanza sconosciuta e lontana

Dove andiamo quest’anno? Ma non saprei, magari potremmo riprendere quell’idea dell’Oman che avevamo accantonato lo scorso anno. È iniziato così il viaggio con la mia compagna nella terra del compianto sultano Qaboos. Un paio di click, e il gioco era fatto. Avevamo tra le mani dei biglietti aerei per volare da Roma verso la ridente capitale Muscat e una prenotazione in un hotel a 4 stelle rivelatosi poi la ciliegina sulla torta di un viaggio esotico… e, per certi versi, senza tempo.
Eh si care Bisbetiche, nonostante oltre il 50% delle persone a cui abbiamo riferito “Quest’anno andiamo in Oman” ci abbia risposto: “Ma dove si trova?”, oppure: “Come mai questa meta?”, manco stessimo andando ad Alcatraz, sappiate che questo Paese vi rapirà cuore e anima in un colpo solo. L’Oman è quel posto che non ti aspetti, immerso nell’emisfero mediorientale, e che probabilmente in pochi conoscono a fondo. Solo chi ha avuto la fortuna di visitarlo può capire realmente di cosa sto parlando in termini pratici.
E concedetemi un attimo di rammarico per la situazione del Medioriente che sta penalizzando oltremodo uno dei paesi più pacifici al mondo. In questa fase purtroppo viaggiare verso l’Oman può essere rischioso, nonostante al suo interno non ci siano segni di tutto il trambusto che si è abbattuto sulle terre del Golfo Persico. Credetemi, è tremendamente ingiusto. Fatte queste doverose premesse, è tempo di mettere lo zaino in spalla e di immergervi insieme a noi in questo viaggio virtuale alla scoperta di questa terra, ancora in parte inesplorata.
La partenza
Grazie ai voli diretti della compagnia Oman Air, in meno di 7 ore si arriva a Muscat. Gli scali italiani collegati con la principale città omanita sono quelli di Roma Fiumicino e di Milano Malpensa. Noi, per ovvie ragioni logistiche abbiamo optato per l’aeroporto capitolino, e alle prime ore di un’alba di metà ottobre siamo stati accolti dall’aridità e dallo sfarzo tipici di queste latitudini.
Probabilmente è questo l’unico piccolo contro di questa esperienza. Anche gli amanti più accaniti del caldo potrebbero sopportare a fatica gli oltre 35 gradi che arroventano le ore diurne. Di notte, la situazione non migliora più di tanto, ed è già un miracolo che si scenda al di sotto dei 30 gradi. Per le persone del posto, però, è normale amministrazione, visto che in estate si sfiora la soglia dei 50 gradi.
Muscat e il Sultano Qaboos
E per quale motivo ci si dovrebbe sobbarcare un viaggio così lungo, per poi rischiare di passarlo interamente a boccheggiare? In primis, per la sua straordinaria natura. Qui, l’uomo ha deciso di preservare quanto gli è stato donato, senza depauperarlo in nome del dio denaro. Ok agli affari, ma guai a guastare l’equilibrio paesaggistico. Prima, però, è doveroso scrutare Muscat, una città talmente atipica e particolare che non ha nemmeno un vero e proprio centro. I lunghi stradoni – da percorrere rigorosamente in automobile (unico vero mezzo per potersi spostare in tutto il Paese) – portano da un agglomerato all’altro della “big city omanita”. Non esiste una piazza principale o una via dello shopping. Qui non funziona così.
Per assaporare l’essenza del posto bisogna immergersi nei Souq, dove gli odori delle spezie, dell’incenso e dei profumi arabi regnano sovrani. Manufatti tipici e soprattutto monili d’argento sono tra le altre peculiarità di questi negozietti, dove i commercianti provano ad adescare i passanti, senza però risultare troppo invadenti. Basta un semplice “no thanks” per evitare affari indesiderati. A Muscat, il luogo più noto è il mercato di Mutrah. Nei paraggi c’è anche il mercato del pesce, d’altronde siamo nei pressi del porto, dove peraltro spicca anche il mega yatch del Sultano.
A proposito del “King”. Chiunque mette piede in Oman non può non notare la venerazione del popolo nei confronti del Sultano Qaboos bin Said al Said, che ha governato dal 1970 al 2020. Mezzo secolo in cui, a detta dei locali, ha permesso al Paese di risplendere dopo gli anni bui prima della sua ascesa al trono. E il paradosso più grande è che il suo predecessore era il padre Saʿīd bin Taymūr, fatto fuori con un colpo di Stato. Se questo non è amore verso la propria Patria, provate voi a dargli una connotazione.
Il resto è storia recente e ancora tangibile, visto che oggi l’Oman è un Paese ricco, in cui i servizi sono all’avanguardia e dove le persone, nonostante la monarchia assoluta, sono più felici di chi teoricamente vive in democrazia. L’opera più importante che il sovrano ha lasciato agli omaniti è la Grande Moschea del Sultano Qaboos, ultimata nel 2001. Un capolavoro di sfarzo e raffinatezza, con tappeti lunghissimi e lampadari da mille e una notte. Anche coloro che non professano la religione musulmana possono visitarla, rispettando però alcune regole. In particolar modo, le donne devono coprirsi totalmente, ad eccezione del viso. Può sembrare un po’ “too much”, come direbbero i Millenials, ma non temete Comari, non tutto è come sembra… e più avanti capirete il perché.
Per completare adeguatamente il tour di Muscat è bene mettere nella propria to-do list anche il Forte di Mutrah e il Forte Al-Mirani. Trattasi di due costruzioni che spiccano sulla città, e che in passato erano utilizzate per scopi militari. La prima in particolar modo rievoca il periodo della dominazione portoghese, protrattasi per oltre un secolo a cavallo tra il 1500 e il 1600. Prima di lasciare definitivamente la città, o comunque di ritornarci solo come base notturna, è tassativa una tappa all’esterno del palazzo Al Alam, dove risiede l’attuale Sultano Haytham bin Tariq Al Sa’id, successore nonché cugino di Qaboos.

Le perle dell’Oman
La parte più emozionante – e che, quando ripenso a questo viaggio, mi fa scendere un po’ la lacrimuccia – è quella relativa alle bellezze che offre il Paese situato all’estremità del Medioriente. Chi va in Oman non può non passare per i tanti Wadi presenti da nord a sud. Questa parola, in arabo indica una valle, o più precisamente il letto di un fiume che, visto il clima del territorio, può rimanere a secco per buona parte dell’anno.
Non è il caso del Wadi Shab, che più di ogni altro esemplifica al meglio questo concetto. Situato tra Muscat e Sur (altra città meritevole di visita) è una sorta di paradiso in terra, dove la natura si fonde con l’avventura. Una volta giunti sul posto, una piccola imbarcazione vi condurrà all’inizio del sentiero da percorrere in buona parte a piedi. Rocce e palmeti dominano uno scenario quasi surreale e, dopo circa 30-35 minuti di cammino, si giunge nella parte finale del letto del fiume, che però segna l’inizio di un nuovo percorso. Stavolta, bisogna sfoggiare le proprie capacità natatorie per giungere in una cava in cui i turisti si lasciano andare a tuffi (ne ho fatto uno anch’io, con risultati a dir poco imbarazzanti) e foto ricordo. Alla fine della giornata, nonostante un po’ di stanchezza, vi sentirete di gran lunga più felici e carici di adrenalina.
Cambiando radicalmente focus, l’Oman con tutta probabilità rievoca alla mente dei viaggiatori le lunghe distese desertiche tipiche del mondo arabo. Un’aspettativa che non può essere in alcun modo smentita. Basta solo scegliere il deserto più vicino alla propria area di soggiorno. Noi abbiamo scelto il Wahiba Sands, che ci ha lasciato una sensazione di serenità che a parole non si riesce a descrivere in modo esaustivo. In effetti, qui la logica lascia spazio all’asimmetria delle dune e alla vastità del nulla che c’è intorno. Non dimenticatevi di portar via un po’ di sabbia: oltre ad essere un bel souvenir a costo zero per gli amici e i parenti, può trasformarsi anche in una sorta di clessidra in cui il tempo sembra non esaurirsi mai.
Le meraviglie dell’Oman, però, non si possono spiegare in 1000-2000 battute di un articolo, sarebbe riduttivo e anche profondamente ingiusto. Se decidete di concentrarvi sull’area di Muscat avete una sorta di obbligo morale: quello di includere nel vostro itinerario anche Nizwa, ovvero l’ex Capitale, la spiaggia di Ras Al Jinz, famosa per la nidificazione delle tartarughe, e la spiaggia di Fins con le sue acque turchesi. A proposito, anche lì le tartarughe ci hanno fatto compagnia. Non perdetevi lo Jebel Shams, ribattezzato anche con l’appellativo di Grand Canyon d’Arabia, che secondo recenti stime è il secondo più profondo al mondo dopo quello dell’Arizona. Qui si può scrutare il punto più alto dell’Oman, situato ad oltre 3000 metri. Qui non fa freddo neppure ad ottobre. Nelle ore diurne, al massimo, si va poco al di sotto dei 25 gradi. Chi ha un’attrezzatura fotografica all’avanguardia la porti con sé, perché con dei dispositivi normali sarà difficile dimostrare ai posteri quanto possa essere sbalorditivo questo posto.

La gente, il cibo e una cultura araba fuori dagli schemi
L’eredità più grande che ci ha lasciato l’Oman è stata un’altra, ovvero quella sensazione di serenità che ormai non è più figlia della società occidentale. In Oriente – o, quanto meno, sul suolo omanita – viene ancora preservata gelosamente. Sì, perché al contrario di quello che vi propinano i media tradizionali sul mondo arabo, gli abitanti di questa terra baciata dal sole hanno un approccio alla vita completamente differente. L’educazione, la gentilezza e il rispetto verso il prossimo sono dei capisaldi che nessuno osa infrangere. Si lavora e si prega tanto, così come prevede la cultura musulmana, e proprio per questo ci si gode a maggior ragione i momenti liberi con i propri affetti più cari. Qui, nessuno inveisce nei confronti degli altri, e aiutare qualcuno è un piacere, e non un favore da rinfacciare. Alla guida è inusuale sentire le strombazzate di clacson tipiche delle città italiane. Gesti del genere si fanno solo in casi gravi.
Se si sta insieme si condivide, e non importa da quale parte del mondo provieni, ogni tassista e ogni guida ti tratta come se ti conoscesse già da tempo. E guai a rifiutare dei datteri, un tè o un caffè omanita (al cui interno ci sono cardamomo e acqua di rose) quando ti viene offerto, così come quando si è tavola non si può non assaggiare uno Shuwa (agnello marinato e cucinato lentamente solitamente in un forno sotterraneo) o un Maqbous (riso allo zafferano accompagnato da carni speziate). Per loro non è affatto educato, anche se soprassiedono con il loro aplomb pacato e privo di eccessi. Noi porteremo sempre nel cuore l’amico Khalid, che ci ha condotto per due giorni alla scoperta della sua terra con gioia ed entusiasmo. Ci siamo confidati, abbiamo condiviso le nostre differenze nel pieno rispetto reciproco, e oggi sui suoi profili social ha come immagini di copertina delle foto scattate con noi. Ah, dimenticavo: molti uomini hanno una sola moglie; le donne lavorano e fanno parte più che mai dello sviluppo del Paese, ma guai a dirlo ad alta voce dalle nostre parti, qualche saccente retrogrado potrebbe provare a contraddirci senza cognizione di causa.

Questa, però, è solo la mia umile esperienza. L’Oman ha anche tanto altro da offrire, a partire dalla zona di Salalah, con le sue spiagge incontaminate, fino agli innumerevoli deserti e rilievi montuosi presenti su tutto il territorio, senza dimenticare le incantevoli e inabitate isole Daymaniyat (uno snorkeling da queste parti non ha prezzo). Non basterebbero 15 giorni per fare il pieno di tutto questo splendore, ma come in ogni viaggio sfruttate il tempo a disposizione al massimo e fate incetta di meraviglia, stupore e cordialità. In questa piccola area del mondo certe sensazioni sono ancora autentiche, ed in grado di riaccendere i vostri sogni più reconditi. Al contempo, come in ogni angolo del nostro pianeta, anche in Oman il processo di globalizzazione avanza. Sono innumerevoli i cantieri aperti, e tutti riconducibili a costruzioni di mega resort di lusso. Per questo, chi come me ha la necessità di scoprire posti autentici e ancora non “inquinati” dall’egoismo umano deve assolutamente sbrigarsi a prendere quell’aereo in direzione Muscat, per poter cogliere ancora questa magia.
Grazie per aver viaggiato con me Bisbetiche. Ci vediamo al prossimo gate per decollare insieme verso una nuova meta con l’auspicio che ben presto andare in Oman sia meno “preoccupante” rispetto ad oggi.



